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Le Guide Quali spese si possono detrarre con partita Iva

Le Guide Pubblicato il 27 settembre 2017

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Quali sono i costi detraibili per i liberi professionisti e per gli imprenditori che hanno aperto la partita Iva?

Chi ha un’attività in proprio, come libero professionista o come imprenditore, oltre alle normali deduzioni e detrazioni che spettano alla generalità dei contribuenti (come la deduzione dal reddito dei contributi previdenziali o la detrazione dalle imposte delle spese mediche), ha il diritto di dedurre dal reddito d’impresa o professionale determinati costi. Si tratta, in particolare, dei costi inerenti all’attività, cioè delle spese che servono all’imprenditore o al professionista per svolgere il suo lavoro: pensiamo all’affitto dell’ufficio, o all’acquisto del software gestionale e del materiale di cancelleria.

In alcuni casi, è possibile dedurre dal reddito degli acquisti finalizzati sia allo svolgimento dell’attività che all’utilizzo personale: in questo caso, parliamo di spese promiscue, che solitamente possono essere dedotte entro una determinata percentuale. Bisogna poi precisare che la possibilità di dedurre i costi, inerenti all’attività o promiscui, varia a seconda del regime fiscale utilizzato dal professionista o dall’imprenditore.

Inoltre, la deducibilità del costo deve essere distinta dalla detraibilità dell’Iva applicata (l’imposta sul valore aggiunto).

Ma procediamo per ordine e facciamo un breve punto della situazione sui principali costi che possono essere dedotti da chi ha un’attività in proprio e sul funzionamento delle deduzioni.

Deduzione e detrazione dei costi: attenzione a non fare confusione

In primo luogo, per capire in che modo un costo sostenuto può essere scaricato dalle tasse, bisogna saper distinguere le deduzioni dalle detrazioni.

Un costo, difatti, è deducibile quando il suo ammontare (o una sua percentuale)  è sottratto direttamente dal reddito: in questo caso il reddito imponibile, cioè il reddito su cui sono calcolate le imposte, viene abbassato dal costo.

Parliamo di costo detraibile, invece, quando la spesa effettuata viene sottratta direttamente dall’ammontare delle imposte: la detrazione, quindi, abbassa le tasse ma non il reddito imponibile.

Deducibilità dal reddito e detraibilità dell’Iva

Bisogna poi distinguere la deducibilità del costo dal reddito con la detraibilità dell’Iva applicata al costo stesso. Ad esempio, se il professionista o l’imprenditore paga un’attrezzatura 122 euro Iva compresa, può dedurre 100 euro come costo; i 22 euro di Iva sono invece detratti nella liquidazione dell’Iva, che può essere mensile o trimestrale e si effettua sottraendo l’Iva pagata ai fornitori (Iva sugli acquisti) all’Iva addebitata ai clienti (Iva sulle vendite). Spesso il costo di un bene può essere dedotto in una determinata percentuale, mentre l’Iva applicata può essere detratta in una percentuale differente.

Quali sono le spese deducibili per chi ha la partita Iva

Come anticipato, le spese effettuate dal professionista o dall’imprenditore per lo svolgimento della sua attività possono essere dedotte dal reddito.

Non esiste un elenco completo di tutti i costi che possono essere dedotti dal reddito, ma si deve aver riguardo, caso per caso, all’inerenza con l’attività: ad esempio, un ristoratore può dedurre interamente l’acquisto di generi alimentari, cosa che non può fare, invece, l’avvocato o il commercialista.

Per i liberi professionisti in regime di contabilità semplificata o ordinaria, poi, alcuni costi possono essere dedotti entro determinate percentuali, come le spese telefoniche, deducibili nel limite dell’80%, e le spese relative all’acquisto e alla manutenzione del veicolo, deducibili nel limite del 20% e sino a un determinato tetto massimo.

Le spese per la formazione del professionista, poi, possono essere dedotte, dal 2017, al 100%, ma entro 10mila euro annui.

Sono previsti, inoltre, dei limiti di deduzione per le spese di rappresentanza, di vitto e di alloggio. Vediamo, dunque, i casi particolari di deducibilità delle spese più nel dettaglio.

