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Diritto al buono pasto durante le ferie

20 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 agosto 2017



Il dipendente ha diritto al buono pasto anche quando si trova in vacanza?

Il buono pasto, come chiarito dal recente decreto che ne ha riordinato la disciplina [1], ha la finalità di sostituire il servizio mensa dell’azienda: si tratta, in particolare, di un mezzo di pagamento (emesso in forma cartacea o elettronica) erogato dal datore di lavoro ed utilizzabile dal lavoratore per acquistare pasti o prodotti alimentari.

I buoni pasto, dunque, sono alternativi alla mensa aziendale e sono assegnati per ogni giornata lavorata: per questo motivo, il lavoratore non ha il diritto di percepirli quando è in ferie, o in malattia, o per le domeniche e le giornate non lavorative.

Il lavoratore, invece, ha il diritto di percepire i buoni pasto quando si trova in trasferta, a meno che non gli sia riconosciuta un’indennità per le spese di vitto o non abbia diritto al rimborso analitico delle spese. Inoltre, il diritto di ricevere i buoni pasto sussiste anche nel caso in cui il lavoratore prenda dei permessi, se la giornata risulta in parte lavorata.

Ma procediamo per ordine e chiariamo, alla luce delle ultime novità, i casi in cui il lavoratore ha diritto al buono pasto.

Tutti i datori di lavoro sono obbligati a erogare i buoni pasto?

Come abbiamo detto, il buono pasto ha la funzione di sostituire la mensa: il diritto alla mensa o al buono pasto, però, non sono previsti dalla legge per tutti i lavoratori. Per capire se il datore di lavoro è obbligato a erogare i buoni pasto, dunque, bisogna vedere che cosa dispone il contratto collettivo applicato.

Se in azienda è presente il servizio mensa il datore di lavoro non concede i buoni pasto?

Il datore di lavoro ha la facoltà di concedere i buoni pasto anche se è presente in azienda un servizio di somministrazione diretta di vitto, come la mensa. Ciò che non è possibile è che lo stesso dipendente possa fruire della mensa e del buono pasto contemporaneamente.

Tutti i lavoratori hanno diritto ai buoni pasto?

In base alle ultime modifiche apportate dal decreto di riordino dei buoni pasto, questi possono essere riconosciuti anche nel caso in cui l’orario di lavoro non preveda una pausa per il pasto.

Possono essere beneficiari dei buoni pasto, oltre ai dipendenti full time, anche i lavoratori a tempo parziale. Inoltre, possono beneficiare dei buoni pasto anche i lavoratori parasubordinati (co.co.co.).

Si possono cumulare i buoni pasto?

In base alle previsioni del nuovo decreto, il lavoratore può cumulare sino a un massimo di 8 buoni pasto.

Si possono cedere i buoni pasto?

I buoni pasto non possono essere ceduti, né commercializzati, né convertiti in denaro e sono utilizzabili solo dal titolare. È possibile utilizzare i buoni esclusivamente per l’intero valore facciale.

Si possono spendere i buoni pasto quando il lavoratore è in ferie?

Come abbiamo già detto, il lavoratore ha diritto al buono pasto per ogni giornata lavorata, quindi se è assente, ad esempio per ferie, il buono pasto non spetta.

Tuttavia, un conto è la spettanza del buono pasto, un altro è il momento in cui il buono pasto viene utilizzato. Considerando che, adesso, il lavoratore ha la possibilità di cumulare sino a 8 buoni pasto, può capitare che l’utilizzo presso un esercizio convenzionato avvenga durante una giornata di ferie, o in cui il lavoratore è assente.

Bisogna pagare tasse e contributi sui buoni pasto?

I buoni pasto costituiscono un reddito esente da tassazione e da contribuzione Inps. A differenza delle somministrazioni dirette di vitto, che sono totalmente esenti, i ticket godono dell’esenzione sino al valore, per singolo buono, di   5,29 euro, se erogati in forma cartacea, e di 7 euro se si tratta di buoni elettronici.

L’importo del valore nominale del ticket eccedente il limite di  5,29 euro (o di 7 euro, se elettronico),invece, costituisce retribuzione imponibile.

È bene, poi, precisare che, secondo due noti provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate [2], l’esenzione dei buoni pasto è possibile solo se questi sono offerti alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee di lavoratori.

note

[1] Mise, decr. n. 122 del 7.06.2017.

[2] Circ. 188E/1998; Circ. 326E/1997.


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