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Il marito denunciato non è sempre perdonabile

23 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 settembre 2017



Litigi in famiglia e condotte penalmente rilevanti: quando è possibile ritirare la querela e quando invece non è consentito dalla legge. 

I litigi durante il matrimonio o la convivenza sono spesso violenti e per nulla controllati. Spesso la tensione e lo stress accumulato per un rapporto ormai logoro se non già oggetto di separazione, conducono gli ex amanti a commettere dei fatti penalmente rilevanti. Minacce, percosse e quant’altro sono perseguiti dalla legge, se la vittima denuncia il loro accadimento. Tecnicamente si parla di querela che, una volta presentata apre le indagini ed il conseguente procedimento penale a carico del responsabile. Ebbene, come meglio specificato nell’articolo se la moglie ritira la denuncia non è reato, la querela può essere anche ritirata. Tale rimessione (è questo il termine tecnico che si usa) può avvenire in qualsiasi momento, anche davanti al giudice, evitando, pertanto, che il responsabile venga condannato per i fatti commessi.

Tuttavia, ci sono alcuni casi in cui la querela/denuncia non è ritirabile: vediamo quali sono.

Se minaccio, strattono ed ingiurio mia moglie, il reato è perdonabile?

Incominciamo col dire che l’ingiuria è stata depenalizzata e non è quindi più un reato. Ne abbiamo parlato più approfonditamente nell’articolo Parolacce dal vicino? Cosa fare. Per quanto riguarda, invece, le percosse e la minaccia esse sono penalmente rilevanti [1], ma altresì “perdonabili” dalla vittima. Prendiamo il caso della moglie (ma potrebbe essere stata anche la convivente) che in pendenza di matrimonio ed a seguito di un forte litigio, ha denunciato il marito per le percosse ricevute (ad esempio gli strattonamenti) e le minacce subite. In tal caso, la moglie può ritirare la querela fatta, evitando al marito (magari nel frattempo diventato ex) di essere condannato. Tale ritiro della querela (tecnicamente definito rimessione) può essere fatto in qualsiasi momento, anche davanti al giudice.

Se minaccio mia moglie con un arma, il reato è perdonabile?

In tal caso non è ammessa la remissione della querela. In altri termini, il ritiro della denuncia della moglie non impedirà alle autorità competenti di procedere penalmente nei riguardi del compagno colpevole. In tal caso, si dice che si procederà d’ufficio. Ricordatevi che anche la minaccia con un coltello è considerata aggravata [2] e non “perdonabile”.

Se faccio male a mia moglie, il reato è perdonabile?

Anche in questo caso, la condotta violenta del marito non può essere oggetto di “perdono” ad opera della moglie, anche se la lesione provocata è stata non particolarmente grave. Se è vero, infatti, che le autorità competenti sono venute a conoscenza dei fatti con la denuncia della donna, l’eventuale volontà della stessa di “ritirare” il tutto non è sufficiente. Anche in tal caso, si dice che si procederà d’ufficio.

Se maltratto ripetutamente mia moglie, il reato è perdonabile?

A tal proposito bisogna precisare che cosa sono i maltrattamenti subiti dalla moglie o dalla convivente e in quali circostanze essi sono penalmente perseguibili attraverso la figura di reato dei maltrattamenti in famiglia [3].

Sostanzialmente, nell’ipotesi in esame, il marito, con condotta abituale, costante e ripetuta, ingiuria, percuote, minaccia, ecc la propria consorte. Ebbene, al di là delle cause che possano in qualche modo spiegare perché ci si comporta così, il marito responsabile di questa condotta è perseguibile penalmente.

Si tratta di un reato per il quale si procede d’ufficio e per il quale, quindi, se la moglie ritira la denuncia fatta, non si potrà impedire il corso della giustizia.

Attenzione, però. Se i fatti accaduti sono stati sporadici, essi dovranno essere giudicati singolarmente: in tal caso, si potrà accusare il responsabile di minaccia, di percosse, ecc. Ebbene, se ricorreranno tali presupposti, il ritiro della querela della moglie potrà impedire la prosecuzione del procedimento penale a carico del marito.

note

[1] Artt. 581 – 612 cod. pen.

[2] Art. 612, co. 2 cod. pen.

[3] Art. 572 cod. pen.

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