Deducibilità delle spese telefoniche

Per quanto riguarda le spese per la telefonia fissa e mobile (traffico telefonico e internet, noleggio o acquisto di apparecchiature telefoniche…), come accennato, la deducibilità dal reddito professionale o dell’imprenditore non è piena, ma è limitata all’80% (la deduzione al 100% spetta alle imprese di autotrasporto e per alcune apparecchiature utilizzabili esclusivamente nell’esercizio dell’attività). Per i professionisti che si trovano nel regime fiscale dei contribuenti minimi, invece, la deducibilità delle spese telefoniche è pari al 50%.

L’Iva addebitata, invece, è detraibile in misura pari al 100%, in caso di utilizzo esclusivo del telefono nell’esercizio dell’impresa o della professione, mentre in caso di utilizzo promiscuo è detraibile al 50%.

Per quanto riguarda l’acquisto delle apparecchiature telefoniche, sino al 31 dicembre 2017 si applica il super ammortamento del 140%: ciò significa che si può dedurre l’80% del 140% del costo di acquisto.

Ad esempio, se il professionista spende 500 euro per il cellulare, il costo, grazie al beneficio del super ammortamento, è aumentato, ai fini fiscali, a 700 euro, ed è poi dedotto in misura pari all’80% di 700 euro.

Deduzione delle spese di vitto e alloggio

Le spese alberghiere e per la somministrazione di alimenti e bevande, per il professionista, possono essere generalmente dedotte nella misura del 75% e, in ogni caso, per un importo complessivamente non superiore al 2% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta: grazie alle modifiche del Jobs Act autonomi [1], però, tali limiti non operano se le spese, sostenute nell’ambito di un incarico professionale, sono addebitate analiticamente al committente.

Dal 2017, in pratica, il professionista può dedurre i costi di vitto e alloggio al 100%, ma deve iscriverli in fattura come rimborsi e assoggettarli a ritenuta d’acconto e Iva, nonché tassarli ai fini delle imposte dirette: in questo modo, l’operazione risulta neutra e la deduzione finale, nonché la detrazione Iva, spetta al committente, che ha realmente sostenuto l’onere.

Se le spese di vitto e alloggio correlate all’incarico sono sostenute direttamente dal committente, invece, queste non costituiscono un compenso in natura per il professionista.

Nel caso in cui le spese di vitto e alloggio siano sostenute in occasione della frequenza di un seminario o di un corso di formazione, sono deducibili al 100% nel limite di 10mila euro annui.

Per quanto riguarda le imprese, la deducibilità delle spese alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande è pari al 75%.

Deduzione delle spese per acquisto di veicoli

Possono essere dedotti dal reddito del professionista o dell’imprenditore anche i costi per l’acquisto:

  • dei veicoli utilizzati esclusivamente come beni strumentali o adibiti ad uso pubblico(la deducibilità dei costi, in questo caso, è integrale);
  • dei veicoli dati in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo d’imposta (la deducibilità dei costi, in questo caso, è del 70%);
  • dei veicoli utilizzati per scopi diversi dai precedenti, per i quali è prevista una deducibilità limitata dei costi (20%, elevata all’80% per gli agenti o rappresentanti di commercio) .

Le stesse percentuali di deducibilità sono previste anche per i costi carburante e di manutenzione del veicolo.

Il costo massimo deducibile è pari a:

  • 18075,99 euro per le autovetture e gli autocaravan (il limite per le autovetture è elevato ad euro 25822,84 per gli autoveicoli utilizzati da agenti o rappresentanti di commercio);
  • 4131,66 euro per i motocicli;
  • 2065,83 euro per i ciclomotori.

L’Iva è normalmente detraibile al 40%. La detraibilità del 100% è ammessa soltanto nel caso in cui il veicolo acquistato sia utilizzato esclusivamente nell’esercizio dell’attività di impresa o della professione.

Nessuna deduzione per chi ha il regime forfettario

Se l’imprenditore, o il professionista, ha scelto il regime fiscale forfettario, non può dedurre alcun costo, ad esclusione dei contributi previdenziali. Questo particolare regime, difatti, che dà diritto all’applicazione di una tassazione ridotta e all’esenzione dall’Iva, dall’Irap e dagli studi di settore, non prevede la possibilità di scaricare alcuna spesa, in cambio di una decurtazione forfettaria del reddito, che cambia a seconda dell’attività esercitata.

note

[1] Art.54, Co.5 Tuir.


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