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Lo sai che? Somma ereditata da parte di una persona con debiti

Lo sai che? Pubblicato il 2 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 settembre 2017

Ho ereditato una somma da mio padre e vorrei aprire due conti correnti per ripartirla equamente tra i miei due figli ma ho un debito con l’Inps che non riesco a sanare. Come posso risolvere questa situazione e dividere il denaro tra i miei figli senza che li prenda l’Inps?    

La legge predispone delle forme di tutela per il creditore, ossia per il soggetto che ha diritto a pretendere un pagamento, a vario titolo, da un altro soggetto, individuato come debitore. La tutela è volta ad evitare che il debitore, attraverso differenti azioni, possa in qualche modo liberarsi dei propri beni, mobili o immobili, per evitare di adempiere ai propri obblighi.

Nel caso di distrazione di somme, il creditore che sia a conoscenza della devoluzione di una somma dal conto del proprio debitore può chiedere al giudice la revoca di tale importo solo se il denaro è stato bonificato sul conto corrente di un altro soggetto, ad esempio un familiare. Il creditore, nel caso che ci occupa l’Inps, deve però dimostrare che non vi siano altri beni o denaro del debitore da poter pignorare, questo costituirebbe infatti prova del fatto che il bonifico bancario è avvenuto allo scopo di frodare il creditore.

L’azione revocatoria, che ha la funzione di revocare l’elargizione, può essere chiesta entro 5 anni e necessita di una causa ordinaria presso il tribunale civile. Una volta esperita con successo tale causa, il denaro ritorna nella titolarità del debitore principale per essere così automaticamente pignorato dal creditore.

Alla luce di quanto sopra, a parere dello scrivente, è di fondamentale importanza chiarire innanzitutto la situazione irrisolta con l’Inps per comprendere appieno l’ammontare della debenza della lettrice e verificare se esiste la possibilità di predisporre un eventuale ricorso od opposizione, per fare ciò potrà avvalersi anche degli esperti consulenti de La Legge per Tutti, prenotando una consulenza online, che sapranno certamente guidare la stessa nella risoluzione della sua problematica.

Infine, con riferimento alla donazione in favore dei figli, si suggerisce alla lettrice di attendere brevemente, in modo da capire tempi e modi di azione, per poi effettuarla in un secondo momento.

La giurisprudenza conferma quanto detto.

Il giudizio di meritevolezza riguardo agli atti di destinazione è un giudizio che riguarda gli interessi in sé e non comporta una valutazione comparativa in termini di prevalenza o potiorità tra l’uno e l’altro, non apparendo legittima alcuna ulteriore delimitazione degli interessi che i privati possono perseguire costituendo un vincolo di destinazione, con la precisazione che la “immeritevolezza” coincide con la “illiceità dell’interesse perseguito”.” Tribunale di Prato, sentenza del 12 Agosto 2015.

Il pregiudizio alle ragioni del creditore, che costituisce il presupposto dell’azione revocatoria ordinaria di cui all’articolo 2901 c.c., non interessa soltanto la conservazione della garanzia patrimoniale costituita dai beni del debitore, ma anche il mantenimento di uno stato di maggiore fruttuosità e facilità nell’esperimento dell’azione esecutiva, con la conseguenza che il pregiudizio può essere costituito da una variazione quantitativa ma anche qualitativa del patrimonio del debitore che ne comporti una maggiore difficoltà od incertezza nella esecuzione coattiva del credito o che ne comprometta la fruttuosità. Da ciò consegue che per l’esistenza del pregiudizio non occorre alcuna valutazione sul danno, essendo sufficiente la dimostrazione da parte del creditore istante della pericolosità dell’atto impugnato, in termini di una possibile quanto eventuale infruttuosità della futura esecuzione sui beni del debitore. In questa prospettiva, l’onere probatorio del creditore che agisce in revocatoria si restringe alla dimostrazione della variazione quantitativa o qualitativa del patrimonio del debitore, senza estendersi a quella dell’entità e natura del patrimonio stesso successiva all’atto di disposizione, non trovandosi il creditore nelle condizioni di valutarne compiutamente le caratteristiche. E’, invece, onere del debitore che voglia sottrarsi agli effetti dell’azione revocatoria provare che, nonostante l’atto di disposizione, il suo patrimonio ha conservato valore caratteristiche tali da garantire il soddisfacimento delle ragioni del creditore senza particolari difficoltà.” Tribunale di Napoli, sentenza del 16 Giugno 2015.

Articolo tratto dalla consulenza dell’avv. Rossella Blaiotta


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