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Rifiuti elettronici: chi se ne occupa?

23 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 settembre 2017



Raccolta e riciclaggio dei rifiuti elettronici: ecco cosa sapere.

Lo smaltimento dei rifiuti elettronici è oggetto di una specifica disciplina: l’ordinamento italiano, in ossequio alle indicazioni provenienti dall’Unione Europea [1], ha regolamentato il fenomeno dei rifiuti elettronici attraverso due decreti. Vediamo cosa dispongono.

Definizione: cosa sono i Raee?

La legge italiana si occupa dei cosiddetti Raee, acronimo che sta per Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (in inglese e-waste: Waste of electric and electronic equipment – WEEE). Un decreto legislativo del 2014 [2] definisce i rifiuti elettronici come le apparecchiature elettriche o elettroniche, inclusi tutti i loro componenti, che sono parte integrante del prodotto al momento in cui il detentore se ne disfi. Pertanto, rientrano nella nozione tutti i componenti hardware dei normali computer casalinghi (tastiera, mouse, scheda video, processore, scheda madre, monitor, circuiti elettronici e tutti gli altri componenti elettronici), nonché gli smartphone, i tablet e ogni strumento elettrico o elettronico normalmente presente in casa (rasoio elettrico, asciugacapelli ecc.). I rifiuti elettronici sono destinatari di una specifica disciplina perché dannosi per l’ambiente e, quindi, non biodegradabili. Tuttavia, I materiali di cui si compongono (acciaio, rame, ferro, alluminio) sono riciclabili e vanno pertanto destinati al recupero differenziato.

Rifiuti elettronici: come smaltirli?

Un recente decreto del 2016 [3] ha stabilito che tutti i negozi di elettrodomestici che hanno una superficie di vendita al dettaglio superiore ai 400 mq debbano obbligatoriamente allestire un’area per il ritiro dei rifiuti elettronici messa a disposizione anche di chi non acquisti alcun prodotto. L’operazione prende il nome di “uno contro zero”, nel senso che la riconsegna è gratuita, senza alcun obbligo di acquisto. La norma, però, consente ai cittadini di avvalersi dell’area di ritiro dei rifiuti elettronici soltanto per le apparecchiature di piccole dimensioni: 25 centimentri è il limite consentito. Questa procedura si aggiunge a quella già introdotta nel 2010 [4] secondo cui è possibile consegnare gratuitamente al rivenditore il vecchio apparecchio al momento dell’acquisto di quello nuovo (“uno contro uno”). L’unico obbligo che grava in capo al cliente che renda il proprio apparecchio al rivenditore è quello di fornire i dati anagrafici. L’alternativa a questa procedura di smaltimento è quella di recarsi presso le apposite aree ecologiche o di affidarsi al ritiro a domicilio nei comuni che lo prevedono. Poiché i dati della raccolta differenziata dei rifiuti elettronici è stata, fino a questo momento, poco confortante, diverse città d’Italia si sono attrezzate diversamente. In alcuni centri è stata organizzata una vera e propria raccolta itinerante di Raee, completamente gratuita per il cittadino: grandi container sono stati fatti circolare per le vie delle città per consentire a tutti di poter smaltire le vecchie apparecchiature elettroniche.

È importante riciclare le apparecchiature elettroniche?

È fondamentale. Come detto, i rifiuti elettronici sono altamente inquinanti e costituiscono una grave minaccia per l’ambiente. Inoltre, i materiali di cui sono costituiti (ferro, vetro, rame) possono essere reimpiegati per la produzione di nuovi apparecchi. La legge italiana, poi, proibisce di smontare il rifiuto elettronico: il prodotto, infatti, potrebbe ancora essere recuperato e utilizzato da chi ne ha bisogno. Dunque, bisogna desistere dalla tentazione di improvvisarsi riparatori. Infine, si ricordi che è ugualmente proibito lasciare il rifiuto elettronico vicino al cassonetto, smaltirlo nelle normali discariche insieme agli altri rifiuti o, peggio ancora, disperderlo nell’ambiente.

Chi intende smaltire un rifiuto elettrico o elettronico può: rivolgersi ad un negozio di elettronica rendendo il proprio apparecchio all’acquisto di uno nuovo; rivolgersi ai centri di raccolta presso i grandi negozi di elettronica, senza obbligo di acquisto; recarsi al centro di raccolta comunale o all’isola ecologica più vicina.

note

[1] Direttiva 2012/19/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 4 luglio 2012.
[2] Decreto legislativo n. 49/2014 del 14 luglio 2014.
[3] Decreto ministeriale n. 121/2016 del 31 maggio 2016.
[4] Decreto ministeriale n. 65/2010 del 8 marzo 2010.

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