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Acquisto auto invalidi: come ottenere il rimborso del prezzo dall’Agenzia Entrate

31 agosto 2017


Acquisto auto invalidi: come ottenere il rimborso del prezzo dall’Agenzia Entrate

> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 agosto 2017



Dal 2011 sono stato riconosciuto invalido 100% con handicap comma 1 art. 3 L.104. Nel luglio 2016 a causa di nuove patologie invalidanti la gamba, presento domanda di aggravamento handicap per limitata capacità di deambulazione, allo scopo di poter usufruire dei benefici per acquisto auto con cambio automatico non potendo più utilizzare la frizione della mia auto. Nel novembre 2016 la commissione medica certifica handicap con lo stesso articolo. Faccio ricorso e intanto acquisto l’auto con il cambio automatico, senza agevolazioni.  In caso di vittoria del ricorso,  il riconoscimento allo stato di handicap grave decorre dal giorno in cui ho fatto la domanda? Se è così posso richiedere all’Agenzia delle Entrate lo storno dell’iva eccedente pagata ed gli altri benefici non usufruiti per l’acquisto ormai fatto della nuova auto?

Prima di rispondere occorre fare qualche cenno circa il funzionamento (la procedura) del procedimento giudiziario che va ad instaurarsi impugnando le conclusioni delle commissione medica.

La procedura giudiziaria si avvia presentando specifico ricorso al tribunale con il quale, in buona sostanza, il lettore intende far rilevare al giudice che gli esiti cui la commissione medica è giunta non sono condivisibili avendo, purtroppo, la sua patologia avuto dei sensibili peggioramenti, in considerazione dei quali avrebbe avuto diritto al riconoscimento dell’handicap grave, con tutti i connessi “benefici”.

Cosa e soprattutto come deciderà il giudice? O, per essere più precisi, sulla scorta di quali elementi il giudice emetterà la sua decisione?

Da questo angolo visuale non è difficile comprendere che il giudice, così come l’avvocato che l’assisterà nella procedura di ricorso, non ha le competenze mediche necessarie a dipanare, autonomamente (cioè da solo) la questione posta alla sua attenzione. Cosa si fa allora in questi casi?

Per potere disporre dei necessari elementi per la valutazione in concreto (mi riferisco a dati di tipo medico-sanitario) il giudice nominerà, da un elenco in suo possesso (presso ogni tribunale vi sono degli elenchi di consulenti tecnici la cui funzione è appunto quella di assistere e coaudiuvare il giudice nelle materie e nelle questioni che richiedono specifiche competenze tecniche di tipo non direttamente giuridico) il quale riceverà l’incarico di valutare le condizioni mediche del lettore, anche in riferimento alla data (o meglio al periodo) in cui sono, eventualmente, insorte le complicanze che gli avrebbero dato diritto all’ottenimento della “prestazione” richiesta.

In buona sostanza, il giudice chiederà al medico legale incaricato, di valutare non solo il complessivo suo stato di salute al fine di verificare la correttezza o meno dell’accertamento medico della commissione e, nel caso in cui, si dovesse giungere alla conclusione di non condividere gli esiti di quell’accertamento, chiederà al consulente anche di individuare un momento, un periodo (chiaramente individuare il giorno specifico è pressocchè impossibile) a partire dal quale il lettore avrebbe avuto diritto al riconoscimento della sussistenza dell’handicap grave.

Saranno, in altri termini, determinanti al fine del riconoscimento sia dello status di handicap grave, sia dell’individuazione del periodo a partire dal quale lo stesso avrebbe dovuto essere riconosciuto al lettore, le conclusioni cui giungerà il consulente medico all’uopo nominato dal giudice. Nulla, chiaramente, vieta che anche il lettore, autonomamente, possa indicare un suo consulente medico-legale che vada ad affiancare il consulente del giudice.

Quanto, infine, alla seconda domanda, è opinione di chi scrive che, sulla scorta della sentenza favorevole al lettore, che gli vada in sostanza a retrodatare il momento a partire dal quale avrebbe avuto diritto al riconoscimento dell’handicap grave, questi potrebbe richiedere, avendo diritto a farlo, il recupero dell’iva (a quel punto illegittimamente versata) e degli altri benefici di cui non ha usufruito a causa di una errata valutazione della commissione medica.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Antonio Ciotola

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