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Scuola del figlio: quale scegliere se i genitori non sono d’accordo?

20 agosto 2017


Scuola del figlio: quale scegliere se i genitori non sono d’accordo?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 agosto 2017



Prevale la scuola privata o quella pubblica nel caso in cui i genitori separati non siano d’accordo sull’istituto scolastico al quale iscrivere il figlio non ancora maggiorenne?

Ciascuno di noi potrà avere le sue ragioni per preferire la scuola pubblica o la scuola privata; ma dato che i genitori sono sempre “due”, quando sorge la necessità di iscrivere il figlio a un istituto scolastico è necessario che questi si confrontino tra loro, trattandosi di una scelta che va sempre concordata tra padre e madre. Che succede, però, quando la coppia è separata o divorziata? Deve prevalere la decisione del genitore con cui i bambini convivono oppure quella di chi paga l’assegno di mantenimento? In verità, la decisione dovrebbe essere sempre quella che realizza l’interesse dei figli, tenendo comunque conto delle disponibilità economiche dei genitori. A stabilire quale scuola scegliere per il figlio se i genitori non sono d’accordo è stato, di recente, il tribunale di Perugia [1]. Secondo l’ordinanza in commento, se i genitori non sono d’accordo sulla scelta della scuola, pubblica o privata, in cui iscrivere il figlio, il giudice deve disporre che il minore frequenti la scuola pubblica.

Il giudice innanzitutto ricorda cosa fare se i genitori non sono d’accordo sulla scuola a cui iscrivere il figlio. La procedura in caso di contrasto sulle scelte del minore è prevista dal codice di procedura civile [2] che dispone: è possibile risolvere le controversie insorte tra i genitori in ordine all’esercizio della responsabilità genitoriale rivolgendosi al giudice ove il minore è residente. A seguito del ricorso, il giudice convoca i genitori e adotta i provvedimenti opportuni. In caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente:

  • ammonire il genitore inadempiente;
  • disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore;
  • disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell’altro;
  • condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende.

Il giudice di Perugia non ha dubbi sul fatto che, «nell’ipotesi di contrasto tra i genitori in merito all’iscrizione del figlio nella scuola, debba essere privilegiata l’istruzione pubblica»; ciò perché quest’ultima rappresenta una «scelta “neutra”, espressione primaria e diretta del sistema nazionale di istruzione nonché esplicazione principale del diritto costituzionale».

Inoltre – prosegue il Tribunale di Perugia -, solo l’ordinamento scolastico pubblico è «gratuito e universale (…), mentre la scuola privata impone il pagamento di rette e, soprattutto, l’adesione a specifici orientamenti non solo didattici ma anche di impostazione educativa (o religiosa) che possono non essere condivisi dai genitori». E rispetto a tali orientamenti il giudice non può esprimere alcuna indicazione, trattandosi di «scelte personalissime rimesse al solo consenso dei genitori».

Il fatto che, negli anni precedenti, il bambino sia stato iscritto a una scuola privata non rileva, né obbliga i genitori a continuare a optare per quest’ultima per tutto il percorso scolastico del minore. Infatti, i genitori devono «rinnovare il consenso per i cicli di studio successivi», giacché una determinata scelta può essere stata condivisa (come, probabilmente, nella vicenda in esame) «nell’ottica del nucleo familiare unito», e dunque non valere «dopo, nella fase della disgregazione».

L’iscrizione alla scuola privata può allora essere disposta solo in caso di «evidenti controindicazioni» a studiare in una scuola pubblica oppure in presenza «elementi precisi e peculiari», che rendano in concreto preferibile, nell’interesse del minore, la frequenza di una struttura diversa da quella pubblica. Si pensi, ad esempio, alla necessità di preservare il valore della continuità scolastica, o alla necessità di far seguire il bambino da insegnanti specializzati o che applichino un metodo di insegnamento precipuamente finalizzato a sostenere specifiche, accertate, difficoltà di apprendimento, di socializzazione, di inserimento.

note

[1] Trib. Perugia, ord. del 2.05.2017.

[2] Art. 709ter cod. proc. civ.

TRIBUNALE di PERUGIA

Prima Sezione Civile

Il Tribunale, in composizione collegiale, riunito in camera di consiglio, nelle persone dei

sigg.ri magistrati:

dott.ssa Maria Letizia Lupo dott. Claudio Baglioni dott.ssa Ilenia Miccichè

ha pronunciato la seguente

Presidente

Giudice Giudice rel.est.

ORDINANZA

letti gli atti e sciogliendo la riserva assunta dal giudice relatore all’udienza del 5 aprile 2017 nel procedimento ex art. 709 ter c.p.c., iscritto al n. 1246/17 R.G., promosso da (A) (avv. G. … ) nei confronti di (B) (avv.ti … e …);

PREMESSO

Che con ricorso depositato il 20.02.17 (A) ha premesso che dalla relazione con (B) è nato,

il … , il piccolo (C) e che, dopo la fine della relazione e della convivenza, con ordinanza n. 253/16, l’intestato Tribunale aveva disciplinato le questioni relative al figlio minore, disponendone l’affido condiviso ad entrambi i genitori e la collocazione prevalente presso la madre, regolamentando le modalità di visita del padre e ponendo a suo carico un assegno mensile di mantenimento;

che la (A) ha aggiunto essere sopravvenuto con l’ex compagno un contrasto riguardo alla iscrizione del figlio al prossimo anno di scuola dell’infanzia, avendo il padre manifestato la propria volontà di iscriverlo presso l’istituto privato “(X)” in (Z) e volendo invece essa iscriverlo alla scuola dell’infanzia di (Y), ove il bambino è già iscritto e che sta frequentando;

