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Che fare per essere mantenuti dall’ex marito?

27 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 settembre 2017



Il mantenimento è un diritto per il coniuge economicamente più debole. A determinate condizioni, però. Vediamo quando spetta e quando no.

La fine di un matrimonio è evento traumatico per la famiglia intera. Al di là dei problemi affettivi, però, l’ordinamento, in maniera più concreta, provvede con una serie di norme a disciplinare la vita dei coniugi al termine dell’unione. Tra le disposizioni più importanti v’è sicuramente quella inerente al mantenimento dell’ex coniuge. Prima di vedere cosa fare per essere mantenuti dall’ex marito, analizziamo brevemente le norme più importanti.

Diritto agli alimenti e al mantenimento: qual è la differenza?

Il codice civile attribuisce funzioni differenti ai due istituti. Il diritto agli alimenti consente al soggetto che versa in stato di bisogno di vivere dignitosamente; in parole povere, gli alimenti servono a soddisfare le esigenze primarie di chi non riesce a provvedere a sé autonomamente [1]. Il mantenimento, invece, ha una portata molto più ampia in quanto consente, a chi ne ha diritto, di conservare lo stesso tenore di vita precedentemente avuto con l’ex coniuge (si vedano, tuttavia, i paragrafi successivi e la svolta della Corte di Cassazione nel 2017) [2]. Normalmente, sia il mantenimento che gli alimenti vengono corrisposti sotto forma di prestazione economica; ciò non esclude, tuttavia, che l’obbligo possa essere soddisfatto (beninteso, con il consenso dell’ex coniuge oppure per disposizione giudiziaria) in natura, cioè attraverso un trasferimento reale (ad esempio: donazione di un immobile da adibire ad uso abitativo).

Vi sono altre differenze importanti tra i due istituti. Poiché assolvono a funzioni diverse, il diritto agli alimenti è indisponibile: ciò significa che l’alimentando non può rinunciare a quanto gli spetta. Tutto ciò a differenza del mantenuto, che invece può tranquillamente disporre del proprio diritto. Gli alimenti, inoltre, non si perdono neanche in caso di addebito della separazione [3], al contrario del mantenimento.

Sia il diritto agli alimenti che quello al mantenimento sono invece suscettibili di modifiche nel corso del tempo: su istanza della parte interessata, il giudice può disporre una riduzione dell’obbligazione nel caso in cui le condizioni economiche del coniuge beneficiario siano migliorate. La modifica può spingersi fino alla totale estinzione dell’obbligazione nel caso di completa autosufficienza del mantenuto o dell’alimentando, ovvero in caso di morte o di nuove nozze.

Il diritto al mantenimento: aspetti principali

Il diritto al mantenimento è una vera e propria prosecuzione degli obblighi di solidarietà nascenti dal vincolo matrimoniale oramai spezzato: il coniuge economicamente più forte si fa carico di quello più debole consentendogli di conservare lo stile di vita condotto prima della crisi. Come detto, ciò avviene purché al coniuge mantenuto non sia stata addebitata la separazione, cioè non sia stato ritenuto responsabile della fine del matrimonio. Perché un coniuge abbia diritto al mantenimento non occorre che versi in uno stato di assoluta indigenza: come ricordato, questo requisito è proprio del diritto agli alimenti. È pertanto sufficiente dimostrare che non si è in grado di poter condurre un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio ovvero, come si dirà più sotto a seguito del nuovo orientamento della Corte di Cassazione, di non riuscire ad essere economicamente indipendenti. Ne consegue che la titolarità di un reddito proprio non esclude automaticamente il diritto al mantenimento. Alla stessa maniera, la possibilità che il mantenuto disponga di aiuti economici esterni (ad esempio, del sostegno dei propri genitori) non contrasta con i suoi diritti nei riguardi dell’ex coniuge.

Perdita del diritto al mantenimento

Il diritto al mantenimento può essere perso al ricorrere di alcune circostanze. Rileva innanzitutto il mutamento della situazione economica del mantenuto: qualora la situazione reddituale di quest’ultimo dovesse migliorare, il coniuge obbligato potrà sempre chiedere al giudice il mutamento o addirittura la revoca dell’assegno di mantenimento [4]. Ugualmente, il peggioramento delle condizioni economiche del coniuge obbligato gli dà diritto di chiedere una modifica a lui favorevole. Si badi bene che, secondo orientamento oramai consolidato della Corte di Cassazione, l’effettiva situazione reddituale del mantenuto può essere valutata non soltanto attraverso l’accertamento delle entrate (cioè, del reddito percepito) ma anche mediante quello delle uscite (le spese effettuate dalle quali si desume l’effettivo tenore di vita) [5].

Ancora, tra le cause di perdita del mantenimento rientra il sostanziale miglioramento delle economie del mantenuto a seguito di successione ereditaria. Secondo la Suprema Corte, una cospicua eredità può determinare un incremento patrimoniale tale da escludere definitivamente il diritto al mantenimento [6].

Le nuove nozze o una nuova convivenza (purché stabile e duratura) fanno decadere il diritto al mantenimento; in questo caso la ragione è ovvia: il mantenuto decide di costituire una nuova famiglia con altra persona, interrompendo quindi quel dovere di solidarietà che ancora permaneva in capo all’ex coniuge. L’assegno di mantenimento, poi, può essere perso: per morte di colui che è obbligato a versarlo (resta, in questo caso, il diritto ad una quota dell’eredità proporzionale al mantenimento); per nuovo provvedimento del giudice (già illustrato sopra) e per rinuncia espressa del beneficiario.

