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Video e audio postati all’insaputa: fino a 4 anni di carcere

18 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 agosto 2017



Diventa reato registrare una persona ignara di essere ripresa e caricare il file sui social per ledere la sua immagine o reputazione. Ma c’è qualche eccezione.

C’è chi lo fa per scherzo e chi lo fa per vendetta. Ma spiritosi e vendicativi hanno i giorni contati: da novembre, postare sui social network un video o un audio di una persona registrato a sua insaputa può costare fino a 4 anni di carcere.

Il governo, infatti, si prepara a introdurre il reato di «fraudolenta diffusione di riprese audio o video di una persona inconsapevole», così come disposto dalla legge delega sulla riforma del processo penale che modifica, tra le altre cose, la normativa sulle intercettazioni [1].

Che cosa chiede il Parlamento al Governo? Che venga protetta la reputazione di chi, a sua insaputa, viene filmato o registrato (anche al telefono) e finisce in pasto ai curiosi su Facebook, Instagram, YouTube  o chissà su quale altra rete sociale. Nello specifico, la legge chiede di «prevedere che costituisca delitto, punibile con la reclusione non superiore a 4 anni, la diffusione, al solo fine di recare danno alla reputazione o all’immagine altrui, di riprese audiovisive o registrazioni di conversazioni, anche telefoniche, svolte in sua presenza ed effettuate fraudolentemente».

Sarà reato, dunque, pubblicare una foto di una persona in bella compagnia sulla spiaggia, sapendo che quella «bella compagnia» non è quella che dovrebbe essere al suo fianco. Oppure fare e postare sui social un video di qualcuno (conosciuto o sconosciuto) mentre passeggia tranquillamente per strada sapendo che non doveva trovarsi lì in quel momento. O, ancora, registrare e rendere pubblica una conversazione telefonica privata di un altro.

Video e audio all’insaputa: quando scatta il reato

Naturalmente, registrare video e audio all’insaputa diventa reato a certe condizioni: che ci sia la diffusione del file, che ci sia dolo specifico di danno e che l’ignaro protagonista del video o dell’audio sia presente al momento della registrazione ma non sappia di essere immortalato. Che cosa vuol dire? Vuol dire che, per commettere reato, si deve:

  • pubblicare la registrazione sui social network o, comunque, metterla a disposizione di un numero indeterminato di persone (diffusione) con l’intenzione di danneggiare la sua immagine e la sua reputazione;
  • registrare l’audio o il video ingannando l’interessato («tranquillo, non ho registrato nulla…»), cioè fare una registrazione fraudolenta.

E se la persona che stiamo registrando di nascosto «mangia la foglia», cioè se ne accorge e ci chiede di cancellare tutto o di non rendere pubblico il filmato? Qui si pone un piccolo problema: una cosa è ingannare una persona, altra ben diversa è non rispettare una sua esplicita volontà. In quest’ultimo caso, se ci fossero gli estremi, potrebbe essere contestata la violazione della privacy.

Video e audio all’insaputa: quando non scatta il reato

E se, invece, sempre all’insaputa del diretto interessato, pubblico una sua registrazione per elogiare la sua persona? In questo caso non scatta il reato. Ma bisogna, comunque, stare attenti.

Pensiamo, ad esempio, a chi scatta dal suo asciugamano in spiaggia per salvare qualcuno che rischia di annegare. Se un altro bagnante riprende tutto con il telefonino e pubblica il filmato su Facebook, sicuramente «l’eroe» riceverà la stima e l’ammirazione di tutti, insieme a migliaia di «like». Ma chi ha detto che a lui piaccia finire sui social network come un eroe? Chi ha detto che la sua immagine, pur migliorata dopo tale nobile gesto, poteva finire in Rete senza il suo consenso? In questo caso, e a differenza di quelli visti prima, l’ignaro Superman può avviare qualche azione civile, ma non penale.

Non scatta il reato per video e audio fatti all’insaputa nemmeno quando le registrazioni vengono utilizzate durante un procedimento amministrativo o giudiziario, nell’ambito del diritto di cronaca o per difendere un altro diritto anche in via stragiudiziale.

note

[1] Legge 103/2017.

Autore immagine: 123rf.com

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