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Si può pignorare il fido bancario?

16 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 agosto 2017



Le somme a disposizione del cliente in virtù di un affidamento bancario non possono essere oggetto di pignoramento

L’interrogativo circa la pignorabilità delle somme oggetto di fido bancario prende le mosse da casi molto frequenti nella realtà. È il classico esempio di chi – per scelta o per necessità – si trovi ad avere un conto corrente privo di liquidità, ma allo stesso tempo goda di una apertura di credito, detta anche “affidamento in conto corrente” o, per l’appunto, fido bancario. Orbene, le somme messe a disposizione di chi ha detto affidamento prendono il nome di “margine disponibile“. La domanda, quindi, è: tali somme possono essere pignorate? Si può pignorare il fido bancario?

Al fine di stabilire se le somme  messe a disposizione del correntista in virtù di un affidamento bancario possano essere oggetto di pignoramento, è necessario – prima di tutto – comprendere qual è la natura di dette somme e di che tipo di pignoramento può parlarsi in questi casi.

Il pignoramento presso terzi

Il pignoramento di somme presenti su un conto corrente prende il nome di pignoramento presso terzi [1] proprio perché ha ad oggetto soldi del debitore che – però –  sono nella disponibilità di terzi (della banca appunto).  In sostanza le somme che il cliente deposita sul proprio conto corrente costituiscono un suo “credito” nei confronti della banca, poiché può esigerne in ogni momento la restituzione. Poiché, quindi, si tratta di somme del cliente, le stesse potranno essere “aggredite” dai suoi creditori anche se sono depositate presso l’Istituto di credito. Come? Attraverso il pignoramento presso terzi, appunto.

Al contrario, i soldi che il cliente riceve dalla banca in virtù del contratto di affidamento costituiscono un debito che il cliente ha verso la banca. Tali somme, dunque, non potranno essere oggetto di aggressione da parte di altri creditori. Ciò in quanto – per dirla in maniera semplice  – non si tratta di somme “appartenenti” al cliente, ma alla banca. Proprio per questo motivo, le somme poste a disposizione del cliente in forza di un fido bancario non sono assoggettabili al pignoramento presso terzi.

Ciò vale anche nel caso in cui il conto corrente bancario dovesse essere “in rosso” e cioè presenti un saldo negativo. In questi casi, infatti, non si potrà procedere a pignoramento  fintantoché lo scoperto non sia stato completamente ripristinato.

Si può pignorare il fido bancario?

Alla luce di quanto detto, il c.d. fido bancario non potrà essere oggetto di pignoramento. In tali circostanze, quindi, qualora la banca si dovesse veder recapitato un atto di pignoramento da parte del creditore del proprio cliente,  effettuerà quella che tra gli addetti ai lavori è detta “dichiarazione negativa“, la banca cioè comunicherà ufficialmente al creditore che il suo credito non potrà trovare soddisfazione.

Ma cosa succede alle somme eventualmente e successivamente depositate sul conto corrente?

Tutto dipende da quando la rimessa (e cioè il deposito della somma sul conto corrente) sia avvenuta e più precisamente se essa sia avvenuta prima o dopo della (predetta) dichiarazione della banca nei confronti dei creditori del suo cliente, ed infatti:

  • nel caso in cui le somme siano depositate dopo la notifica del pignoramento, ma prima della dichiarazione negativa della banca, tali somme potranno essere pignorate. Da ciò ne deriva che se il conto corrente è a saldo zero al momento della notifica del pignoramento, ma successivamente riceva delle rimesse, tutte le somme depositate anteriormente al momento della dichiarazione del terzo (cioè della Banca), saranno assoggettate al pignoramento e dunque vincolate in favore del creditore;
  • se, invece, le somme vengono depositate dopo la dichiarazione negativa della banca, il creditore non potrà soddisfarsi su di esse.

note

[1] Cfr. Artt. 543 e ss. Cod. Proc. Civ.

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