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Il raffreddore e l’indigestione sospendono le ferie?

20 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 agosto 2017



Se il lavoratore si raffredda o ha il mal di pancia durante le ferie ha il diritto di sospenderle per malattia?

Il raffreddore, l’indigestione e altri piccoli malanni, per quanto abbastanza comuni, possono rovinare le vacanze. Il lavoratore, però, non è costretto a “bruciarsi” le ferie perché la malattia è intervenuta durante il periodo di vacanza, ma può chiederne la sospensione per malattia. Sarà dunque il medico a valutare se il raffreddore, o l’indigestione, è incompatibile con il godimento delle ferie: in caso positivo, le ferie sono sospese per tutto il periodo di malattia e riprendono a decorrere dopo la guarigione del lavoratore.

Ma in quali casi il raffreddore, l’indigestione e i piccoli malanni possono sospendere le ferie, e come comportarsi se il datore di lavoro non vuole concedere nuovi periodi di vacanza? Facciamo il punto della situazione.

Quando il raffreddore e l’indigestione interrompono le ferie

Innanzitutto, bisogna chiarire che raffreddori, mal di pancia e malanni di vario genere sospendono le ferie se compromettono la funzione essenziale di queste assenze dal lavoro, cioè il recupero delle energie psicofisiche dopo un lungo periodo di attività. Un’indigestione che si risolve nell’arco di una serata, dunque, difficilmente sarà giudicata dal medico curante tale da compromettere le ferie; lo stesso vale per un’infreddatura passeggera e per altre malattie di breve durata. Vi sono poi alcune malattie, come il mal di testa e la depressione, che traggono giovamento dai periodi di vacanza, dunque non compromettono la funzione delle ferie.

Se il raffreddore o l’indigestione, invece, si aggravano a tal punto da causare una febbre elevata, ridurre la mobilità o addirittura comportare un ricovero ospedaliero, non vi sono dubbi sull’interruzione delle ferie per malattia.

In ogni caso, l’ultima parola spetta sempre al medico che, nel caso in cui riscontri l’incompatibilità della malattia col godimento delle ferie, trasmette all’Inps il certificato di malattia.

Che cosa deve fare il lavoratore che si ammala durante le ferie

Se il dipendente sta male durante le ferie, deve farsi visitare subito dal suo medico curante (o dalla guardia medica, o da un medico o una diversa struttura sanitaria convenzionata, se si trova in vacanza lontano dalla sua abitazione). Il medico, come anticipato, nel caso in cui verifichi l’impossibilità di godere le ferie a causa della malattia, invia all’Inps telematicamente il certificato di malattia. Nel certificato il lavoratore deve specificare il domicilio presso cui sarà disponibile per la visita fiscale, anche se non si tratta della sua residenza (può essere, ad esempio, la casa vacanze o l’albergo).

Il dipendente deve poi informare immediatamente il datore di lavoro della malattia, in quanto la sospensione delle ferie si produce a partire dal momento in cui il datore viene a conoscenza della patologia del lavoratore [2].

Che cosa fare se il datore di lavoro contesta la sospensione delle ferie

Il datore di lavoro, nonostante il medico dichiari l’incompatibilità della malattia con le ferie, può contestare la loro interruzione: può sostenere, ad esempio, che la patologia non è così grave da essere incompatibile con le ferie.

In questo caso l’ultima parola non spetta a lui, perché non è un medico, ma deve richiedere l’invio di una visita fiscale all’Inps. Se dalla visita fiscale emerge che la malattia non è tale da determinare la sospensione delle ferie, al lavoratore non resta altro che rivolgersi a un giudice.

Che cosa fare se il datore di lavoro non vuole concedere nuove ferie

Se la malattia si verifica durante un periodo di ferie collettive, cioè durante un periodo in cui tutti i lavoratori sono in ferie perché l’azienda è chiusa, è probabile che il datore di lavoro abbia difficoltà a concedere le ferie non fruite in un periodo successivo. Che cosa può fare, in questi casi, il lavoratore?

Purtroppo il dipendente, anche nell’ipotesi in cui abbia parecchie ferie arretrate, non può assentarsi di sua iniziativa, ma è sempre necessario un accordo col datore di lavoro.

Quest’ultimo, però, nell’ipotesi in cui non offra la possibilità di assentarsi in nessun altro periodo, può essere denunciato per aver illegittimamente rifiutato di concedere le ferie, che sono irrinunciabili e non monetizzabili. Il diniego illegittimo delle ferie, difatti, è sanzionato in via amministrativa e può, inoltre, provocare un danno non patrimoniale, per il mancato reintegro delle energie psicofisiche e per la mancata partecipazione alla vita familiare e sociale, che il datore è tenuto a risarcire [3].

Il dipendente, per poter essere risarcito, deve dimostrare l’esistenza e l’entità del danno da usura psico-fisica e il collegamento fra questo e la mancata fruizione del periodo di ferie [4].

note

[1] Corte Giust. Ce, sent. n. C/08/2009.

[2] Cass. Ss.Uu. sent. n. 1947 del 23.02.1998.

[3] Trib. Padova, sent n. 714 del 16.10.2007.

[4] Cass. sent. n. 1307 del 05.02.2000.

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