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Ipoteca Agenzia Entrate e fondo patrimoniale

28 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 settembre 2017



L’ipoteca dell’Agenzia delle Entrate sui beni del fondo patrimoniale è possibile solo se i crediti sono sorti per soddisfare i bisogni della famiglia.

L’Agenzia delle Entrate Riscossione può iscrivere ipoteca sui beni immobili rientranti nel fondo patrimoniale solo se la pretesa fiscale è sorta per soddisfare esigenze della famiglia del debitore. Il debito fiscale legato allo svolgimento dell’attività lavorativa o imprenditoriale non rientra automaticamente tra questi.

La Cassazione [1] impone il rispetto del vincolo costituito sui beni del fondo patrimoniale. Questi ultimi sono infatti sottratti dal complesso patrimoniale aggredibile dai creditori, a meno che non si tratti di crediti sorti per esigenze della famiglia (quindi connesse alla funzione del fondo patrimoniale).

La legge [2] stabilisce che l’esecuzione sui beni del fondo patrimoniale e sui frutti di essi non può avere luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

A tal proposito la Corte spiega che, al fine di identificare i debiti sorti per soddisfare i bisogni della famiglia (unici legittimanti l’esecuzione sui beni del fondo patrimoniale) occorre guardare, non alla natura dell’obbligazione, ma alla relazione tra il fatto generatore di essa e i bisogni della famiglia.

Nel caso di specie, il debito IVA sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale, può essere ricondotto alle esigenze della famiglia solo quando viene effettivamente dimostrata la finalità specifica di mantenimento e sviluppo della famiglia piuttosto che quella di realizzazione di esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi.

In altri termini non basta il solo fatto che il debito derivi dall’attività professionale o d’impresa a identificare lo stesso come legato ai bisogni della famiglia; tale ragionamento per la Corte è deginito “insufficiente”.

Fermo restando che la finalità di soddisfare i bisogni della famiglia non può dirsi sussistente per il solo fatto che il debito derivi dall’attività professionale o d’impresa del coniuge”, occorre la prova specifica che tale debito sia sorto in occasione del soddisfacimento delle esigenze familiari da parte del contribuente.

In assenza di tale prova, il debito contratto nello svolgimento dell’attività imprenditoriale non rientra tra quelli legittimanti l’esecuzione sui beni del fondo patrimoniale e l’eventuale ipoteca o pignoramento sono illegittimi.

Con la pronuncia in esame, la Cassazione sembra confermare l’orientamento di interpretazione restrittiva della nozione di “bisogni della famiglia”. Si segnala anche l’orientamento opposto della Suprema Corte (Fondo patrimoniale: si pignora più facilmente; bisogni della famiglia ampi), secondo cui il concetto di “bisogni della famiglia” deve intendersi in senso ampio, potendo ricomprendere anche i debiti che derivano dall’attività professionale o di impresa di uno dei coniugi [3].

note

[1] Cass. sent. n. 21396 del 21.10.15.

[2] Art. 170 cod civ.

[3] Cass. sent. n. 15886/14.


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