HOME Articoli

Lo sai che? Spese alberghiere per i professionisti

Lo sai che? Pubblicato il 23 settembre 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 23 settembre 2017

Spese di vitto e alloggio sostenute dal professionista: in quali casi si possono scaricare?

Le spese alberghiere e per la somministrazione di alimenti e bevande sostenute dal professionista, nella maggior parte delle ipotesi, si possono dedurre dal reddito con forti limitazioni. Dal 2017 [1], però, è possibile dedurle integralmente nel caso in cui siano sostenute in occasione della partecipazione a un corso di formazione, oppure se sono correlate all’esecuzione di un incarico professionale. Facciamo allora il punto della situazione sulla possibilità di dedurre le spese di vitto e alloggio dal reddito professionale.

Come si deducono le spese per alberghi e ristoranti

Le spese sostenute dal professionista per vitto e alloggio si deducono dal reddito, nella generalità dei casi, in misura pari al 75% dell’importo e, in ogni caso, per un importo complessivamente non superiore al 2% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta.

In buona sostanza, se il professionista, nell’anno, spende 1000 euro tra alberghi e ristoranti e incassa un totale di 20mila euro di compensi, può dedurre dal reddito  non 750 euro (il 75% di 1000), ma 400 euro, in quanto questo è il limite del 2% dei compensi.

Se il professionista, però, ha scelto il regime fiscale dei contribuenti minimi, può dedurre le spese alberghiere e di ristorazione al 100%, se strettamente inerenti all’attività. Non può dedurre alcuna spesa, invece, se aderisce al nuovo regime forfettario.

Deduzione delle spese per alberghi e ristoranti addebitate al committente

Se le spese alberghiere e per la somministrazione di alimenti e bevande sono sostenute nell’ambito di un incarico professionale, il professionista le può dedurre al 100% se le riaddebita analiticamente al committente.

Se, invece, le spese sono sostenute direttamente dal committente, queste non costituiscono un compenso in natura per il professionista.

Da una parte, quindi, la deducibilità dei costi relativi al vitto e all’alloggio è integrale, nel caso in cui le spese siano addebitate, in fattura, al committente; dall’altra parte, i costi sostenuti dal committente non devono essere più fatturati dal professionista, perché non costituiscono più, per lui, un compenso.

Deduzione delle spese per alberghi e ristoranti sostenute per corsi di formazione

Le spese alberghiere e di ristorazione sostenute dal professionista per partecipare a convegni, congressi, master, corsi di formazione, aggiornamento e simili, sino all’anno 2016 scontavano un triplo limite di deducibilità: era difatti deducibile dal reddito il 50% del 75% delle spese stesse, entro il limite del 2% dei compensi.

Dal 2017, invece, le spese per il vitto e l’alloggio sostenute in occasione della partecipazione a eventi formativi (master, corsi, seminari, convegni, etc.) sono deducibili al 100%, entro 10mila euro annui.

La deducibilità è integrale (e lo era anche nel 2016) per i contribuenti minimi, mentre nessuna deduzione è prevista per i professionisti nel regime forfettario.

note

[1] L. 81/2017.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI