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Lo sai che? Firma: va messo prima il nome o il cognome?

Lo sai che? Pubblicato il 20 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 agosto 2017

La firma comprende nome e cognome; l’ordine richiede generalmente prima il nome e poi il cognome, salvo diversamente stabilito.

Ti sarà sicuramente capitato di presentare un’istanza o un documento ufficiale in cui dover riportare le tue generalità e, in quell’occasione, di chiederti se debba essere indicato prima il nome o il cognome. Di solito, quando si tratta di modelli prestampati, sono questi stessi a indicare, in corrispondenza dei relativi spazi bianchi, cosa scrivere. In questo caso, il dichiarante non avrà difficoltà a stabilire se va messo prima il nome o il cognome. Ma cosa succede quando si è di fronte a un’istanza in carta semplice, ove non vi è un fac simile già precompilato? E nel momento in cui si appone la firma, questa può essere libera oppure c’è un ordine da rispettare tra nome e cognome? Cosa prevede la legge a riguardo? Altro dubbio amletico: si può invertire cognome e nome della propria firma nonostante si sia firmato in un certo modo in tutti i documenti ufficiali, compreso la carta d’identità? A tanto cercheremo di dare una risposta nel presente articolo.

Fin dopo la seconda guerra mondiale, quando ci si presentava a un colloquio di lavoro, a un insegnante o a un pubblico ufficiale, si osservava sempre la forma di riferire prima il cognome e poi il nome. Questo retaggio culturale è stato via via abbandonato e oggi il cognome segue quasi sempre il nome. Il problema si pone, ovviamente, solo quando si ha a che fare con atti scritti e con la firma di documenti ufficiali, quelli rivolti di norma alla pubblica amministrazione o in ambienti lavorativi.

Probabilmente potrà a molti apparire una sorpresa, ma la legge, ogni volta che si riferisce al «nome» di una persona (inteso in senso ampio) fa prima riferimento al «nome» in senso stretto e poi al «cognome». Lo stesso codice civile [1] stabilisce che «nel nome si comprendono il prenome e il cognome». Laddove per «prenome» si intende il nome proprio o di battesimo che designa la persona nell’ambito del gruppo familiare (esso viene imposto al momento della dichiarazione della nascita all’ufficiale dello stato civile) e per «cognome» ci si riferisce a ciò che indica l’appartenenza ad un determinato gruppo familiare. Si acquista per nascita, per riconoscimento, per adozione, ecc.

Insomma, il codice civile è chiaro nel dire che, quando viene richiesto di indicare il nome di una persona, questa debba firmare prima con il nome e poi il cognome.

Anche il cosiddetto «Ordinamento dello stato civile», nel disciplinare il contenuto degli atti dello stato civile [2] stabilisce che questi devono enunciare (oltre al comune, il luogo, l’anno, il mese, il giorno e l’ora in cui sono formati), anche il nome, il cognome, il luogo e la data di nascita, la residenza e la cittadinanza delle persone che vi sono indicate in qualità di dichiaranti. Anche qui dunque il nome viene indicato prima del cognome. In ogni caso l’intero corpo normativo è coerente con questa impostazione e ogni volta che fa riferimento al nome, il cognome viene indicato come elemento successivo ad esso.

Come abbiamo detto in partenza, i moduli prestampati possono comunque richiedere un diverso ordine. Spesso, ad esempio, i contratti o le istanze richiedono che sia indicato prima il cognome e poi il nome. In questi casi l’istante non avrà margine di scelta.

Che fare se una persona ha sempre firmato in un determinato modo (ad esempio: cognome e nome) e poi abbia mutato abitudine? In altri termini si può invertire nome e cognome? Assolutamente sì, anche perché a togliere ogni dubbio è comunque il codice fiscale che, quasi sempre, viene richiesto nel momento in cui si compila un documento. Il codice fiscale è composto da 15 caratteri alfanumerici, tutti aventi uno specifico significato. Di questi caratteri i primi 3 sono identificativi del cognome e gli ulteriori 3 invece si riferiscono al nome. È questo uno dei pochi casi in cui la legge prende in considerazione prima il cognome e poi il nome.

note

[1] Art. 6 cod. civ.

[2] D.P.R., 03/11/2000 n° 396, G.U. 30/12/2000, art. 11.


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9 Commenti

  1. nel caso di documenti bancari, tipo la firma depositata alla banca..se e’ cognome e nome e poi quando spendo con carta di credito firmo la ricevuta con “nome e cognome” e’ comunque valida la firma ?

  2. Io sono Belga. In Belgio, non è obbligatorio di scrivere il nome in esteso, cioè leggibile. La maggior parte del tempo è una firma graficamente stilizzata, un po’ come una sigla ma più lunga, e spesso basato su l’iniziale del nome più il cognome completo. Questa è la firma che uso da tutta mia vita, su tutti i documenti ufficiale take passaporto eccetera. L’ho persino utilizzato per la mia carta d’identità italiana, che mi serve solo perché ho una (piccola) azienda. Quando devo firmare documenti per la banca, dove mi è chiesto di firmare leggibile e in esteso, metto sempre i due formati. In esteso per essere “in regola” per la legge italiana e quella più grafica perché per me è l’unica davvero valida.

  3. Naturalmente nel codice fiscale sono sedici e non quindici come dichiarato e la composizione alfanumerica è di 3 per il cognome, 3 per il nome, 5 perla data di nascita e alle donne al giorno è aggiunto 40, 4+1 per la città e un codice di verifica.

  4. Lavoro in una grande azienda italiana multinazionale.
    Noto con disappunto che la deprecabile (popolare) abitudine di firmarsi o chiamarsi verbalmente nell’ordine cognome-nome si sta diffondendo in maniera dilagante. Ormai anche chi non lo vorrebbe si ritrova fagocitato nella massa “popolare”…

  5. Lavoro in una grande azienda italiana multinazionale.
    Noto con disappunto che la deprecabile (popolare) abitudine di firmarsi o chiamarsi verbalmente nell’ordine cognome-nome si sta diffondendo in maniera dilagante. Ormai anche chi non lo vorrebbe si ritrova fagocitato nella massa “popolare”…

  6. Lavoro in una grande azienda italiana multinazionale. Noto che in questo contesto la deprecabile abitudine “popolare” di chiamarsi, tra colleghi, verbalmente o per iscritto nell’ordine “cognome-nome” si sta diffondendo in maniera dilagante e quasi contagiosa.
    Purtroppo anche chi non lo vorrebbe si ritrova immerso nella massa ignorante.

  7. Ho trovato questo interessante articolo perché, firmando ormai da anni prima col cognome e poi col nome (anche sui documenti), mi è stato fatto notare come ciò sia “sbagliato”. A mio modesto parere, è ben più grave e “da ignorante” firmare in modo assolutamente illeggibile. In secondo luogo, chi tanto giudica, dovrebbe tenere a mente che la firma è qualcosa di estremamente personale e, spesso, abbastanza pensato.
    Nel mio caso, ad esempio, antepongo il cognome perché ha per me un grande valore affettivo; ho infatti “copiato” la sua grafia a seguito del ritrovamento di alcune lettere scritte e firmate da una persona per me molto cara che ormai non c’è più. Firmare in quel modo è per me un atto di amore e rispetto per quella persona, con cui ho condiviso il mio cognome.
    Quindi, prima di giudicare “ignoranti” coloro che firmano in un determinato modo, provate a farvi qualche domanda e a darvi anche la risposta.

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