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Le Guide Deduzione spese software professionisti

Le Guide Pubblicato il 26 settembre 2017

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> Le Guide Pubblicato il 26 settembre 2017

Il professionista può scaricare dalle tasse il costo dei programmi per pc acquistati?

Lavorare senza il computer, per un professionista, è impossibile: le spese per pc, tablet e smartphone sono in continua crescita, così come lo sono i costi sostenuti per programmi (software) ed applicazioni. In particolare, per quanto riguarda i software applicativi utilizzati, la spesa non si sostiene più una volta soltanto, all’acquisto, ma periodicamente (spesso anche con cadenza mensile), in quanto tutti i programmi necessitano di aggiornamenti pressoché continui.

I programmi che possono essere utilizzati da un professionista, peraltro, non si limitano ai software gestionali “di categoria”  (pensiamo ai software paghe per i consulenti del lavoro o ai software di contabilità per i commercialisti): pensiamo agli applicativi office, ossia ai software tramite i quali si eseguono le tradizionali attività dell’ufficio, come Word, Excel, Power Point…Tutti questi programmi hanno un costo (vero è che sono reperibili anche i cosiddetti programmi open source, cioè i software liberamente utilizzabili, ma nella maggior parte dei casi questi applicativi gratuiti sono privi di diverse funzioni utili).

Ci sono, poi, dei programmi che facilitano alcune attività che il professionista potrebbe effettuare gratuitamente, ma in modo più complesso, attraverso i servizi della Pubblica amministrazione, come la fatturazione elettronica.

Insomma, la voce di spesa relativa ai software è in costante crescita per qualsiasi professionista, dal grafico all’avvocato: ci si chiede, a questo punto, se per il professionista sia possibile scaricare il costo di programmi e applicazioni dalle tasse, e con quali modalità.

Quando è possibile dedurre il costo del software

Innanzitutto, bisogna precisare il costo di un programma, o di un’applicazione, può essere dedotto dal reddito quando è inerente all’attività svolta. Un costo è inerente all’attività se esiste un legame tra l’acquisto e l’attività effettuata dal professionista, altrimenti potrebbe mascherare un’esigenza di consumo personale.

Non è possibile stabilire, a priori, quando un software è inerente all’attività professionale e quando non lo è, ma il giudizio va dato caso per caso, basandosi sulla natura del programma rispetto alla specifica attività, alle sue dimensioni, alla sua organizzazione, alle esigenze promozionali, etc .

Un software può essere considerato un costo inerente anche se non comporta il conseguimento immediato di ricavi, purché serva a realizzare un’attività potenzialmente produttiva di reddito.

Deduzione dal reddito del costo dei software di base

Il software di base, o di sistema, è il programma che fornisce all’hardware (l’insieme delle componenti fisiche, non modificabili, del sistema di elaborazione dati, come alimentatori, elementi circuitali fissi, unità di memoria, etc.) le informazioni senza le quali il computer non potrebbe funzionare. Il software di base è solitamente acquistato per farne uso diretto, senza possibilità di sfruttarlo commercialmente, e si considera facente parte del computer sul quale è utilizzato.

Il costo viene ammortizzato in più anni,  secondo l’aliquota propria del macchinario (hardware) che lo utilizza, a partire dall’esercizio di entrata in funzione del bene.

Ricordiamo che il professionista può dedurre l’intero costo di pc e altre macchine da ufficio, in un unico esercizio, se la spesa non supera 516,46 euro. Quando, invece, il bene ha un valore d’acquisto superiore a 516,46 euro, deve essere ammortizzato in 5 quote  annue pari al 20% del costo (non deve essere operata, il primo anno, la riduzione del 50% del coefficiente di ammortamento, come avviene per le imprese); il coefficiente di ammortamento applicabile alle macchine da ufficio, nella cui categoria sono compresi i personal computer, è difatti pari al 20%.

Sino al 31 dicembre 2017, inoltre, il costo del macchinario, ai fini fiscali, è aumentato del 40%, grazie al beneficio del super ammortamento.

Deduzione dal reddito del costo dei software applicativi

I software applicativi, come anticipato, sono invece quelli utilizzati per eseguire le attività professionali e d’ufficio: il costo di questi programmi, secondo una nota risoluzione dell’Agenzia delle entrate [1], deve essere dedotto in più esercizi,  secondo il criterio di competenza.

Questa interpretazione non è stata condivisa dalla dottrina: l’Associazione dottori commercialisti di Milano, a tal proposito [2], ha affermato che, al di fuori di eventuali deroghe appositamente previste dal legislatore, tutte le spese inerenti l’attività professionale, anche se pluriennali o relative all’acquisto di diritti e beni immateriali (come quelle per l’acquisto di software applicativo), devono essere considerate integralmente deducibili  nel periodo d’imposta in cui ne avviene il pagamento, secondo l’ordinario criterio di cassa.

Deduzione dal reddito del costo delle banche dati

Per quanto riguarda le spese per l’acquisto di banche dati su cd-rom (pensiamo ai supporti in cui sono memorizzati file con schemi e modelli di documenti necessari per produrre istanze, comunicazioni e ricorsi, contratti, lettere tipo, o in cui sono memorizzate leggi, sentenze, etc.), secondo l’Agenzia delle entrate [3], queste devono essere ammortizzate come bene materiale, applicando l’aliquota del 15% prevista per le attrezzature varie per il settore di attività non specificata.

L’Agenzia delle entrate, in pratica, ai fini del trattamento fiscale considera preponderante il cd-rom, cioè l’elemento a cui è collegata la banca dati.

Oramai, però, le banche dati più diffuse si trovano online, quindi svincolate da un supporto materiale: ci si chiede, dunque, se sia possibile considerarle come beni immateriali e sottoporle allo stesso trattamento fiscale.

Secondo la dottrina, la risposta è positiva: considerando, poi, che spesso si paga un canone periodico per l’utilizzo di un servizio di consultazione on line di un archivio digitale (la banca dati), sarebbe addirittura possibile la deduzione integrale nell’anno in cui si sostiene la spesa.

Resta, però, sempre il rischio che si incorra in una contestazione da parte dell’Amministrazione finanziaria, considerando che sull’argomento non ci sono state prese di posizione ufficiali.

note

[1] Ris. 117/E/2002.

[2] Ass. Dott. Commercialisti di Milano, norma di comportamento n.151.

[3] Ris. 72/E/2006.


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