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Lo sai che? Malattia non retribuita, è valida per la pensione?

Lo sai che? Pubblicato il 4 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 ottobre 2017

I periodi di prolungamento della malattia sono validi per il diritto e per la misura della pensione? 

Il periodo di malattia non retribuita, che può essere riconosciuto ai dipendenti pubblici al termine della malattia “coperta”, è pienamente valido ai fini del diritto e della misura della pensione. Questo periodo, dunque, che può avere una durata massima di 18 mesi ed è concesso ai dipendenti con gravi patologie, ai quali l’ordinario periodo di malattia non basta, non comporta alcun pregiudizio pensionistico per il lavoratore che lo richiede.

Ma procediamo per ordine e vediamo come si computano i periodi di malattia, retribuita e non, ai fini della pensione.

Malattia e pensione

Durante i periodi di malattia al lavoratore sono accreditati comunque i contributi previdenziali: l’Inps, difatti, assieme all’indennità di malattia riconosce i cosiddetti contributi figurativi, che sono utili ai fini del diritto e della misura della pensione. I dipendenti pubblici hanno diritto a un periodo di malattia pari a un massimo di 18 mesi in un triennio. Nei primi 9 mesi di malattia, il dipendente ha diritto al 100% della retribuzione fissa mensile, incluse le indennità pensionabili; sono esclusi i compensi accessori. Dal 10° al 12° mese, invece, spetta il 90% della retribuzione, mentre dal 13° al 18° mese ne spetta il 50%.

Malattia non retribuita

Come anticipato, i dipendenti pubblici , terminati i 18 mesi di malattia, possono prolungare l’assenza per ulteriori 18 mesi, ma senza aver diritto alla retribuzione. Il prolungamento della malattia, detto anche aspettativa per malattia, è riconosciuto in presenza di malattie particolarmente gravi che richiedano terapie salvavita ed altre assimilabili, come ad esempio l’emodialisi, la chemioterapia, il trattamento riabilitativo per soggetti affetti da Aids. In questi casi l’amministrazione, prima di concedere l’ulteriore periodo di assenza, può accertare le condizioni di salute del dipendente sottoponendolo a visita medica collegiale al fine di verificare l’idoneità a svolgere l’attività lavorativa.

Malattia non retribuita e pensione

Anche nei  periodi di malattia non retribuita, come già esposto, spetta l’accredito dei contributi a favore del dipendente. Le novità apportate in termini di prolungamento della malattia da parte della normativa del 2008 [1], difatti, come confermato dall’Inpdap con una successiva circolare [2], incidono sulla sola retribuzione del lavoratore e non sulla contribuzione accreditata. L’assenza dal servizio per malattia senza retribuzione, in particolare, è utile ai fini del diritto del trattamento pensionistico e  alla sua misura, in quanto i contributi devono essere accreditati sull’intera retribuzione virtuale,  sia nell’ipotesi di trattamento ridotto che in assenza totale di retribuzione. La retribuzione virtuale corrisponde al trattamento  che il dipendente avrebbe percepito se fosse rimasto in servizio.

L’onere contributivo deve essere, però, calcolato sulla retribuzione corrispondente alla sola quota A di pensione (ossia sulle voci di stipendio fisse e continuative). Pertanto, se  la pensione deve essere determinata con il sistema contributivo e si verifica un’assenza per malattia non retribuita, il periodo di assenza deve essere valorizzato, ai fini della pensione, prendendo come base di calcolo tutte le voci stipendiali fisse e continuative.

note

[1] Art. 71 Dl 112/98.

[2] Inpdap circ. 13/2009.


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