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Lo sai che? Alimenti, quando spettano?

Lo sai che? Pubblicato il 21 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 21 agosto 2017

Le condizioni per beneficiare degli alimenti sono lo stato di bisogno e l’incapacità di provvedere al proprio mantenimento.

Gli alimenti legali sono le prestazioni di assistenza materiale dovute per legge alla persona che si trova in condizioni tali da non poter provvedere a sé autonomamente. L’obbligo alimentare è considerato espressione di un dovere di solidarietà derivante da un rapporto di parentela o gratitudine nei riguardi di chi versi in stato di bisogno. Approfondiamo i presupposti richiesti dalla legge perché si abbia diritto agli alimenti.

 

Quando spettano gli alimenti?

Come illustrato anche nella guida a come chiedere gli alimenti, perché sussista l’obbligazione di cui ci stiamo occupando occorrono tre condizioni: 1. il rapporto tra l’alimentando (cioè, colui al quale spettano gli alimenti) e l’alimentante (colui che è tenuto a versarli); 2. lo stato di bisogno dell’alimentando; 3. la disponibilità economica dell’alimentante. Vediamo nel dettaglio ognuna di esse.

I soggetti obbligati

Secondo il codice civile, i soggetti obbligati a versare gli alimenti sono: il coniuge; i figli, anche adottivi, e, in loro mancanza, i discendenti prossimi; i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi; gli adottanti; i generi e le nuore; i suoceri; i fratelli e le sorelle [1]. La norma, dunque, fa riferimento ad un rapporto familiare piuttosto ampio, non limitato alla sola famiglia nucleare. L’elencazione è tassativa. A questi individui vanno poi aggiunti i donatari nei confronti del donante [2] e tutti coloro che si sono impegnati contrattualmente ad assistere qualcuno dietro compenso (si parla, in questo caso, di contratto di vitalizio alimentare).

Lo stato di bisogno

Fondamentale è che l’alimentando si trovi in stato di bisogno, cioè non sia in grado di provvedere al proprio sostentamento. Ha diritto agli alimenti, quindi, colui che non è economicamente indipendente, che non può garantirsi vitto, alloggio e cure mediche. Lo stato di bisogno va valutato in concreto, con riferimento alle effettive condizioni del soggetto; pertanto, tale stato può sussistere anche se quest’ultimo possiede un patrimonio immobiliare che non produce alcun reddito e che, di conseguenza, gli impedisce di procurarsi i basilari mezzi di sopravvivenza. Secondo la Corte di Cassazione, il diritto agli alimenti sussiste anche se l’alimentando versi in stato di bisogno per propria colpa [3]. Tuttavia, la legge consente una riduzione degli alimenti per la condotta disordinata o riprovevole dell’alimentato [4]: per condotta biasimevole deve intendersi quella del beneficiario che, anziché utilizzare gli alimenti per provvedere ai propri bisogni primari, li sperpera o, comunque, non li utilizza in conformità alla loro effettiva destinazione.

Chi domanda gli alimenti deve fornire la prova del proprio stato di bisogno, nonché quella della sua impossibilità a lavorare o comunque della propria incolpevolezza nel non avere un lavoro. Chi, invece, svolge un’attività lavorativa, dovrà dimostrare che essa non è sufficiente al proprio sostentamento. La possibilità di lavoro va valutata con riferimento alle attitudini fisiche e psichiche, alle condizioni sociali dell’alimentando e alle possibilità ambientali. Pertanto, secondo la Corte di Cassazione, la domanda di alimenti deve essere rigettata se non venga provata la propria invalidità al lavoro per incapacità fisica e l’impossibilità, per circostanze a lui non imputabili, di trovarsi un’occupazione confacente alle proprie attitudini ed alle proprie condizioni sociali [5].

Le condizioni economiche dell’obbligato

Gli alimenti possono essere versati solo da determinate persone e solo al ricorrere di un importante requisito: che vi sia la possibilità economica di versare gli alimenti. Ciò significa che la somministrazione potrà avvenire se colui che vi è obbligato è titolare di un reddito che gli consenta di soddisfare le esigenze di vita proprie e dei propri familiari.

Proporzionalità

Va detto, da ultimo, che gli alimenti devono essere proporzionali al bisogno di chi li richiede e alle condizioni economiche di chi li versa. Tale rapporto deve mantenersi sempre costante: se l’equilibrio dovesse venire meno, la legge consente di adire l’autorità giudiziaria per chiedere l’aumento, la riduzione o addirittura la cessazione degli alimenti [6]. Per la donazione, invece, la misura è più precisa: il donatario non è tenuto che per il valore della donazione ancora esistente nel suo patrimonio.

Gli alimenti spettano solo quando si versa in stato di bisogno e non si è in grado provvedere al proprio sostentamento. Gli obbligati sono individuati dalla legge sulla base di un rapporto parentale o di gratitudine. Gli alimenti devono sempre essere proporzionali al bisogno di chi li richiede e alle condizioni economiche di chi li versa.

note

[1] Art. 433 cod. civ.
[2] Art. 437 cod. civ.
[3] Cass., sent. n. 2066/1966 del 26.07.1966.
[4] Art. 440 cod. civ.
[5] Cass., sent. n. 1099/1990 del 14.02.1990.
[6] Art. 438 cod. civ.


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