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Quando una condanna va in prescrizione?

22 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 agosto 2017



La prescrizione della condanna e la prescrizione del reato: due istituti diversi spesso confusi accomunati solo dall’inutile decorso del tempo.

Capita spesso che, erroneamente, si confondano i diversi istituti della prescrizione della condanna e della prescrizione del reato: in realtà si tratta di due figure giuridiche distinte, accomunate soltanto dal fatto che, in entrambi i casi, è inutilmente decorso il termine massimo previsto dalla legge entro il quale doveva conseguirsi uno specifico risultato che, nel caso della prescrizione della condanna (o della pena) consiste nella esecuzione della condanna, mentre nel caso della prescrizione del reato consiste nell’accertamento, in via definitiva, della responsabilità penale. Iniziamo, anzitutto, spiegando cosa si deve intendere con il termine prescrizione.

Cosa si intende per prescrizione?

Nel diritto penale con il termine prescrizione si intende l’effetto, dipendente esclusivamente dal decorso del tempo, della impossibilità giuridica di compiere una specifica azione perché è decorso (passato) il termine massimo previsto dalla legge. Rispetto alla prescrizione del reato, ad esempio, la legge prevede che entro specifici termini, dipendenti dalla pena con la quale sono punite le condotte illecite commesse, l’imputato debba essere condannato con sentenza definitiva, pena l’impossibilità di emettere condanna oltre il termine indicato.

La prescrizione della condanna

La prescrizione della condanna (più correttamente definita come estinzione della pena [1]) è un istituto che prevede, in buona sostanza, la caducazione (l’estinzione) della condanna penale se la stessa, pur definitiva, non viene eseguita entro il termine previsto dalla legge.

In pratica, con alcune specifiche eccezioni espressamente indicate (es. per i recidivi o i delinquenti abituali [2]) la legge prevede che il condannato che riesce, per il periodo di tempo specificamente previsto, a sottrarsi alla esecuzione della sua condanna, non potrà più essere sottoposto a quella pena che, proprio per effetto del decorso del tempo, dovrà intendersi estinta. Un esempio potrà meglio chiarire il concetto.

Ipotizziamo che Tizio sia stato condannato, in via definitiva, per il reato di rapina, alla pena di sei anni di reclusione e al pagamento di cinquemila euro di multa (si badi bene che per il calcolo del tempo necessario alla estinzione della pena si ha riguardo solo alla pena della reclusione). La legge prevede, in questa ipotesi, che decorso il termine massimo di dodici anni dal passaggio in giudicato della condanna, la stessa non potrà più essere eseguita perché la pena è da considerare estinta.

In buona sostanza, se Tizio riesce, per dodici anni, a non farsi catturare, non   potrà più essere punito e, quindi, non espierà in carcere la sua condanna nonostante la sentenza definitiva che ha accertato la sua penale responsabilità.

Quando una condanna è definitiva?

Rinviando, per un maggiore approfondimento, all’articolo al seguente link https://www.laleggepertutti.it/167374_quando-una-condanna-penale-diventa-definitiva possiamo scrivere che la condanna penale diventa definitiva quando sono stati celebrati i cosiddetti tre gradi di giudizio (processo di primo grado, appello e cassazione) o sono inutilmente decorsi i termini per impugnare la sentenza, non potendosi riconoscere, prima del formale passaggio in giudicato; solo quando la sentenza è definitiva, infatti, si viene a formare la cosiddetta «verità giudiziaria».

La prescrizione del reato

Spesso si sente dire che l’imputato è stato prosciolto per prescrizione. Cosa significa che un reato si è prescritto?. Il processo penale non può durare a tempo indeterminato: la legge prevede,  in buona sostanza, che la pretesa punitiva dello Stato (intesa quale la possibilità di punire i colpevoli di reati) debba essere esercitata entro specifici e definiti tempi entro i quali l’imputato ha diritto di essere giudicato colpevole o innocente con sentenza definitiva.

Rinviando per gli approfondimenti all’articolo raggiungibile al seguente link https://www.laleggepertutti.it/116041_la-prescrizione-dei-reati-nel-codice-penale qui è sufficiente spiegare che la legge [3] prevede diverse ipotesi nelle quali il corso della prescrizione viene sospeso o interrotto: in questi casi, il tempo trascorso durante la sospensione o l’interruzione non si deve computare al fine di determinare il termine massimo di prescrizione.

Dopo quanto tempo una condanna è prescritta?

La domanda dovrebbe essere più correttamente posta nei seguenti termini: dopo quanto tempo dal passaggio in giudicato della condanna, la pena si estingue?. La legge, così come per le ipotesi di prescrizione del reato, anche in questo caso, prevede diversi termini correlati alla quantità di condanna che è stata comminata al colpevole, decorsi i quali la pena non potrà più avere esecuzione.

In via generale possiamo scrivere che la pena della reclusione si estingue decorso un tempo pari al doppio della pena inflitta e, comunque, un tempo non superiore a trenta anni e non inferiore a dieci anni. La pena della multa, invece, si estingue nel termine di dieci anni.

Da quando inizia a decorrere il termine di estinzione della pena?

Il termine inizia a  decorrere, com’è forse ovvio, dal giorno in cui la condanna è divenuta irrevocabile ovvero dal giorno in cui il condannato si è sottratto volontariamente alla esecuzione già iniziata della pena, come avviene nelle ipotesi di cosiddetta evasione.

note

[1] Art. 172 cod.pen.

[2] Per delinquente abituale si deve intendere quella persona che persiste nel compimento di attività illecite evidenziandosi, in questo modo, una particolare attitudine a commettere reati. L’abitualità deve essere dichiarata dal giudice in sentenza.

[3] Artt. 157 e 161 cod. pen.

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