che la (A) ha chiesto ordinarsi l’iscrizione alla scuola dell’infanzia di (Y) anche per il prossimo anno, deducendo che il bambino aveva stabilito significativi legami con i compagni e le educatrici, che sarebbe contrario al suo interesse sradicarlo dall’ambiente scolastico già frequentato e che l’iscrizione a (Z) comporterebbe difficoltà logistiche, anche tenuto contodella propria necessità di spostarsi frequentemente in tutta l’Umbria per motivi di lavoro, oltre che maggiori consistenti oneri economici;

che (B), costituitosi, per chiedere ordinarsi l’iscrizione del figlio alla scuola “(X)” ha riferito che in passato la ricorrente aveva prestato il proprio gradimento (…), anche per la modalità bilingue della giornata scolastica, e che l’iscrizione alla scuola di (Y) era stata fatta solo in via cautelativa; ha aggiunto che nella scuola di (Y), a causa della inacessibilità del giardino, era precluso ai bambini di poter passare tempo all’aperto a contatto con la natura e che la ricorrente stava anteponendo il proprio volere al preminente interesse del figlio; ha dedotto la strumentalità delle motivazioni addotte a sostegno del ricorso ed ha dichiarato di essere disposto a sostenere per intero il costo delle retta mensile;

che all’udienza del 5.04.17, ove comparivano personalmente le parti insistendo nelle rispettive difese, i difensori discutevano la causa, che veniva rimessa alla decisione del Collegio;

OSSERVA

Il presente procedimento rientra nell’ambito delineato dall’art. 709 ter c.p.c., norma di riferimento per il caso di contrasto tra i genitori separati, anche solo di fatto, in ordine alle scelte da assumersi nell’interesse del figlio minore, che investe il Tribunale della decisione in luogo degli esercenti la responsabilità genitoriale.

Nel merito, il Collegio aderendo ad un consolidato orientamento della giurisprudenza, rileva come nell’ipotesi di contrasto tra i genitori in merito all’iscrizione del figlio nella scuola, debba essere privilegiata l’istruzione pubblica, trattandosi di scelta “neutra”, espressione primaria e diretta del sistema nazionale di istruzione nonché esplicazione principale del diritto costituzionale ex art. 33 comma II cost.

Dunque, a fronte dell’accertato conflitto genitoriale in merito alla scelta tra scuola pubblica e privata, il Tribunale non può che indicare la scuola pubblica, dovendosi ritenere l’istruzione pubblica quella cui i minori devono accedere anche obbligatoriamente fino al sedicesimo anno di età.

Tale conclusione si desume anche dalla struttura dell’ordinamento scolastico gratuito e universale solo con riferimento alla scuola pubblica, mentre la scuola privata impone il pagamento di rette e, soprattutto, l’adesione a specifici orientamenti non solo didattici ma anche di impostazione educativa (o religiosa) che possono non essere condivisi dai genitori, e rispetto ai quali il Tribunale investito della scelta non può esprimere preferenze attenendo tali opzioni a scelte personalissime rimesse al solo consenso dei genitori. Né d’altra parte può ritenersi che a fronte di una pregressa adesione verbale alla scelta futura della scuola privata, i genitori siano obbligati a rispettare tale scelta, come se fosse vincolante; essi, invero, sono chiamati a rinnovare il consenso per i cicli di studio successivi, ben potendo una determinata impostazione didattica ovvero educativa essere condivisa, come forse avvenuto nel nostro caso, nell’ottica del nucleo familiare unito e non anche dopo, nella fase della disgregazione.

Va anche detto che le istituzioni scolastiche diverse da quelle pubblica (paritarie, private in generale o (…)) possono incontrare il favore del giudice nella risoluzione del conflitto ove emergano elementi precisi e peculiari che rendano in concreto preferibile, nell’interesse del minore, la frequentazione di una scuola diversa da quella pubblica o vi siano evidenti controindicazioni all’interesse del minore nella frequentazione della scuola pubblica; si pensi, ad esempio, alla necessità di preservare il valore della continuità scolastica, o alla necessità di far seguire il bambino da insegnanti specializzati o che applichino un metodo di insegnamento precipuamente finalizzato a sostenere specifiche, accertate, difficoltà di apprendimento, di socializzazione, di inserimento.

Nel nostro caso, non vi sono esigenze peculiari che rendano anche solo in astratto preferibile per (C) l’iscrizione alla scuola (…), né specifiche controindicazioni alla scuola pubblica che legittimino la deroga alla regola generale. Non vi è di certo l’esigenza di garantire la continuità scolastica, dal momento che il piccolo è già iscritto e sta frequentando la scuola dell’infanzia pubblica, né vi sono lacune o deficit di sorta che rendano indispensabile ricorrere ad approcci educativi specifici o individualizzati. Nemmeno può ragionevolmente sostenersi che la scuola (…) sia in astratto migliore o meglio rispondente all’interesse del minore rispetto alla scuola pubblica, trattandosi – come detto – di valutazione del tutto soggettiva e personale che non può essere svolta dal Tribunale.

Alla luce di quanto detto, deve concludersi per l’accoglimento del ricorso.

La particolare natura del giudizio e le esposte ragioni della decisione rendono opportuno far luogo alla integrale compensazione tra le parti delle spese di lite.

P.T.M.

Letto l’art. 709 ter c.p.c., così provvede:

Dispone che il minore (C) sia iscritto, per l’anno scolastico 2017/2018, alla Scuola dell’Infanzia di (Y), Circolo Didattico di …, salvo diverso accordo tra i genitori.

Spese processuali compensate.

Manda alla Cancelleria per le comunicazioni.

Così deciso in Perugia, nella camera di consiglio del 24 aprile 2017. Il Giudice relatore

Ilenia Miccichè

Depositato il 2 maggio 2017

Il Presidente

Maria L. Lupo

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