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Querela: può essere proposta da persona incapace?

22 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 settembre 2017



Soltanto nel caso in cui la persona offesa dal reato non abbia potuto proporre la querela a causa della sua infermità è necessaria la nomina di un curatore speciale

La querela è un atto attraverso il quale la persona offesa da un reato chiede che si proceda penalmente contro l’autore del reato stesso. Si tratta di un atto attraverso il quale la  “vittima” di un reato manifesta la volontà che venga punito il colpevole. Nello scegliere se proporre o meno la querela, la persona offesa dal reato è chiamata a svolgere tutta una serie di valutazioni che attengono all’opportunità o meno di innescare la macchina della giustizia nei confronti di un determinato soggetto. Cosi, ad esempio, la vittima di un abuso potrebbe non voler avviare un processo per non esser costretta a rivivere determinati momenti. La querela, infatti, è un atto personalissimo.

Ma cosa succede se la vittima di un reato non sia in grado di decidere per se stessa. Cosa accade se, a causa della propria infermità, una persona non riesca proporre una querela. La querela può essere proposta da una persona incapace? Di tanto parleremo nel presente articolo, prima però chiariamo alcuni concetti.

Reati procedibili d’ufficio e reati perseguibili a querela di parte

Normalmente lo Stato, che processualmente coincide con la figura del Pubblico Ministero, si attiva autonomamente per “ricercare” i colpevoli dei reati e punirli. Si parla, in tali casi, di reati procedibili d’ufficio. Tuttavia, esistono dei casi in cui l’esercizio dell’azione penale è subordinata all’esistenza di una querela. Si parla, in tali ipotesi, di reati perseguibili a querela di parte. In pratica, quando la legge prevede che un determinato reato possa essere perseguito solo se c’è la querela della persona offesa, stabilisce che è presente, per la punibilità di quel reato, una sorta di “ostacolo procedurale” dalla cui rimozione – dipendente dalla volontà del querelante – deriva la perseguibilità penale di quel reato e, quindi, la punizione del colpevole. Tecnicamente, infatti, la querela è definita una condizione di procedibilità per l’esercizio dell’azione penale. In altri termini, ove si è vittima di reati cosiddetti “procedibili a querela” è necessario, oltre che denunciarli, richiedere espressamente che l’autore sia punito: non è raro nella prassi giudiziaria che ciò non avvenga, con la conseguenza che l’azione penale non potrà essere intrapresa o addirittura che l’intero processo, ove sia per sbaglio stato iniziato, termini con un nulla di fatto solo per tale difetto procedurale.

Un esempio potrà aiutarci a comprendere meglio. Poniamo il caso che Tizio sia stato truffato da Caio. Se Tizio intende far processare e condannare Caio per la truffa perpetrata ai suoi danni, dovrà sporgere una formale querela con la quale deve chiedere espressamente la punizione di Caio. In mancanza di tale formale richiesta, Caio non potrà essere processato e condannato pur se in realtà ha commesso il reato. Ma cosa succede se Tizio è incapace? Sol per questo Caio resterà impunito?

Scopriamolo insieme.

Querela: quando deve essere proposta dal curatore speciale

Quando la proposizione della querela spetta a determinati soggetti, il legislatore ha ritenuto opportuno prevedere uno specifico regime. Ed infatti, nel caso in cui la persona offesa dal reato sia minore degli anni quattordici, interdetta o inferma di mente la querela dovrà essere presentata da un legale rappresentante (ad esempio il genitore della vittima), da un tutore [1] o da un curatore speciale [2]. Come anticipato, infatti, per i reati  perseguibili a querela di parte, la querela rappresenta una c.d. condizione di procedibilità del reato.  Ne deriva che, in mancanza di una querela o di una querela validamente presentata, tutto il processo penale – qualora iniziato – potrebbe risultare inficiato e cadere nel nulla. Risultato: se un soggetto è stato processato sulla base di una querela non validamente presentata, questi – anche se colpevole – dovrà essere prosciolto [3].

La domanda quindi è la seguente: É valida la querela proposta personalmente da una persona incapace? È necessario che la querela sia proposta sempre e comunque dal rappresentante  della vittima (quale il genitore, il tutore o il curatore speciale), oppure la querela è valida anche in assenza  dell’intervento del curatore speciale?

É valida la querela proposta personalmente da persona inferma di mente?

Come anticipato, se la vittima del reato è inferma di mente, la querela sarà presentata dai genitori, dal tutore o dal curatore speciale.  Queste figure risultano fondamentali poiché solo dei soggetti particolarmente attenti alle esigenze dell’infermo possono concretamente stabilire se vi sia effettivamente stata una lezione dei diritti dell’incapace. Ma spetta sempre a questi soggetti stabilire se sia o meno il caso di proporre querela, oppure può provvedere personalmente anche l’infermo di mente?

Ebbene, la giurisprudenza [4] ha statuito che soltanto nel caso in cui la persona offesa dal reato non abbia potuto proporre querela a causa della sua infermità è necessaria la nomina di un curatore speciale. Quando, invece, l’interessato – anche se infermo di mente – abbia presentato querela non occorre la nomina di alcun curatore, neanche per la c.d. ratifica dell’atto.

Da quanto detto, ne deriverebbe – ai fini della validità della querela – la mera proposizione da parte della vittima, seppure inferma di mente. In particolare, è stata ritenuta valida la querela presentata da una persona inferma di mente, che aveva subito violenza carnale, sulla base del presupposto che la vittima – pur trovandosi in una condizione di inferiorità psichica – appariva comunque in grado di percepire la gravità del fatto e di volere la punizione del colpevole.

Ovviamente, tale impostazione è criticata da molti, in particolare da coloro che ritengono indispensabile – soprattutto in nei casi di abuso alla sfera sessuale – l’intervento di personale altamente specializzato.

 

 

note

[1] Art. 120 Cod. Pen.

[2] Art. 121 Cod. Pen.

[3] Ex art. 425 Cod. Proc. Pen.

[4] Cass., sent. n. 42440 del 04.11.2010.

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