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Richiesta eccessiva per alimenti ai figli, come fare?

23 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 settembre 2017



Gli alimenti sono un diritto per i figli; vi sono però dei limiti alla loro misura. Vediamo quali.

La legge italiana fa obbligo di versare gli alimenti ai propri figli, siano essi nati in costanza di matrimonio o meno, fino a che non siano economicamente indipendenti. L’importo degli stessi, tuttavia, va attentamente stabilito in base alle condizioni economiche dell’obbligato. Approfondiamo l’argomento.

Diritto agli alimenti e al mantenimento: la differenza

Il codice civile attribuisce funzioni differenti ai due istituti. Il diritto agli alimenti consente al soggetto che versa in stato di bisogno di vivere dignitosamente; in parole povere, gli alimenti servono a soddisfare le esigenze primarie di chi non riesce a provvedere a sé autonomamente [1]. Il mantenimento, invece, ha una portata molto più ampia in quanto consente, a chi ne ha diritto, di conservare il tenore di vita mantenuto precedentemente [2]. Normalmente, sia il mantenimento che gli alimenti vengono corrisposti sotto forma di prestazione economica; ciò non esclude, tuttavia, che l’obbligo possa essere soddisfatto diversamente, ad esempio attraverso la donazione di un immobile.

Vi sono altre differenze importanti tra i due istituti. Poiché assolvono a funzioni diverse, il diritto agli alimenti è indisponibile: ciò significa che l’alimentando non può rinunciare a quanto gli spetta; ciò a differenza del mantenuto, che invece può tranquillamente disporre del proprio diritto. Quando sono rivolti a favore dell’ex coniuge, inoltre, gli alimenti non si perdono neanche in caso di addebito della separazione [3], contrariamente a quello che avviene col mantenimento.

Sia il diritto agli alimenti che quello al mantenimento sono invece suscettibili di modifiche nel corso del tempo: su istanza della parte interessata, il giudice può disporre una riduzione dell’obbligazione nel caso in cui le condizioni economiche del beneficiario siano migliorate, ovvero siano peggiorate quelle dell’obbligato [4]. La modifica può spingersi fino alla totale estinzione dell’obbligazione nel caso di completa autosufficienza del mantenuto o dell’alimentando.

Si ricordi poi che, per espressa previsione normativa, il diritto agli alimenti e quello al mantenimento possono tranquillamente coesistere [5]

Quando spetta il diritto agli alimenti?

Secondo il codice civile, l’obbligazione alimentare grava in capo a chi sia legato all’alimentando da vincolo di parentela, adozione o affinità , secondo un ordine stabilito dalla legge stessa [6]. Poiché il diritto agli alimenti inerisce ai diritti fondamentali della persona, l’obbligo al loro versamento può venire meno solamente alla luce della piena indipendenza economica di chi ne beneficia. In altre parole, gli alimenti non saranno più dovuti soltanto quando il beneficiario sia completamente capace di provvedere a se stesso. Tale affermazione si evince chiaramente dalla giurisprudenza. A proposito del figlio oramai maggiorenne ed economicamente autosufficiente, la Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto al mantenimento non rivive nel caso di eventi che rendano nuovamente il figlio privo di sostentamento economico, sopravvivendo al più, in capo ai genitori, l’obbligo degli alimenti [7].

Da tanto si comprende che l’obbligo alimentare sia ben più “resistente” di quello al mantenimento, poiché esso sussiste in capo al genitore per il solo fatto della procreazione [8].

Cosa fare in caso di richiesta eccessiva?

Sebbene sia un diritto incontestabile, il versamento degli alimenti va commisurato alle condizioni economiche dell’obbligato. Inoltre, poiché lo scopo è quello di preservare la dignità di chi versi in stato di bisogno e consentirgli di sopravvivere, l’assegno non dovrà necessariamente essere commisurato al tenore di vita goduto dal figlio durante la convivenza coi genitori. Il contenuto dell’obbligazione alimentare, pertanto, non potrà mai essere sproporzionato alle proprie sostanze e deve essere volto sostanzialmente ad assicurare vitto, alloggio e cure mediche.

Nel caso in cui, ad esempio in sede di separazione giudiziale, venga richiesto al coniuge non affidatario un assegno alimentare eccessivo, bisognerà ribattere dimostrando la propria effettiva condizione patrimoniale. Nel caso in cui, poi, l’importo sia già stato determinato, la legge consente sempre di modificare i provvedimenti relativi al mantenimento del coniuge o della prole [9]. In sede giudiziale, quindi, potrà dimostrarsi il peggioramento delle proprie condizioni economiche ed ottenere una riduzione dell’obbligo alimentare. Inoltre, se il figlio svolge un’attività lavorativa, si potrà dimostrare la sua autosufficienza (mediante prova del reddito percepito oppure del tenore di vita mantenuto) ed ottenere una riduzione o addirittura la revoca dell’obbligo alimentare.

L’obbligo alimentare sussiste in capo al genitore fino a che il figlio non sia economicamente indipendente. Costituendo un dovere inviolabile di solidarietà familiare, spetta anche al figlio che, pur avendo un lavoro, si trovi in momentanea difficoltà economica. L’assegno, tuttavia, dovrà sempre essere proporzionato alle condizioni economiche del genitore obbligato.

note

[1] Articoli 433 e seguenti cod. civ.
[2] Art. 156 cod. civ.
[3] Art. 152 cod. civ.
[4] Art. 440 cod. civ.
[5] Art. 156 cod. civ.
[6] Art. 433 cod. civ.
[7] Cass., sent. N. 1585/2014 del 27.01.2014.
[8] Art. 147 cod. civ.
[9] Art. 710 cod. proc. Civ.

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