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Diritto d’autore online: contro la pirateria si fa strada la mediazione

19 novembre 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 novembre 2012



Se non puoi vincere il nemico, tanto vale allearti con lui: la scelta politica che fu alla base dell’antiproibizionismo americano calza a pennello al caso della pirateria digitale.

Gli editori italiani, francesi e tedeschi due giorni fa hanno chiesto all’Ue nuove regole sulla proprietà intellettuale: una normativa idonea a incoraggiare forme di cooperazione virtuosa tra i titolari di diritti sui contenuti e l’industria digitale.   Il Censis ha da poco reso noto che il fatturato della pirateria, nel nostro Paese, si aggira intorno a 6,9 miliardi di euro. I settori più colpiti sono, ovviamente, l’abbigliamento e gli accessori come le borse (2.5 miliardi di euro) e il comparto CD, DVD e software (1,8 miliardi). Il vero problema della contraffazione, però, non è tanto la riallocazione delle ricchezze (da una industria a un’altra), ma piuttosto la perdita di gettito fiscale. Riportare sul mercato legale la produzione dei beni piratati significherebbe avere 4,6 miliardi di euro in più nelle casse dell’erario.   Come sempre succede in questi casi, ciò che osta a una lotta razionale dell’illegalità è proprio la presenza di una lobby che, in questo caso, è la stessa antipirateria. L’industria dei contenuti è sia vittima che carnefice.   La storia insegna Edwin Howard Armstrong è stato uno dei più grandi inventori americani: un vero e proprio genio. Nel 1933 creò la radio a modulazione di frequenza (FM), di qualità nettamente superiore rispetto alla tecnologia all’epoca esistente: la modulazione AM (a modulazione di ampiezza). Ma Armstrong era dipendente della RCA, il soggetto monopolista del mercato della radio AM. La sua invenzione, per quanto innovativa e qualitativamente superiore a tutti gli altri sistemi radiofonici, minacciava l’impero della RCA: se infatti la nuova tecnologia fosse stata sposata dalle emittenti, avrebbe comportato una completa riorganizzazione del sistema radiofonico e la sconfitta del sistema su cui la RCA aveva fondato tutti i propri investimenti.   Così la RCA iniziò a usare la propria influenza sul governo statunitense per bloccare l’implementazione delle FM. In poco tempo, le onde FM furono spostaste su altre bande di frequenza e la loro implementazione fu castrata sul nascere. Armstrong non si diede per vinto neanche dopo che la RCA fece opposizione alla registrazione dei suoi brevetti. Poi però, nel 1954, sconfitto, affranto e rimasto sul lastrico, l’inventore scrisse una lettera di addio alla moglie e si buttò dalla finestra del proprio appartamento. Era il tredicesimo piano.   La RCA aveva qualcosa che Armstrong non possedeva: la capacità, nel breve periodo, di soffocare l’effetto del cambiamento tecnologico. La presenza di una lobby, incapace di rinnovare il proprio assetto industriale, ha rallentato il progresso. Ma tutto ciò che si oppone al naturale corso delle cose ha vita breve. Se la RCA, alleandosi al “nemico”, avesse intrapreso la strada della cooperazione con un settore inevitabilmente destinato a prevalere, ne avrebbe tratto più giovamenti rispetto a quelli che riuscì poi ad ottenere da una tecnologia vetusta.   Con l’avvento di Internet, ogni politica repressiva è assolutamente difficile, se non impossibile. La rete fa di testa sua.   Nella lotta alla pirateria, il ruolo sino ad oggi assunto dalla legge non è stato quello di offrire sostegno alla creatività, ma quello di garantire determinate industrie nei confronti della concorrenza. Ma fin quando lo Stato, per tutelare i vecchi battitori di ferri di cavallo sarà disposto a rinunciare a 4,6 miliardi di tasse?        

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1 Commento

  1. Il diritto d’autore va ridimensionato in chiave anticopyright. Tutto deve’essere trasmesso lecitamente attraverso la rete e si paga solo se si vuole il prodotto confezionato. La strategia rientra nelle new economy, l’economia del dono. Questo significa sottrarre i proventi alle mafie legali (lobby produttive) e illegali(ndrine et similia), per ridistribuirli al mondo ora in maniera diretta (al popolo col prodotto dato gratis, con la creazione di posti di lavoro nei mercati della contraffazione di serie b) etc.), ora allo stato, sotto forma di entrate-tasse.La legalizzazione delle attività illegitime va estesa ad altri fenomeni già preda dei comportamenti ritenuti illeciti di massa(es. droghe e prostituzione) che alimentano soprattutto le mafie strictu sensu. Vedi sentenza anticopyright http://www.antiarte.it/eugius/sentenza_anticopyright1.htm; sulal contraffazione http://www.antiarte.it/eugius/pro_vu_cumpra.htm

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