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Raccomandate: che succede se le rifiuti o non le ritiri

1 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 ottobre 2017



Il destinatario che rifiuta la raccomandata o che non va in posta a ritirarla non fa una scelta saggia, anzi… La notifica si perfeziona comunque.

Quando il postino bussa alla porta di casa per consegnare una raccomandata, il destinatario può benissimo rifiutarla. Così come è possibile non ritirarla in posta. Ma non è una scelta che conviene. Vediamo che succede se si rifiutano o non si ritirano le raccomandate.

Se la raccomandata viene rifiutata o non ritirata dal destinatario, si presume conosciuta e produce comunque i suoi effetti

Raccomandata: e se la rifiuto?

Se la raccomandata viene inviata alla residenza anagrafica del destinatario che, però,  non la ritira è ugualmente valida e produce tutti gli effetti previsti dalla legge. Se, infatti, il destinatario la rifiuta o non è in casa al momento della consegna, il postino deposita plico presso l’ufficio postale dove resta per un mese. Si dice che la raccomandata è in giacenza. In pratica, durante tutto questo mese, il destinatario può decidere di andare alla posta e ritirarla, esibendo la ricevuta lasciata dal postino nella sua buca delle lettere. Passato questo mese senza che la raccomandata sia stata ritirata, si forma la cosiddetta compiuta giacenza e la lettera viene restituita al mittente, producendo nei suoi confronti gli stessi identici effetti che si sarebbero prodotti se il destinatario l’avesse accettata o ritirata. Il motivo è molto semplice. Secondo la legge, se la raccomandata viene spedita da un qualsiasi soggetto (una società, una persona, una Pubblica amministrazione) ma il destinatario, per una ragione qualsiasi, non la ritira, è come se la lettera fosse stata comunque ricevuta, a meno che il motivo del mancato ritiro non sia l’indirizzo sconosciuto. Ciò significa che, se il plico contiene una diffida o una contestazione, si presume conosciuta dal destinatario. Ecco perché rifiutarsi di ritirare una raccomandata, anche fingendo di non essere in casa, – magari perché ci si è accorti subito che si tratta di una lettera di uno studio legale – non è una scelta che conviene. In sostanza, mancato ritiro equivale a presunzione di conoscenza [1]: la lettera, cioè, si presume conosciuta a meno che il destinatario non riesca a dimostrare di non aver potuto sapere dell’invio [2]. Anche perché se il postino non riesce a trovare il destinatario al suo indirizzo di residenza ma lo trova in un altro luogo la notifica è considerata ugualmente valida, come spiegato in Notifica: non conta la residenza che risulta all’anagrafe, ma quella effettiva.

Raccomandata: e se si tratta di un atto giudiziario?

Discorso diverso per gli atti giudiziari, le multe o le cartelle esattoriali. Se il destinatario è irreperibile o non è capace di riceverli oppure si rifiuta, l’ufficiale giudiziario depositerà l’atto nella Casa comunale, mettendolo al corrente tramite una raccomandata a/r informativa. Decorsi 10 giorni di giacenza senza ritiro dell’atto, la notifica si intende perfezionata.

note

[1] Art. 1335 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 6527 del 24.04.2003.

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3 Commenti

  1. Quello che non è giusto è che non ci sia obbligo per le Poste di indicare il mittente, per cui ci si trova a far la coda e a ritirare carte di credito mai richieste e altri scherzetti di questo genere…
    Spesso il postino non suona e lascia direttamente il talloncino, compilato sommariamente…
    Da questi usi chi ci tutela?

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