Diritto e Fisco | Articoli

Ente militare: si può chiedere il controllo dei precedenti penali?

31 agosto 2017


Ente militare: si può chiedere il controllo dei precedenti penali?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 agosto 2017



Lavoro per un ente militare americano. Per ampliare le mie mansioni i supervisori mi chiedono se sono disponibile a fornire un controllo dei precedenti penali ogni 10 anni. Io ed i miei colleghi siamo ben disposti, ma l’ufficio legale italiano di questo ente, senza dare riferimenti, dice che è illegale.  

L’art. 8 della Legge n. 300/70, ossia lo Statuto dei Lavoratori, stabilisce che “E’ fatto divieto al datore di lavoro, ai fini dell’assunzione, come nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonchè su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore”, questo significa che il datore di lavoro può chiedere informazioni su eventuali precedenti penali del proprio dipendente esclusivamente se ciò sia motivato dal tipo di mansioni e/o responsabilità che intende affidargli.

Inoltre, con il D.Lgs. 4 marzo 2014, n. 39, che ha recepito la direttiva europea 2011/93/UE, in vigore dal 6 aprile 2014 si è aggiunto il comma 25-bis al DRP 313/2002 prevedendo l’obbligo per i datori di lavoro di richiedere certificato penale dei lavoratori per attività a contatto con i minori.

Pertanto, sono obbligati a richiedere il certificato penale i datori di lavoro che intendono assumere personale che operi a stretto contatto con i minori. L’art. 2 del Decreto introduttivo dell’art. 25-bis è stato pensato allo scopo di recepire i principi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e verificare l’esistenza di condanne per i reati di cui agli articoli 600-bis, (prostituzione minorile) 600-ter, (pornografia minorile) 600-quater, (detenzione di materiale pornografico) 600-quinquies (iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile) c.p. e la richiesta del certificato penale mira proprio ad attestare l’inesistenza di tali condanne.

Di seguito la normativa richiesta dal lettore, che evidenzia la liceità della richiesta da parte del datore di lavoro, a patto che si tratti di informazioni strettamente collegate alla mansione lavorativa svolta.

Art. 27 D.Lgs. 196/2003 (CODICE DELLA PRIVACY) – Garanzie per i dati giudiziari: “1. Il trattamento di dati giudiziari da parte di privati o di enti pubblici economici è consentito soltanto se autorizzato da espressa disposizione di legge o provvedimento del Garante che specifichino le rilevanti finalità di interesse pubblico del trattamento, i tipi di dati trattati e di operazioni eseguibili. Si applica quanto previsto dall’articolo 21, comma 1-bis (“1-bis. Il trattamento dei dati giudiziari è altresì consentito quando è effettuato in attuazione di protocolli d’intesa per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di criminalità organizzata stipulati con il Ministero dell’interno o con i suoi uffici periferici di cui all’ articolo 15, comma 2, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 , previo parere del Garante per la protezione dei dati personali, che specificano la tipologia dei dati trattati e delle operazioni eseguibili”)”.

– Art. 2, comma 3, DPR 487/1994 (Regolamento recante norme sull’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi) – Requisiti generali: “3. Non possono accedere agli impieghi coloro che siano esclusi dall’elettorato politico attivo e coloro che siano stati destituiti o dispensati dall’impiego presso una pubblica amministrazione per persistente insufficiente rendimento, ovvero siano stati dichiarati decaduti da un impiego statale, ai sensi dell’art. 127, primo comma, lettera d) del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3 “  – Art. 10 D.Lgs. 276/2003 – Divieto di indagini sulle opinioni e trattamenti discriminatori: “1. È fatto divieto alle agenzie per il lavoro e agli altri soggetti pubblici e privati autorizzati o accreditati di effettuare qualsivoglia indagine o comunque trattamento di dati ovvero di preselezione di lavoratori, anche con il loro consenso, in base alle convinzioni personali, alla affiliazione sindacale o politica, al credo religioso, al sesso, all’orientamento sessuale, allo stato matrimoniale o di famiglia o di gravidanza, alla età, all’handicap, alla razza, all’origine etnica, al colore, alla ascendenza, all’origine nazionale, al gruppo linguistico, allo stato di salute nonché ad eventuali controversie con i precedenti datori di lavoro, a meno che non si tratti di caratteristiche che incidono sulle modalità di svolgimento della attività lavorativa o che costituiscono un requisito essenziale e determinante ai fini dello svolgimento dell’attività lavorativa. È altresì fatto divieto di trattare dati personali dei lavoratori che non siano strettamente attinenti alle loro attitudini professionali e al loro inserimento lavorativo.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI