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Lo sai che? Sgravio chiesto e non ottenuto: che fare?

Lo sai che? Pubblicato il 31 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 31 agosto 2017

Ho sollecitato l’Agenzia delle entrate per sgravio ma nulla. Nel 2015 mi arriva una cartella esattoriale di 4100 euro circa. Ora ho ricevuto preavviso di pignoramento per l’auto. Che fare?

Occorre distinguere due diversi aspetti. Il primo aspetto riguarda il fermo amministrativo dell’autoveicolo (oggetto dell’ultima comunicazione che Equitalia ha inviato al lettore: il cosiddetto preavviso). La legge attualmente in vigore [1] prevede che Equitalia debba inviare al debitore soltanto una comunicazione preventiva (cioè il preavviso) in cui si avverte che, in mancanza del pagamento delle somme dovute entro il termine di trenta giorni, sarà eseguito il fermo senza necessità di ulteriore comunicazione. Equitalia, perciò, procederà ad iscrivere il fermo nel Pra (Pubblico registro automobilistico) a meno che entro questo termine di trenta giorni dal ricevimento del preavviso, il lettore non riesca a dimostrare ad Equitalia che l’autoveicolo su cui si intende eseguire il fermo sia utilizzato per l’esercizio della sua professione. La dimostrazione potrà avvenire esibendo ad Equitalia le risultanze contabili da cui si possa dedurre che l’autoveicolo in questione sia effettivamente utilizzato dal professionista nello svolgimento della propria attività. Si consiglia, quindi, di verificare assieme al commercialista quale documentazione può esibire ad Equitalia in modo da dimostrarle (entro trenta giorni da quando gli hanno recapitato il preavviso di fermo) che l’autoveicolo viene da utilizzato per la sua attività di agente di commercio. Se questa dimostrazione verrà raggiunta, il fermo non potrà essere iscritto (resterà comunque da risolvere la vicenda relativa al pagamento dell’importo che Equitalia pretende e per questo ulteriore aspetto della vicenda vale quanto segue).

Il secondo aspetto della vicenda nei confronti di Equitalia riguarda, come detto poc’anzi, l’importo che Equitalia stessa chiede di pagare. Questo importo è relativo a contributi previdenziali (nel quesito il lettore parla, infatti, di “contributi”) e non era un importo compreso fra quelli per i quali gli fu concesso uno sgravio. Se, perciò, al momento attuale lui non è in possesso di alcuna documentazione scritta da cui si possa ricavare che questa somma sia stata sgravata dall’Ente creditore (non hanno alcun valore, purtroppo, semplici assicurazioni date a voce), le possibilità che il lettore ha sono le seguenti:

  • o richiedere ad Equitalia la rateizzazione di questo importo (la rateizzazione impedisce, dal momento in cui viene concessa, che Equitalia possa procedere a pignoramenti di stipendi, di conti correnti bancari o postali o a fermi amministrativi);
  • oppure, in alternativa alla rateizzazione, il lettore può impugnare dinanzi al tribunale competente il preavviso di fermo eccependo la prescrizione della somma che Equitalia chiede di pagare, ma solo se sussistono, tutte insieme, le seguenti condizioni:
  1. che si tratti effettivamente di contributi previdenziali (in tal caso l’opposizione andrà proposta davanti al tribunale, sezione lavoro);
  2. che dalla data in cui fu notificata la cartella di pagamento (nel 2006, come il lettore indica nel quesito) e fino alla data in cui gli è stata notificata la successiva richiesta di pagamento (nel 2015, come lui evidenzia nel quesito) siano passati più di cinque anni senza che in questo lasso di tempo (cioè dalla data di notifica della cartella e fino alla data di notifica della successiva richiesta di pagamento) gli sia stato notificato un altro atto che abbia interrotto il corso della prescrizione.

Si tenga presente che il ricorso al tribunale, sezione lavoro, non impedisce ad Equitalia di agire, nel frattempo, con pignoramenti di conti correnti bancari o postali o di stipendi (a meno che il giudice non conceda la sospensione dell’azione esecutiva) e che è sempre presente il rischio di un rigetto del ricorso da parte del giudice con sua condanna al pagamento delle spese legali (perché, ad esempio, può accadere che Equitalia dimostri in giudizio che la prescrizione non sussiste perché esibisce uno o più atti che ha notificato e di cui il lettore, magari, aveva perso memoria).

Nel caso del lettore, infine, esisterebbe anche una terza possibilità. È, infatti, possibile presentare direttamente ad Equitalia (entro sessanta giorni dalla notifica del preavviso di fermo) un’istanza per ottenere l’immediata sospensione della riscossione (sospensione che impedisce pignoramenti e altre azioni esecutive fino al momento della risposta che deve esserle fornita dall’Ente creditore). Questa istanza, infatti, obbliga per legge l’Ente creditore a dare risposta al cittadino entro 220 giorni (altrimenti, in caso di mancata risposta, le somme si intendono non più dovute dal cittadino formandosi il silenzio- assenso), ed è possibile presentarla solo in determinati casi essi stessi stabiliti dalla legge. E fra i casi previsti dalla legge, vi è anche la prescrizione delle somme ma solo se essa si è verificata prima dell’iscrizione a ruolo: ciò significa che nel suo caso questo tipo di istanza può avere successo solo se il lettore ha certezza che la somma che gli viene chiesta oggi in pagamento si è prescritta già nel 2006. Quindi, se si tratta effettivamente di contributi previdenziali, deve verificare se la somma si riferisce a contributi dovuti per anni precedenti al 2001: se la somma si riferisce a contributi dovuti ad anni precedenti al 2001, potrà eccepire la prescrizione con istanza da inviarsi ad Equitalia entro sessanta giorni dalla notificazione del preavviso di fermo utilizzando i moduli resi disponibili presso gli sportelli di Equitalia ed anche sul sito internet dell’Agente della riscossione. Una volta presentata l’istanza (che sospende automaticamente, dalla sua presentazione, le azioni esecutive di Equitalia), dovrà quindi attendere la risposta dell’Ente creditore: se la risposta sarà positiva o non vi fosse affatto risposta nel termine di 220 giorni dalla data di presentazione dell’istanza, le somme non saranno più dovute. Se la risposta, invece, fosse negativa e l’Ente creditore riterrà non sgravabili gli importi, il lettore potrà, immediatamente dopo aver appreso del rigetto dell’istanza, chiedere la rateizzazione (considerando, però, che la sospensione che si ottiene con questo tipo di istanza non ha anche l’effetto di sospendere il corso degli interessi moratori e delle sanzioni e nemmeno sospende eventuali termini per fare ricorsi davanti al giudice).

 

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte

note

[1] Art. 86 d.P.R. n. 602 del 29.09.1973.


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