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Come fregare il Fisco

4 ottobre 2017 | Autore:


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Mancato scontrino, finta separazione, false fatture, donazioni, sottrazione fraudolenta, elusione: come si pagano meno tasse o non si pagano per nulla.

Italiani, popolo di fantasiosi? Sicuramente. Qui sono nati nei secoli alcuni dei geni che il mondo ammira e invidia. E qui nascono ancora altri geni che l’Agenzia delle Entrate perseguita: quelli che, appena aprono gli occhi ogni mattina, si chiedono: «Come fregare il Fisco?» E la cosa incredibile è che hanno la riposta pronta, perché trovano sempre il modo per vivere da parassiti senza pagare le tasse (o senza pagare tutte quelle che dovrebbero). Almeno finché la Guardia di Finanza non busserà alla loro porta con in mano un conto da saldare più lungo della loro perversa immaginazione.

Come evadono il Fisco gli italiani? Quali sono quelle risposte che tengono sempre pronte quando si chiedono ogni mattina come fregare il Fisco? Vediamo le più frequenti e le più innovative.

Non si vuole dare delle idee ma denunciare il modo in cui qualcuno pensa che abbia il diritto di vivere sulle spalle della gente onesta

Chi sono gli evasori in Italia

Secondo la Banca d’Italia, gli evasori fiscali in Italia si dividono in tre categorie:

  • tra chi possiede terreni e immobili, paga le tasse regolarmente soltanto il 17%. Il restante 83% riesce a fare il furbo;
  • più della metà (il 56%) dei lavoratori autonomi e degli imprenditori nasconde qualche tesoretto al Fisco;
  • poco meno della metà (il 44%) dei dipendenti o pensionati che svolgono un secondo lavoro (magari in nero).

A poco è servito finora, dunque, la stretta del Fisco sui contribuenti, con controlli più severi sui conti correnti, con la cancellazione del segreto bancario in Svizzera (il Paradiso dei paradisi per gli italiani che volevano crearsi una vita parallela) o con il duro lavoro della Guardia di Finanza per cercare di stanare i parassiti. Nonostante tutto ciò, dicevamo, c’è chi riesce a fregare il Fisco. Come? Vediamo un po’.

Donazioni a società no profit o sportive

Quanto è bravo l’imprenditore che, con enormi sacrifici, decide di destinare una parte del proprio fatturato a chi si dedica ad aiutare gli altri o a quelle realtà che puntano sulla crescita dei giovani, come le società sportive dilettantistiche. Quanto sono bravi quelli che lo fanno davvero senza ricavarci un solo euro, solo perché credono in questi valori. E quanto sono furbi quelli che lo fanno per fregare il Fisco.

Uno dei sistemi più ricorrenti, infatti, è quello di fare una donazione a delle società no profit per trarre un beneficio fiscale che può superare il 25% o, meglio ancora, mettere in piedi una propria Onlus o una società sportiva all’insegna della beneficienza. In realtà, l’imprenditore o il professionista diventa benefattore e beneficiario: in questo modo, riesce ad usufruire di un regime fiscale agevolato e, pensate un po’, anche ad avere la possibilità di ottenere il 5 per mille delle tasse pagate dai contribuenti. Questo trucco è più conveniente quanto più è «generoso» l’animo dell’imprenditore.

Più soldi destina alla sua Onlus e più ne detrae

Fatture false o «gonfiate»

Altro sistema assai utilizzato per fregare il Fisco è quello di giocare con i numeri sulle fatture o con le fatture stesse. Pezzi di carta creati ad hoc per dichiarare servizi mai prestati ed operazioni mai esistite. Basta inserirli tra i costi dell’azienda o della società, pagare la fattura con una mano e ricevere i contanti sull’altra mano perché, appunto, non ho avuto alcuna prestazione.

Chi si occupa di creare queste fatture false? Quelle che di solito vengono chiamate «società cartiere» proprio perché il loro compito è quello di creare delle «carte false». Funziona così: la «cartiera» emette una fattura per un’operazione che non esiste. La società che la deve pagare ottiene una riduzione dell’imponibile che, poi, graverà sulla «cartiera» stessa. La quale, però, essendo una società fantasma, non dichiarerà mai alcunché al Fisco, anzi: ad un certo punto verrà fatta sparire.

Piano B sulle fatturazioni: gonfiare i numeri. In questo caso non c’è bisogno di una società «cartiera» ma servirà soltanto un accordo tra due aziende o tra due professionisti per indicare sulla fattura dei corrispettivi molto più elevati rispetto a quelli veri. Il trucco funziona in modo particolare su quel tipo di prestazioni difficili da quantificare (quella di un professionista, ad esempio). Quei numeri serviranno a coprire eventuali vendite in nero.

Prendi un caffè? Niente scontrino

E magari fosse soltanto il caffè. Quando il cliente ha fretta, il gestore dell’esercizio commerciale che vuole fregare il Fisco non lo trattiene di sicuro: perché chi deve andar via di corsa deve perdere del tempo prezioso aspettando lo scontrino?

Magari fosse solo il caffè, dicevamo. La pratica di non emettere lo scontrino fiscale è di moda anche in alcuni di quei ristoranti che ti servono il menù fisso a mezzogiorno ad un prezzo stracciato (e vuoi pure che paghi le tasse?) o al mercato, dove servire un chilo di mele e due di pomodori non sempre equivale a mettere nel sacchetto lo scontrino fiscale.

Vogliamo parlare di ricevute o fatture? Parliamone, perché anche questo è un modo abbastanza frequente per fregare il Fisco. Se chiamo il muratore o l’idraulico per sistemare quelle due o tre cosette e lo pago in nero, risparmio l’Iva che non posso scaricare.

