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Mantenimento: autosufficienza e indipendenza economica del coniuge

20 agosto 2017


Mantenimento: autosufficienza e indipendenza economica del coniuge

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 agosto 2017



La funzione dell’assegno di divorzio non è più quella di garantire lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio ma l’autosufficienza e l’indipendenza economica.

Con la sentenza della Cassazione del maggio 2017 che ha riscritto le regole sull’assegno di divorzio, la misura del mantenimento non viene più determinata in modo da garantire all’ex coniuge un tenore di vita similare a quello che aveva quando ancora era sposato; la funzione dell’assegno è invece consentire quella che viene detta «autosufficienza», ossia l’indipendenza economica [1]. Ma cosa si intende con questi termini? Cerchiamo di capirlo qui di seguito. Leggi anche Per essere mantenuti dall’ex marito quanto bisogna guadagnare?

Alla luce della sentenza della Cassazione acquista un rilievo fondamentale la determinazione dei parametri che indicano l’indipendenza o l’autosufficienza economica dell’ex coniuge che richiede il mantenimento così come delle prove della sua capacità di raggiungere tali situazioni. In altri termini, chi chiede l’assegno di divorzio deve dimostrare che non è in grado di provvedere a se stesso e che ciò non dipende da propria inerzia nel cercare lavoro. L’accertamento dell’autosufficienza economica avviene in base a indici precisi:

  • possesso di redditi;
  • possesso di cespiti patrimoniali mobiliari e immobiliari;
  • capacità e possibilità effettive di lavoro;
  • stabile disponibilità di un’abitazione.

Questi elementi possono spostare l’ago della bilancia e decretare il diritto o meno all’assegno di divorzio.

Chi percepisce l’assegno e teme di perderlo, tuttavia, non sarà chiamato – precisa la Cassazione – a fornire la difficile (se non impossibile) prova dell’impossibilità assoluta di trovare un’occupazione, se la sua mancata autosufficienza possa comunque desumersi.

Secondo il Tribunale di Milano [2], per indipendenza economica si deve intendere la capacità dell’ex coniuge (ossia di una persona adulta e sana, tenuto conto del contesto sociale in cui vive) di provvedere al proprio sostentamento, ossia di mantenersi da solo. Ciò richiede il possesso di risorse sufficienti per le spese essenziali (vitto, alloggio) o per esercitare i diritti fondamentali (medicine, trasporto, ecc.). Un reddito che non consente di provvedere a queste spese “primarie” per la persona non può garantire l’autosufficienza e l’indipendenza economica. Ma a quanto ammonta questo reddito? È sempre il giudice lombardo a indicare un parametro: questo può essere il limite di reddito previsto dalla legge per accedere al «gratuito patrocinio», ad oggi 11.528,41 euro all’anno, ossia circa mille euro al mese superati i quali potrebbe negarsi il mantenimento.

Un altro indice, poi, potrà ravvisarsi nel «reddito medio percepito nella zona in cui il richiedente vive ed abita».

Interessante è anche un’altra recente pronuncia della Cassazione [3] secondo cui gli aiuti economici percepiti dalla propria famiglia (ad esempio i bonifici versati costantemente dalla madre o dal padre) non possono far presumere una situazione di autosufficienza o, peggio, un reddito «in nero». Al contrario essi sono prova della incapacità economica.

note

[1] Cass. sent. n. 11504/17 del 10.05.2017.

[2] Trib. Milano, ord. del 22.05.2017.

[3] Cass. ord. n. 12218/2017 del 14.06.2017..

Autore immagine: Pixabay.com

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 8 aprile – 14 giugno 2016, n. 12218
Presidente/Relatore Dogliotti

Ordinanza

In un procedimento di separazione giudiziale, il Tribunale di Roma, con sentenza in data 22/7/2010, affidava i due figli minori F. e S. ad entrambi i genitori, A.M. e D.B.L., con collocamento presso la madre; assegnava la casa coniugale alla madre stessa e poneva a carico dei padre assegno di €. 300,00 mensili per i figli ; ancora, a carico dei marito per la moglie, assegno di €. 400,00 mensili.
La Corte di Appello, con sentenza in data 26/11/2013, poneva a carico dei padre la totalità delle spese mediche, scolastiche, sportive e ricreative per i figli da concordarsi tra i coniugi.
Ricorre per cassazione la moglie. Resiste con controricorso il marito.
Va osservato, che, per giurisprudenza consolidata, l’assegno, anche in sede di separazione, va rapportato al tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, ma indice di tale tenore può essere l’attuale disparità reddituale dei coniugi ( per tutte, Cass. N. 2156/2010 )i
il giudice a quo ha erroneamente interpretato l’art. 156 c.c.. Ha bensì affermato che il reddito dei marito è in costante , seppur lieve, ascesa; la moglie gode dei solo importo dell’assegno a suo favore; tuttavia il giudice a quo richiama l’importo di vari bonifici a favore della moglie, ipotizzando implicitamente l’esistenza di un rapporto di lavoro non denunciato. Ha precisato la moglie che il bonifico corrispostole proviene da sua madre cui corrisponde il nominativo indicato nella sentenza stessa, essendo troppo limitato l’attuale importo dell’assegno da parte del marito.
Va del resto precisato ( al riguardo, tra le altre, Cass. N. 6.200 del 2009 ) che il coniuge obbligato non è esonerato nei confronti dell’altro coniuge, ove questi riceva forme di aiuto dalla famiglia di origine, specie quando tale aiuto si sia reso necessario dalla esiguità del reddito del beneficiario.
E’ stata invece congruamente motivato il rigetto della richiesta di modifica del regime di visita con riguardo alla figlia ( il figlio nelle more è diventato maggiorenne). Del resto è la stessa ricorrente ad affermare che al riguardo è ormai cessata la materia dei contendere.
Va pertanto cassata la sentenza impugnata, in punto assegno per la moglie, con rinvio alla medesima Corte di merito in diversa composizione, rimanendo assorbita ogni richiesta relativa alle spese giudiziali che saranno esaminate dal giudice a quo, anche riguardo a quelle dei presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie parzialmente il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di Appello di Roma, in diversa composizione che pure si pronuncerà sulle spese del presente giudizio.
In caso di diffusione dei presente provvedimento, omettere generalità ed atti identificativi, a norma dell’art. 52 Digs. 196/03, in quanto imposto dalla legge.


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