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Ancora una sentenza di risarcimento per l’amianto sul luogo di lavoro

31 Ottobre 2012
Ancora una sentenza di risarcimento per l’amianto sul luogo di lavoro

Decesso del lavoratore per polveri di amianto sul luogo di lavoro: il datore deve risarcire gli eredi.

Cassazione: è responsabile il datore di lavoro per la neoplasia polmonare contratta dal dipendente (anche se fumatore) esposto a lungo alle polveri di amianto sul luogo di lavoro [1]. Pertanto, anche se il vizio del fumo sia stato una concausa della malattia mortale, agli eredi va risarcito il danno biologico.

Secondo i giudici, chiamati a vagliare se la morte sia da ricondursi a cause di servizio o meno (o, in altre parole, se abbia contribuito, al decesso del dipendente, più il vizio del fumo o l’esposizione alle polveri di amianto) non occorre una assoluta certezza, ma è sufficiente una adeguata probabilità sul piano scientifico [2].

Quindi, per escludere la responsabilità del datore di lavoro non basta che il tabagismo sia stato uno dei motivi (“concausa”) dell’insorgenza della neoplasia: è necessaria la dimostrazione che esso sia stato piuttosto la causa esclusiva del decesso.

 

 


note

[1] Cass. sent. n. 18472/12.

[2] “Il giudice di merito, chiamato ad accertare se la causa della malattia del lavoratore era riconducibile a cause di servizio, è tenuto ad applicare il criterio secondo cui deve ritenersi acquisita la prova del nesso causale nel caso sussista un’adeguata probabilità, sul piano scientifico, della risposta positiva, mentre non occorre una certezza assoluta”.


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