Così, anziché uno siamo in due a fregare in Fisco, in bella compagnia

Certo, cliente ed artigiano possono farsi qualche problema di coscienza (o, più facilmente, non vogliono rischiare troppo). Come fregare il Fisco, a questo punto? Se sono venuto a sistemarti due o tre cose, facciamo la ricevuta per una sola delle riparazioni e il resto lo si paga in nero. Si sa mai che qualcuno dica che non si pagano le tasse.

Lo stesso trucco viene utilizzato da alcuni bar o ristoranti. Non sarebbe la prima volta che il titolare di una trattoria incassa 10 euro per un menù fisso e fa lo scontrino di 1 euro. «E se trovi fuori la Finanza, dì che hai preso un caffè». Conviene pulirsi bene la bocca e mangiare una mentina prima di uscire.

Quel magazzino sottovalutato

Quale modo migliore per tirar giù i ricavi che abbassare il valore delle rimanenze del magazzino? Quella merce che non si riesce a vendere ma che, comunque, condiziona il reddito imponibile ai fini fiscali. Meno valore o meno merce dichiaro di avere (ma che venderò l’anno successivo, dovessi metterla al 70% di sconto), meno tasse pago.

Le finte separazioni tra i coniugi

Non solo imprenditori o professionisti. Il parterre dei furbi che vogliono fregare il Fisco si arricchisce dei singoli privati che le studiano tutte a tavolino per pagare poche tasse o per non pagarle affatto.

Tra i trucchetti più utilizzati c’è quello della separazione coniugale. Faccio saltare un matrimonio solo per fregare il Fisco? Sì, ma solo per finta. Si va dal giudice, si dice che non si vuole più vivere insieme e si chiede la separazione. Legalmente è tutto a posto, no?

Non del tutto se si continua a vivere insieme. E non per finta

Lo schema è ben architettato. Chi dei due coniugi guadagna di più versa l’assegno di mantenimento all’altro, assegno che andrà detratto nella dichiarazione dei redditi. E, così, il primo risparmio (consistente quanto illegale) è servito.

Il secondo arriva dalla casa. E’ vero che continuano a vivere insieme ma, dopo la «separazione» entrambi hanno residenze diverse. Uno dei due si è trasferito nella seconda casa che avevano al mare. Il che vuol dire che entrambi hanno solo una prima casa: via i tributi locali come Imu e Tasi, via l’Irpef. Resta solo la Tari ridotta. Ma vuoi mettere?

Se, invece, avessero dei figli maggiorenni, avrebbero potuto fregare il Fisco in un altro modo, sempre grazie alla finta separazione: bastava donare la casa al mare ai figli, lasciare quella in cui abitano ad uno dei coniugi ed acquistare da un costruttore un altro immobile come prima casa. Beneficiando dell’Iva agevolata: il 4% anziché il 10%.

Ha risparmiato più della metà.

La sottrazione fraudolenta

Non è finita. Chi vuole fregare il Fisco qualche volta ricorre anche alla sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte [1]. Consiste nel fingere di vendere dei beni o di realizzare delle operazioni finanziarie al solo fine di evitare una procedura di riscossione coattiva (cioè un pignoramento o un fermo) da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. In sostanza, come sostiene anche la Cassazione [2], ricorre in questo reato chi utilizza dei mezzi fraudolenti per occultare i propri beni e sottrarsi, in questo modo, al pagamento di un debito tributario, pur non essendo in atto una procedura di riscossione. Cioè, uno anticipa il Fisco, per intenderci.

Ma…c’è un «ma». La legge punisce questa condotta se la somma che il contribuente intende sottrarre è superiore ai 50mila euro. Significa che al di sotto di questa cifra non scatta il reato. Se la soglia viene superata, si rischia la reclusione da sei mesi a quattro anni. La pena aumenta se la sottrazione fraudolenta supera i 200mila euro: è prevista la reclusione da uno a sei anni.

L’elusione fiscale depenalizzata

Chi si chiedeva come fregare il Fisco e non aveva trovato ancora il modo di farlo si sarà forse aggrappato alla riforma fiscale approvata nel 2015 [3]. Il decreto in questione contiene la regolamentazione dell’elusione fiscale, quella che tecnicamente viene chiamata «abuso di diritto».

Ma perché qualcuno ritiene che si tratti di un regalo agli evasori?

In primo luogo, perché la riforma non si applica agli accertamenti che sono in corso, il che si traduce in un ipotetico condono gratuito per chi ha, di fatto, cercato di fregare il Fisco (comprese le banche e le grandi imprese).

Inoltre, e questo è il punto determinante, perché viene depenalizzata l’elusione fiscale, cioè, e per usare una definizione ufficiale, «l’uso distorto di strumenti giuridici idonei ad ottenere un risparmio d’imposta», anche quando quella condotta non è in contrasto con alcuna disposizione.

In altre parole, è possibile utilizzare dei mezzi legali per fregare il Fisco

Quali mezzi? Ad esempio, intestare dei beni di lusso ad una società di comodo o stabilire la residenza in un Paese estero all’unico scopo di pagare meno tasse.

Non toccherà al contribuente dimostrare di essere nel torto ma dovrà essere il Fisco a provare che c’è un disegno abusivo, una manipolazione e un’alterazione dei mezzi giuridici utilizzabili, descrivendo nel dettaglio l’abuso presuntamente commesso.

Il paradosso? Il fatto che eludere qualche milione al Fisco non è più un reato. Ma lo è non rilasciare lo scontrino di un caffè ad un cliente. Anche quando va di corsa.

note

[1] Art. 11 legge n. 74/2000.

[2] Cass. sent. n. 39079/2013.

[3] Dlgs. n. 128/2015.

Autore immagine: 123rf.com


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