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Investire un anziano: responsabilità e condanna più facile

15 agosto 2017


Investire un anziano: responsabilità e condanna più facile

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 agosto 2017



Chi mette sotto con l’auto una persona anziana sfugge difficilmente alla responsabilità penale e al reato di lesioni: l’età impedisce di pensare a manovre improvvise.

Brutte notizie per chi investe una persona anziana: l’età avanzata della vittima non consente di pensare a una manovra improvvisa e inevitabile. L’attraversamento della strada, per quanto imprudente, sconsiderato e, quindi, astrattamente imprevedibile, qualora sia posto da una persona di età avanzata, non può mai essere tanto repentino da non poter essere schivato. Sicché è più difficile sfuggire alla condanna penale. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

Chi investe una persona non può esonerarsi dalla responsabilità per il solo fatto di aver osservato i limiti di velocità o perché il danneggiato ha attraversato fuori dalle strisce, su una strada extraurbana o di notte. Tutte queste giustificazioni, infatti, non servono quando l’evento, anche se improvviso, è comunque evitabile usando la diligenza che la legge richiede – al di là del rispetto del codice della strada – da chi si mette alla guida dell’auto. Solo quando l’investimento è un fatto inevitabile per via della condotta imprevedibile della vittima l’automobilista non ne risponde né civilmente né penalmente.

Leggi sul punto i due chiarimenti:

È chiaro, dunque, che tanto più è improvviso e fulmineo il gesto del pedone, tanto meno è elevata la responsabilità del conducente. Alla luce di ciò e del fatto che da una persona attempata è più improbabile attendersi “scatti felini”, chi invece investe un anziano difficilmente scappa alla condanna.

Nel caso di specie, a salvare il conducente dall’investimento di un ottantenne non è servita neanche la circostanza che si trattasse di persona ipovedente e titolare di patente speciale. È vero che non si può pretendere, da chi ha problemi agli occhi, le stesse capacità visive di un individuo dotato di «normale vista bioculare» e quindi una normale «reazione» alla guida, di fronte a «un accadimento imprevisto e imprevedibile» per un ipovedente. Ed è anche vero che l’attraversamento di un pedone, a passo svelto, è un evento eccezionale per una persona «affetta da patologie del visus». Ma è innegabile – spiegano i giudici supremi – che l’attraversamento di una persona anziana non può avvenire con la velocità consentita ad una persona giovane. Di conseguenza, ci si trova ad un evento, concludono i giudici, «prevedibile per qualunque soggetto, normovedente o ipovedente.

note

[1] Cass. sent. n. 33736/17 dell’11.07.2017.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 30 marzo – 11 luglio 2017, n. 33736
Presidente Ciampi – Relatore Di Salvo

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

1. T.S. ricorre per cassazione avverso la sentenza in epigrafe indicata, con la quale è stata confermata la pronuncia di condanna emessa in primo grado, in ordine al reato di cui all’art. 589 cod. pen., in relazione ad un incidente stradale, con investimento di un pedone.
2. Il ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione, poiché il T.  , titolare di patente speciale, è ipovedente, in quanto cieco dall’occhio destro, e dunque non possono pretendersi da lui le stesse capacità visive di un individuo dotato di normale vista bioculare e una reazione uguale a quella di quest’ultimo, di fronte a un accadimento imprevisto e imprevedibile. Se è vero infatti che il parametro di diligenza, prudenza, perizia non deve essere affievolito in relazione all’ipovedente, è anche vero che quest’ultimo ha una percezione della realtà certamente diversa e dunque va ritenuto imprevisto e imprevedibile per lui un fatto che, se ricadesse nella sfera di azione di un soggetto non affetto da patologie del visus, potrebbe anche ritenersi prevedibile. Se così non fosse, si perderebbe il senso della distinzione tra patente ordinaria e patente speciale. Nel caso di specie, è pacifico che la condotta dell’agente, al momento del sinistro, fosse diligente, prudente e conforme alle norme del codice della strada. Ma era oggettivamente impossibile, per il ricorrente, cogliere un pericolo improvviso, come l’attraversamento di un pedone, a passo svelto, in prossimità di un attraversamento pedonale, in presenza di condizioni climatiche avverse, derivanti da un forte acquazzone, e di un elevato traffico.
3. Le doglianze formulate esulano dal novero delle censure deducibili in sede di legittimità, investendo profili di valutazione della prova e di ricostruzione del fatto riservati alla cognizione del giudice di merito, le cui determinazioni, al riguardo, sono insindacabili in cassazione ove siano sorrette da motivazione congrua, esauriente ed idonea a dar conto dell’iter logico-giuridico seguito dal giudicante e delle ragioni del decisum. Nel caso di specie, dalle cadenze motivazionali della sentenza d’appello è enucleabile una ricostruzione dei fatti precisa e circostanziata, avendo i giudici di secondo grado preso in esame tutte le deduzioni difensive ed essendo pervenuti alle loro conclusioni attraverso una disamina completa ed approfondita delle risultanze processuali, in nessun modo censurabile, sotto il profilo della razionalità, e sulla base di apprezzamenti di fatto non qualificabili in termini di contraddittorietà o di manifesta illogicità e perciò insindacabili in questa sede. Ciò si desume dalle considerazioni formulate alle pagine 4-7 della sentenza impugnata, segnatamente laddove il giudice a quo evidenzia che la vittima era una persona di 88 anni, onde l’attraversamento non può che essere avvenuto con la velocità consentita ad una persona di quella età, anche se con la celerità derivante dalla pioggia battente. Inoltre – prosegue il giudice a quo- un teste ha riferito che il pedone utilizzò, per l’attraversamento, le strisce pedonali. Ma è lo stesso ricorrente ad ammettere che l’attraversamento avvenne in prossimità delle strisce pedonali, ragion per cui si trattava di un accadimento del tutto prevedibile per qualunque soggetto, normovedente o meno che fosse. Tanto più che – sottolinea il giudice a quo- l’imputato non solo non percepì il primo affacciarsi del pedone sulla strada ma nemmeno il pressoché completo transito della persona offesa sulle strisce, per la gran parte dell’ampiezza (oltre otto metri) della carreggiata. Trattasi, come si vede, di rilievi assai puntuali. Esula d’altronde dai poteri della Corte di cassazione quello di una “rilettura” degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, la cui valutazione è, in via esclusiva, riservata al giudice di merito, senza che possa integrare vizio di legittimità la mera prospettazione di una diversa – e, per il ricorrente, più adeguata- valutazione delle risultanze processuali (Sez. U., 30-4-1997, Dessimone, Rv. 207941; Sez. U., 27-9-1995, Mannino, Rv. 202903).
5. Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro duemila, determinata secondo equità, in favore della Cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro duemila in favore della Cassa delle ammende.


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