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Come cedere le ferie a un collega di lavoro

20 agosto 2017


Come cedere le ferie a un collega di lavoro

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 agosto 2017



Ferie e riposi solidali: è possibile la cessione a titolo gratuito delle ferie maturate solo per consentire al collega di assistere figli minori invalidi.

Una delle più interessanti novità in materia di lavoro, introdotte dal Job Act, è la cessione delle ferie maturate (cosiddette «ferie solidali»). La legge [1] stabilisce che i lavoratori possono cedere, a titolo gratuito, le proprie ferie maturate ai lavoratori dipendenti dello stesso datore di lavoro, al fine di consentire loro di assistere i figli minori che necessitano di cure costanti per le particolari condizioni di salute. La stessa possibilità viene estesa anche ai riposi.

La misura, le condizioni e le modalità della cessione sono stabilite dai contratti collettivi stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale applicabili al rapporto di lavoro. Poiché la norma delegata parla di “contratti collettivi”, la contrattazione potrà essere sia quella nazionale che quella di prossimità.

Si tratta di un’opzione che in Francia ha già dato ottimi risultati e che rappresenta un’opportunità di solidarietà tra i lavoratori. La disposizione recepisce quanto già previsto in alcuni contratti collettivi (e agli stessi rimanda quanto a misura, condizioni e modalità), secondo cui ogni dipendente può attingere a una parte di ferie (in genere i cinque giorni in totale per ogni anno, che costituiscono l’istituito contrattuale delle “festività soppresse” di cui beneficia).

Condizioni per cedere le ferie a un collega

Per poter cedere le ferie a un collega di lavoro è necessario che ricorrano tutte le seguenti condizioni:

  • la possibilità deve essere prevista dal contratto collettivo di categoria, che ne disciplina anche le modalità e i limiti massimi;
  • la cessione non può avvenire dietro pagamento, ma deve essere gratuita;
  • si possono cedere solo i giorni di ferie già maturati e non quelli ancora da maturare;
  • la cessione è possibile solo tra dipendenti della stessa azienda;
  • la cessione può essere fatta solo in favore di un collega i cui figli siano bisognosi, per particolari condizioni di salute, di cure costanti;
  • non si può comunque superare i limiti di orario di lavoro previsti dalla legge [2].

Possono costituire oggetto di cessione anche i giorni e le ore di riposo diverse da quelle non fruite nel corso del rapporto di lavoro.

La disposizione è entrata in vigore il 24 settembre scorso ma, per essere pienamente efficace, si dovrà attendere che i contratti collettivi, stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, stabiliscano, nel rispetto dei limiti cui si è accennato, misura, condizioni e modalità di esercizio del diritto.

Ricordiamo che, in base alla legge [3], il dipendente ha diritto ad un periodo annuale di ferie retribuite non inferiore a quattro settimane. Tale periodo, salvo quanto previsto dalla contrattazione collettiva o dalla specifica disciplina riferita ad alcune categorie, va goduto per almeno due settimane, consecutive in caso di richiesta del lavoratore, nel corso dell’anno di maturazione e, per le restanti due settimane, nei 18 mesi successivi al termine dell’anno di maturazione.

L’origine della cessione delle ferie

La norma che prevede la cessione delle ferie è la legge francese 2014-459 del 9 maggio 2014, comunemente nota come “Loi Mathys”, dal nome del ragazzo dalla cui vicenda scaturì l’iniziativa legislativa. Il giovane, gravemente ammalato, non poteva essere assistito giornalmente dal padre, avendo esaurito questi tutte le ferie e i permessi disponibili. I colleghi di lavoro misero perciò a sua disposizione parte delle proprie ferie e dei propri riposi. L’iniziativa, formalizzata in un accordo aziendale, divenne poi una legge che sancì il principio in base al quale i dipendenti possono donare, in modo anonimo, parte delle ferie e dei permessi non fruiti ad altri colleghi di lavoro che ne abbiano necessità per assistere i loro figli malati o bisognosi di cure.

Le ferie e i riposi “solidali” non sono del tutto nuovi neanche in Italia. In diverse occasioni si è proceduto a una sperimentazione dell’istituto: in ambito pubblico si segnala l’accordo intervenuto lo scorso 8 settembre tra la Giunta regionale sarda e le organizzazioni sindacali circa l’introduzione delle «ferie solidali», primo esempio del genere nel settore. In ambito privato si segnala, tra gli altri, l’accordo stipulato dall’Arpa abruzzese (azienda di carattere privatistico anche se a capitale interamente pubblico) con la previsione della cessione a titolo gratuito di un massimo di tre giorni da parte dei lavoratori ai colleghi che abbiano esaurito il periodo massimo di 18 mesi di malattia e il monte ferie e permessi retribuiti.

I limiti alla cessione delle ferie

L’istituto presenta alcuni limiti. Innanzitutto fa affidamento sulla molla della “beneficienza” privata per far fronte a un diritto – quello dell’assistenza dei figli con minorate capacità – che invece dovrebbe essere garantito dallo Stato.

In secondo luogo non si comprende la ragione per cui è stato dettato solo in favore dei figli minorenni e non anche di quelli maggiorenni, atteso che il compimento dei 18 anni non toglie, purtroppo, le esigenze di cure per chi versi in gravi condizioni fisiche. Tuttavia nulla vieterà ai contratti collettivi di prevedere l’applicazione dell’istituto anche nei confronti di figli maggiorenni o stretti congiunti.

note

[1] Art. 24 D.lgs. n. 151/2015.

[2] D.lgs. n. 66/2003.

[3] Art. 10 d.lgs. n. 66/2003.

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