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Insulti razziali di poliziotti: possibile denunciarli?

15 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 settembre 2017



Se un poliziotto diffama un immigrato commette un reato, ma se lo ingiuria commette solo un illecito civile.

A seguito della depenalizzazione, l’ingiuria non è più un reato (bensì illecito civile). Ciò comporta che se gli insulti razziali dei poliziotti sono tali da configurare una diffamazione sarà possibile denunciarli, mentre se configurano solo un’ingiuria sarà possibile procedere nei loro confronti solo con un’azione civile finalizzata ad ottenere il risarcimento del danno. In ogni caso, per il ruolo che il poliziotto riveste di tutela della collettività, se insulta un cittadino (a prescindere dalla razza e dal colore) potrà essere sottoposto ad un procedimento disciplinare. Analizziamo, quindi, i reati di ingiuria e diffamazione.

L’ingiuria

Il reato di ingiuria non esiste più, in quanto è stato abrogato (insieme ad altri reati) [1]; ciò implica che, se qualcuno offende (in mia presenza) il mio onore o decoro, la mia dignità sociale e personale, non commette più un reato, ma solo illecito civile (punito con sanzioni pecuniarie).

L’ingiuria:

  • è un illecito civile che può essere commesso da chiunque e contro qualsiasi soggetto (finanche contro le persone giuridiche, organizzazioni, comunità religiose);
  • si configura se l’offesa viene proferita direttamente alla persona offesa (che non deve essere per forza presente fisicamente ma deve ricevere direttamente l’offesa della vittima).

Alla luce di quanto appena detto, se alcuni poliziotti rivolgono ad uno straniero insulti razziali (ovvero lo insultano offendendolo per la sua razza o per il colore della pelle), commettono un’ingiuria che, non essendo più punibile come reato, comporterà l’inizio di un processo civile che potrà terminare:

  • con l’applicazione di una sanzione pecuniaria (determinata dal giudice tra un minimo di 100 ad un massimo di 8mila euro) destinata alla cassa delle ammende;
  • con la condanna per i poliziotti a risarcire il danno arrecato allo straniero (persona offesa).

La diffamazione

Se i poliziotti muovono insulti razziali nei confronti di soggetti immigrati, comunicando tali offese a terzi, commettono il reato di diffamazione, per cui sarà possibile denunciarli: a seguito della denuncia-querela, saranno sottoposti ad un processo penale e puniti con una sentenza di condanna.

Il reato di diffamazione si realizza quando un soggetto:

  • comunicando con più persone;
  • in assenza della persona offesa o, comunque, quando ella non è in grado di percepire l’offesa;
  • ne offende la reputazione [2].

Anche in questo caso (come nell’ipotesi dell’ingiuria) la presenza di più persone (richiesta dalla norma) non deve necessariamente essere fisica, ma può essere anche virtuale (come nel caso di chat telematiche o di comunicazioni via whattup). Il delitto di diffamazione è perseguibile a querela della persona offesa; ciò significa che l’offeso deve presentare la querela entro tre mesi dal momento in cui è venuto a conoscenza del reato.

A seconda del tipo di diffamazione, è prevista una pena diversa:

  • per la diffamazione semplice la pena è della reclusione fino ad un anno o della multa fino a 1.032 euro;
  • se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni ovvero della multa fino a 2.065 euro;
  • se l’offesa è procurata con il mezzo della stampa, o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a 516 euro;
  • se l’offesa è recata ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario, ad un suo rappresentante o ad un’Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate fino ad un terzo [3]. 

Gli insulti razziali

Quando l’offesa e la discriminazione rivelano l’inequivoca volontà di discriminare la vittima del reato in ragione della sua appartenenza etnica o religiosa, alla pena prevista dal reato si applica l’aggravante della finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso [4], per cui la pena è aumentata fino alla metà.

Poiché, come abbiamo già chiarito, per effetto della depenalizzazione l’ingiuria non è più reato:

  • se il poliziotto ingiuria un extracomunitario con l’aggravante dell’odio razziale, non potrà essere denunciato (e non sarà passibile di un processo penale), ma la vittima potrà iniziare un processo civile sia per l’irrogazione della sanzione pecuniaria civile sia per il risarcimento del danno;
  • se un poliziotto diffama un extracomunitario con insulti dal forte sapore razziale, potrà essere denunciato, subirà un processo e potrà essere condannato ad una pena aumentata in forza dell’aggravante dell’odio razziale.

In entrambi i casi il poliziotto, proprio per il ruolo che ricopre, potrà subire un procedimento disciplinare e quindi essere sospeso dal lavoro con contestuale sospensione dello stipendio.

note

[1] D. Lgs. n. 7 del 2016.

[2] Art. 595 cod. pen.

[3] Art. 64 cod. pen.

[4] Art. 3 L. 205 del 25.6.1993.


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