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Lo sai che? Come funzionano i permessi della legge 104?

Lo sai che? Pubblicato il 27 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 settembre 2017

Congedi legge 104: chi ne ha diritto, come richiederli, come usarli correttamente per evitare il licenziamento.

La legge 104 prevede speciali congedi o permessi a favore dei lavoratori portatori di handicap grave e di coloro che li assistono uno di questi soggetti. Come funzionano i permessi della legge 104? Si tratta di due ore di permesso giornaliero retribuito o, in alternativa, di tre giorni di permesso mensile (sempre retribuito) che possono essere utilizzati anche in modo continuativo. Tre giorni di permesso sono previsti anche per i familiari, lavoratori dipendenti, pubblici o privati, che assistono una persona con una disabilità grave (che non sia ricoverata). Il familiare in questione deve essere:

  • il coniuge o il convivente;
  • un parente o affine entro il secondo grado;
  • un parente o affine entro il terzo grado, qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto 65 anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti.

I permessi 104 spettano al disabile o a un familiare che lo assiste e sono retribuiti

Permessi legge 104: a chi spettano?

Per poter fruire dei permessi per assistere un disabile, questi deve avere un handicap grave riconosciuto. Significa che deve avere la certificazione medica rilasciata dall’apposita Commissione medica Asl oppure, se il disabile è in attesa della pronuncia della Commissione Asl , possono essere effettuati degli accertamenti provvisori, da un medico specialista. Quest’ultimo rilascerà una certificazione provvisoria che resterà valida fino all’accertamento definitivo da parte della Commissione Asl.

Permessi legge 104: sono pagati?

I permessi 104, come detto in apertura, sono retribuiti. L’Inps, infatti, riconosce un’indennità per le assenze per l’assistenza ai disabili, la quale viene anticipata dal datore di lavoro e solo in seguito rimborsata dall’Inps. Paga direttamente l’Istituto solo se il lavoratore è un:

  • operaio agricolo;
  • lavoratore stagionale;
  • lavoratore domestico;
  • lavoratore disoccupato;
  • lavoratore sospeso dal lavoro che non usufruisce del trattamento di Cassa integrazione guadagni straordinaria;
  • in particolari ipotesi di mancata anticipazione da parte del datore di lavoro.

 

Permessi legge 104: come fare domanda?

Per poter avere i permessi, basta inoltrare un’apposita domanda all’Inps, tramite:

  • i Servizi online per il cittadino, andando sul sito (è necessario il codice Pin o l’identità unica digitale Spid);
  • il numero 803.164 (Contact Center Inps- Inail: è ugualmente necessario il codice Pin);
  • un qualsiasi patronato.

La domanda deve essere inviata anche all’amministrazione/datore di lavoro. Da sottolineare che l’azienda non può rifiutarsi di concedere i permessi ma può concordare con il dipendente una programmazione dei giorni se:

  • non è compromesso il diritto di assistenza del disabile;
  • le giornate di assenza sono individuabili;
  • i criteri di programmazione sono condivisi.

Il dipendente può, comunque, modificare unilateralmente le giornate di permesso, a seconda delle esigenze del disabile che prevalgono sulle esigenze aziendali.

Non si possono usare i permessi 104 per uscire con gli amici

Permessi legge 104: come usarli correttamente?

Il dipendente che fruisce dei permessi 104 deve usarli correttamente: il datore di lavoro, infatti, è autorizzato a licenziare il dipendente che li utilizza per soddisfare esigenze personali (per comportamento infedele). La legge, a tal proposito, è molto chiara: i congedi in questione servono solo per assistere un parente non autosufficiente per tutta la durata del permesso stesso. E anche nel tempo in cui il disabile dorme; ciò significa che, per esempio, il lavoratore non può assentarsi durante la notte per uscire con gli amici.

Il motivo di quanto detto è molto semplice: il lavoratore che usa i permessi 104 per motivi personali scarica sulla collettività e sull’azienda i costi della propria pigrizia e infedeltà, costringendo il datore a retribuirlo (come detto è il datore che anticipa l’indennità, solo dopo rimborsata  dall’Inps). E non è tutto: se il dipendente si assenta per motivi futili costringe il datore ad organizzare la distribuzione delle mansioni “alla meglio”, addossando sui colleghi del dipendente infedele, chiamati a sostituirlo, i compiti che, invece, questi dovrebbe svolgere [1]. Interessante, sul punto, anche Permessi 104: come usarli correttamente?

note

[1] Cass. sent. n. 12776 del 30.04.2015.


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