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Editoriali «Voglio fare l’avvocato»: ma cosa davvero ti attrae?

Editoriali Pubblicato il 16 agosto 2017

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> Editoriali Pubblicato il 16 agosto 2017

Ecco le ragioni per cui prendere (o non prendere) giurisprudenza all’università: i problemi di chi vuol fare l’avvocato visti “dal di dentro”.

L’estate è il momento in cui si fanno progetti e buoni propositi per l’inverno successivo. I più giovani, ancora alle prese con gli studi, sono talvolta chiamati a decisioni importanti: quale corso di studi scegliere, quale università, in quale città? Dall’altro lato, noi che tanto tempo fa abbiamo deciso di fare giurisprudenza – scelta a volte istintiva, meditata o presa “per esclusione” – ci troviamo ora a dare consigli.

«Perché vuoi prendere giurisprudenza?»

«Perché voglio fare l’avvocato».

Qui però bisognerebbe avere il coraggio e l’impertinenza di spingersi oltre:

«Perché vuoi fare l’avvocato? Cosa davvero ti attrae di questa professione?».

Una domanda necessaria: a meno di avere altri avvocati in famiglia, è strano che qualcuno si innamori di un mestiere senza averlo mai provato (l’impossibile scelta degli universitari).

Chi ha la confidenza di porgere questo quesito, si sentirà rispondere in vario modo. E, ad ognuna di queste risposte, bisognerebbe replicare con estremo realismo, anche a costo di infrangere le fantasie e le aspettative dei più giovani. Come dire: meglio una piccola delusione oggi che una vita rovinata domani.

Ma siccome non tutti sono sinceri e, spesso, per educazione, per delicatezza, per timore o per indifferenza, non si dicono le cose come stanno, cercheremo di farlo noi in questo articolo.

«Perché vuoi fare l’avvocato?»

«Perché mi piace difendere i deboli»

Mi dispiace dirtelo, ma l’avvocato non difende necessariamente i deboli. L’avvocato difende i clienti. E i clienti non sono sempre deboli.

«Ma io difenderò solo i deboli!»

Non sei tu a decidere chi è debole o no. Tu potrai difendere solo chi è tutelato dalla legge. E la legge non sempre tutela i poveri e i bisognosi. Facciamo un esempio. Un inquilino non paga da diversi mesi il canone di affitto perché sta spendendo tutti i soldi per curare il figlioletto, ammalato gravemente. Il padrone di casa lo vuole sfrattare, ma il povero papà non sa dove andare a vivere e, pertanto, si barrica dentro l’appartamento. Chiunque sarebbe portato a dire che il «debole» è l’inquilino. Non così per la legge: il locatore ha ragione. Chi difende il debole in causa gli farà perdere solo soldi e tempo (e, molto probabilmente, non vedrà neanche pagata la propria parcella).

Vuoi un altro esempio? Immagina il debitore di una banca che non paga più il mutuo e subisce il pignoramento della casa. È costretto ad andare via. Stranamente nel nostro Paese si considerano deboli tutti coloro che non pagano i debiti anche se ciò avviene per loro volontà, imprudenza e malagestione delle risorse familiari. Non è così però per la legge, che tutela (alla men peggio) il creditore.

«Perché vuoi fare l’avvocato?»

«Perché mi piace l’oratoria»

Mi spiace, ma dovevi nascere ai tempi di Cicerone. Oggi il processo è quasi tutto scritto. Il magistrato difficilmente basa la propria decisione sulle argomentazioni orali degli avvocati i quali, al contrario, devono lasciare tutto per iscritto. Insomma, se vuoi fare l’avvocato non devi saper parlare, devi saper scrivere.

«Perché vuoi fare l’avvocato?»

«Perché mi piace scrivere»

Mi spiace, ma difendere un cliente non significa fare un’opera di letteratura. Al contrario, la difesa è spesso più simile a una equazione algebrica dove la fantasia deve lasciare lo spazio alla conoscenza delle norme e delle sentenze. Anzi, oggi i giudici sanzionano gli avvocati che scrivono troppo. L’atto deve essere sintetico e di immediata comprensione.

«Perché vuoi fare l’avvocato?»

«Perché mi piace guadagnare»

No comment. Intanto non sarai mai un bravo avvocato se lo fai per i soldi. In secondo luogo la professione oggi rende molto meno (in media) di un lavoro subordinato. I dati statistici per il sud parlano di circa 1.500 euro al mese, ma a differenza di un dipendente non hai la malattia, le ferie, la 13ma, la 14ma, il Tfr. In più i contributi te li devi pagare da solo. Senza contare la gestione dello studio: tra spese di affitto, utenze, banche dati, strumenti professionali, tutto il guadagno viene spesso assorbito dalle uscite. O sei un avvocato bravo, e con “fior di clienti”, oppure ti devi rassegnare a una vita di stenti.

«Perché vuoi fare l’avvocato?»

«Perché non voglio perdere tempo in concorsi o invio di cv»

Mi spiace, ma prima di 35 anni non avrai una tua indipendenza economica. La professione dell’avvocato richiede molto tempo per fare una clientela. Senza contare il tirocinio: sarai servo di un altro avvocato per minimo due o tre anni, con scarsa retribuzione (qualora vi sia).

«Perché vuoi fare l’avvocato?»

«Perché mi piace pensare alle aule di tribunale e alla vita negli studi legali»

In breve tempo odierai le aule di tribunali. Sono intasate come un mercato, peggio di una fila all’una di notte per entrare all’inaugurazione di una discoteca. Dovrai attendere il tuo turno per molte ore, nei corridoi: pause durante le quali, se sarai assennato, dovrai portare un pc compatto e lavorare alla men peggio.

Negli studi legali, poi, salvo che non sia il tuo, dovrai accontentarti di una stanza condivisa con altri colleghi con cui non è detto che andrai d’accordo. Anzi, la competizione in questo ambiente è molto alta.

«Perché vuoi fare l’avvocato?»

«Perché mi piace studiare»

È vero che questa professione richiede continuo studio e aggiornamento, ma è anche vero che si va verso una progressiva specializzazione. Il risultato è che studierai sempre le stesse cose, col rischio che dopo un poco ti sembreranno noiose.

«Perché vuoi fare l’avvocato?»

«Perché mi piace fare carriera»

La carriera, nella professione forense, non dipende solo dagli anni di attività (come invece in una azienda) o dall’impegno che ci metterai. Dipende anche dal tipo di clienti che conoscerai, dalla tipologia di cause che deciderai di patrocinare, dalla fortuna (come sempre) che vorrà assisterti o meno. Scoprirai che la carriera dell’avvocato è un po’ come l’albero di Natale: ci sono momenti in cui si accendono tutte le lucine, e tutto sembra splendente, e altri invece in cui c’è il completo buio.

Sei davvero pronto per tutto questo?


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