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Dopo il divorzio a chi va la casa nel fondo patrimoniale?

18 agosto 2017


Dopo il divorzio a chi va la casa nel fondo patrimoniale?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 agosto 2017



Lo scioglimento degli effetti civili del matrimonio determina la cessazione automatica del fondo patrimoniale.

Nel momento in cui marito e/o moglie decidono di conferire, in un fondo patrimoniale, un bene comune o di proprietà di uno solo dei due è normale domandarsi a chi va la proprietà di detto bene e, soprattutto, dopo il divorzio, che fine fa la casa nel fondo patrimoniale suddetto. La risposta è nel codice civile che elenca le cause di scioglimento di tale vincolo e, tra queste, include anche lo scioglimento, l’annullamento e la cessazione degli effetti civili del matrimonio [1]. Ma procediamo con ordine.

 

Prima di spiegare che fine fa la casa nel fondo patrimoniale dopo il divorzio, dobbiamo ricordare che il fondo patrimoniale è un vincolo su uno o più beni immobili (case, terreni, ecc.) o mobili registrati (auto, moto, ecc.) o titoli di credito. Con la costituzione di questo vincolo, tutti i frutti di tali beni (ad esempio il canone di affitto della casa) devono essere utilizzati solo per i bisogni della famiglia; contemporaneamente detti beni non possono essere venduti o donati se non c’è il consenso di entrambi i coniugi. Ulteriore effetto è il divieto, per i creditori, di pignorare i beni nel fondo patrimoniale, salvo che il debito per il quale agiscono sia stato contratto per esigenze della famiglia: in tale ipotesi il fondo non protegge dalle azioni esecutive.

Il fondo può essere costituito in qualunque momento del matrimonio:

  • da uno solo dei coniugi, da entrambi i coniugi o da un terzo (con accettazione da parte dei coniugi).
  • da un terzo con testamento.

Se il bene, appena acquistato, viene conferito nel fondo patrimoniale la proprietà diventa di entrambi i coniugi, che lo amministrano secondo le norme sulla comunione legale, salva diversa disposizione contenuta nell’atto costitutivo.

Tuttavia, nel fondo si possono inserire anche beni che erano già di proprietà di uno o di entrambi i coniugi; in tal caso la titolarità non muta per via dell’inserimento nel fondo medesimo. Facciamo un esempio: in una coppia di sposi, il marito è proprietario di un appartamento; dopo qualche anno l’uomo decide di mettere l’immobile nel fondo patrimoniale. In tal caso la proprietà resta ugualmente sua, anche se la moglie acquisisce il diritto di amministrare il bene senza per questo divenirne titolare.

Vediamo ora di comprendere a chi va la casa nel fondo patrimoniale dopo il divorzio. Se è vero che la separazione non determina alcun mutamento sul fondo patrimoniale, al contrario il fondo cessa in automatico in caso di divorzio o di annullamento del matrimonio. Questo significa che il bene torna in capo al legittimo titolare, ossia di colui che ne era proprietario prima del conferimento. Ad esempio, se il marito decide di inserire nel fondo un bene proprio, con il divorzio il bene torna ad essere completamente suo (in realtà, la proprietà non è mai cessata, neanche con la costituzione del fondo, il quale implica solo un vincolo di indisponibilità e l’amministrazione congiunta in capo a entrambi i coniugi).

Se viceversa la casa era in comproprietà di marito e moglie, ciascuno dei due conserva la rispettiva quota e quindi si applicano le norme sullo scioglimento della comunione legale.

Nonostante il divorzio, però, il fondo patrimoniale non cessa se ci sono ancora figli minorenni. In tal caso il fondo dura fino a quando il figlio più piccolo diventa maggiorenne. In tal caso il giudice ordinario può stabilire regole per l’amministrazione del fondo (su istanza dell’interessato); considerate le condizioni economiche dei genitori e dei figli può anche attribuire ai figli una quota dei beni dello stesso, in godimento o in proprietà.



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