Qualcosa è cambiato: la capacità lavorativa del coniuge mantenuto

Quanto detto finora sarebbe stato incontestabile fino a pochi anni fa. Bisogna dire, però, che la Corte di Cassazione è diventata molto più severa riguardo alla concessione dell’assegno di mantenimento, soprattutto nei confronti delle giovani donne. Con una sentenza del 2015, infatti, la Suprema Corte ha stabilito che, oltre al tenore di vita mantenuto in costanza di matrimonio e alla disparità economica tra i coniugi, fra i requisiti necessari a valutare la sussistenza del diritto al mantenimento rientra anche la capacità lavorativa del coniuge richiedente [7]. Nello specifico, la donna che, pur avendo svolto il ruolo di casalinga durante il matrimonio, sia giovane e, soprattutto, non inabile al lavoro, non ha diritto al mantenimento se non dimostri in giudizio la propria incolpevolezza circa la sua precaria situazione economica. Un vero e proprio giro di vite che colpisce soprattutto le donne che contavano sul mantenimento dell’ex marito e che le obbliga, d’ora in avanti, a provare concretamente l’impossibilità di conservare uno stile di vita degno di quello precedente.

2017: la svolta della Corte di Cassazione

A seguito della pronuncia del 2015 la Corte di Cassazione ha maturato un orientamento a dir poco rivoluzionario. Con una recente sentenza la Suprema Corte ha stabilito il superamento del criterio del tenore di vita avuto in costanza di matrimonio, sancendo il principio secondo cui va negato l’assegno quando il richiedente ha la possibilità concreta di raggiungere l’autosufficienza economica [8]. I giudici hanno quindi attribuito una nuova funzione al mantenimento: quella del raggiungimento dell’indipendenza economica del coniuge più debole. Si sposta di conseguenza la lente d’ingrandimento dei tribunali, i quali d’ora in avanti dovranno focalizzarsi non più sullo squilibrio economico tra gli ex coniugi, bensì su ciò che davvero serve al richiedente l’assegno per ottenere l’indipendenza economica, tenuto conto anche della sua capacità lavorativa.

Il fondo di solidarietà per i coniugi separati

È da poco attivo un fondo di solidarietà per i coniugi separati che, pur avendo diritto al mantenimento, si trovano in difficoltà a causa dell’inadempimento dell’obbligato [9]. Secondo un sondaggio, la quasi totalità delle persone che hanno diritto all’assegno e non lo ricevono sono donne. Per tutelarle, lo Stato ha accantonato alcune somme (250mila euro per l’anno 2016 e di 500mila euro per l’anno 2017) da elargire a chi si trovi in gravi difficoltà economiche.

Legittimati sono solo i coniugi separati che: siano conviventi con figli minori o figli maggiorenni portatori di handicap grave; non abbiano ricevuto l’assegno periodico a titolo di mantenimento per inadempienza del coniuge che vi era obbligato; abbiano un indicatore ISEE inferiore o uguale a euro 3.000,00; abbiano inutilmente esperito le procedure di recupero del credito nei confronti del coniuge inadempiente. L’istanza va depositata nella cancelleria del tribunale del luogo ove si risiede, per l’anticipazione di una somma non superiore all’importo dell’assegno medesimo. il Ministero della giustizia si rivarrà sul coniuge inadempiente per il recupero degli importi erogati.

Il mantenimento, al ricorrere di determinati presupposti, è un diritto per il coniuge economicamente più debole; esso tuttavia si può perdere in caso di addebito della separazione, di modifica delle condizioni economiche (anche per mezzo di acquisto di eredità), per contrazione di nuove nozze o per nuova e stabile convivenza, per morte di colui che è obbligato a versarlo, per nuovo provvedimento del giudice o per rinuncia spontanea. Inoltre, rischia di non avere nulla il coniuge che non dimostri concretamente di non poter raggiungere autonomamente la propria indipendenza economica. Se, invece, il coniuge ne ha diritto ma chi è obbligato a versarlo è inadempiente, è possibile ricorrere al fondo di solidarietà per i separati.

note

[1] Articoli 433 e seguenti cod. civ.
[2] Art. 156 cod. civ.
[3] Art. 152 cod. civ.
[4] Art. 710 cod. proc. Civ.
[5] Cass., sent. n. 24667/2013.
[6] Cass. sent. n. 11796/14 del 27.05.2014.
[7] Cass. sent. n. 11870/2015.
[8] Cass. sent. n. 11504/17 del 10.05.2017.
[9] Legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016) e decreto ministeriale attuativo del 15 dicembre 2016.


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2 Commenti

  1. Per la grande stima che ho nei confronti di LLpt trovo che il titolo sia assolutamente poco costituzionale. “Cosa fare per essere mantenute dall’ex marito” è titolo fuorviante e potrebbe diventare fonte di liti e lazzaronerie a tutti i livelli. Io penso che a queste cose si debba pensare, capisco anche la necessità di realizzare interesse e quindi profitto, ma davvero pensiamo a quanti poveri mariti e padri è stata rovinata la vita…….fonte la LLpt stessa si parla di 200 suicidi all’anno di persone che non riescono più a sopravvivere. Ringrazio

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