Diritto e Fisco | Articoli

Minaccia in assemblea e rifiuto di verbalizzare le dichiarazioni

17 agosto 2017


Minaccia in assemblea e rifiuto di verbalizzare le dichiarazioni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 agosto 2017



Riunione di condominio: non esiste l’obbligo per l’amministratore o per il presidente di riportare nel verbale qualsiasi frase o parola detta durante l’assemblea, anche se illecita.

L’assemblea è spesso momento di scontro tra condomini e, nella concitazione, accade non raramente che scappi qualche parola di troppo. Offese, minacce e oltraggi di tutti i tipi vengono proferiti come se la riunione di condominio fosse terreno franco, al pari di un campo di calcio. Al contrario, l’assemblea è un luogo come qualsiasi altro. Se da un lato è vero che il clima “caldo” può giustificare il tono di determinate frasi (secondo la Cassazione, infatti, ai fini della valutazione delle offese e del peso che esse hanno bisogna considerare anche il contesto in cui queste sono proferite), dall’altro è anche vero che il condominio richiede collaborazione e rispetto, proprio per via della vicinanza e della comunione che esso implica. Che fare, allora, se uno dei condomini, durante la riunione di condominio, minaccia un altro e il presidente dell’assemblea si rifiuta di verbalizzare le dichiarazioni illecite? Esiste un obbligo di riportare, sul verbale, qualsiasi parola o frase detta nel corso dell’adunanza? Di tanto si è occupata la Cassazione [1].

Tutti i condomini presenti in assemblea hanno l’obbligo di testimoniare e non possono esimersi dal farlo

La legge impone che le decisioni e le operazioni dell’assemblea di condominio siano riportate in un verbale; esso viene redatto durante la riunione in forma integrale o in forma sintetica, salvo in quest’ultimo caso l’obbligo di completamento in un momento successivo a cura dell’amministratore.

La verbalizzazione deve avvenire sempre, e cioè anche quando l’assemblea non si è regolarmente costituita o non ha deliberato.

Il verbale non ha un contenuto minimo. L’importante è che esso contenga l’indicazione di chi vi ha preso parte, le decisioni assunte, le maggioranze raggiunte, in modo da poter verificare il rispetto della legge. In particolare, il verbale deve riportare gli elementi necessari ad evidenziare il regolare svolgimento dell’assemblea e in particolare:

  • il luogo, la data e l’ora di apertura dell’assemblea;
  • l’ordine del giorno;
  • l’elenco nominativo dei partecipanti, specificando se presenti personalmente o per delega e il valore millesimale di ciascun rappresentato;
  • l’individuazione dei singoli condomini assenzienti, dissenzienti, assenti nonché il valore delle rispettive quote, al fine della verifica delle maggioranze assembleari prescritte dalla legge;
  • la nomina del presidente e del segretario;
  • l’esposizione della discussione su ciascun argomento;
  • la votazione, con indicazione dei nomi dei votanti favorevoli e di quelli contrari e delle rispettive quote di partecipazione;
  • ulteriori eventi rilevanti durante lo svolgimento dell’assemblea, quali l’allontanamento di un condomino dalla riunione;
  • l’ora e la dichiarazione di chiusura dell’assemblea;
  • la sottoscrizione del presidente e del segretario;
  • il comportamento tenuto dai condomini, ed in particolare l’eventuale allontanamento di uno o più condomini durante l’assemblea, con la precisa indicazione del momento in cui questo è avvenuto, se prima o durante la votazione.

Il verbale deve riportare le discussioni che avvengono su ciascun argomento posto all’ordine del giorno. Le dichiarazioni, le osservazioni, e gli interventi di ciascun partecipante devono essere riportati nel verbale solo su espressa richiesta dei partecipanti e in modo sintetico a condizione che siano inerenti all’ordine del giorno e siano oggetto di votazione. Questo significa che il segretario incaricato di redigere il verbale sotto dettatura del presidente non è tenuto a riportare ogni frase o dichiarazione, anche se si tratta di una offesa, un’ingiuria, una minaccia. Secondo la Cassazione, dunque, l’amministratore non è tenuto a redigere nel dettaglio ogni evento occorso durante lo svolgimento della riunione, fermo restando che, se gli altri condomini gli chiedono di farlo, non può esimersi.

In ogni caso, anche se la minaccia viene verbalizzata, il verbale non ha valore di atto pubblico incontestabile, ma è pari a una semplice scrittura privata [2]. In questo caso, così come nell’ipotesi in cui il presidente dell’assemblea si rifiuti di verbalizzare le dichiarazioni minacciose, resterà sempre l’obbligo per la vittima di dimostrare l’accaduto. In che modo? Sicuramente, le sue dichiarazioni saranno un momento essenziale per la decisione del giudice: nel processo penale – che si attiverà successivamente alla denuncia-querela del destinatario delle frasi illecite – il racconto dei fatti esposto dalla parte lesa può essere assunto dal giudice, anche in assenza di altre prove, a fondamento della decisione e della sentenza di condanna. In secondo luogo resta la possibilità di citare, quali testimoni, tutti i partecipanti all’assemblea, ossia gli altri condomini presenti. Questi ultimi sono obbligati a dire la verità, non potendo in tal caso l’amministratore (e/o i condomini presenti) rifiutarsi impunemente di dichiarare quanto avvenuto durante la riunione di condominio.

note

[1] Cass. sent. n. 20786 del 14.10.2015.

[2] Cass. 19 marzo 1996 n. 2297, Trib. Bari sent. n. 900/2010.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI