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Lo sai che? AIRE: devo comunicare il trasferimento all’Anagrafe Italiani Residenti all’Estero?

Lo sai che? Pubblicato il 2 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 settembre 2017

Ho un debito con il fisco. Non riesco a pagare le rate e sto per trasferirmi in Spagna. Ho provato invano a vendere un terreno agricolo del valore di poco superiore al debito per pagare.  Devo comunicare il trasferimento e fare iscrizione Aire o è meglio andare via senza dire più nulla? Temo che l’Agenzia Entrate Riscossione possa raggiungermi in Spagna tramite l’Aire. Inoltre come amministratore ma non socio di un’azienda spagnola avrei problemi con l’Agenzia delle Entrate?

La legge in generale prevede che il trasferimento all’estero di una persona fisica, per la maggior parte del periodo di imposta, possa essere dichiarato all’Anagrafe Italiani Residenti all’Estero – Aire.

Qualora non si provvedesse a comunicare il trasferimento all’estero tramite la richiesta di iscrizione all’Aire, la residenza fiscale della persona fisica, permanendo quest’ultima per la maggior parte del periodo di imposta iscritta nell’anagrafe dei residenti, per presunzione legale assoluta, rimarrebbe fissata in Italia.

La residenza fiscale italiana attrae a tassazione, sulla base del principio della mondialità dei redditi, tutti i redditi ovunque prodotti dal contribuente.

Questo significa che i redditi eventualmente prodotti in Spagna dovrebbero essere dichiarati in Italia, versando le imposte italiane e utilizzando l’eventuale credito di imposta per le tasse pagate all’estero, secondo quanto previsto dalla Convenzione fra Italia e Spagna per eliminare le doppie imposizioni.

Dunque la non iscrizione all’Aire potrebbe provocare il sorgere di ulteriori obbligazioni e debiti di natura tributaria.

Per contro l’iscrizione all’Aire costringerebbe alla comunicazione dell’indirizzo estero di residenza dove l’Agenzia Entrate Riscossione, anche grazie alla maggiore collaborazione fra Stati dell’Unione Europea potrebbe presentarsi per riscuotere il proprio credito.

L’esistenza di un terreno da “offrire” alla pretesa tributaria dovrebbe servire quanto meno per diminuire il debito tributario, ma, in pratica, nel caso in cui i valori siano quelli indicati, difficilmente l’Agenzia Entrate Riscossione agirà con le procedure esecutive (vendita all’asta del terreno) mentre sicuramente dovrebbe procedere con le misure cautelari (iscrizione di ipoteca legale).

L’Agenzia Entrate Riscossione trova un limite operativo nel fatto che il bene aggredibile non abbia sufficiente valore per pagare la procedura ed il debito tributario, dunque spesso non procede alle esecuzioni quando le analisi preliminari mostrano la non economicità della procedura con riferimento ai beni aggredibili.

Qualora l’Agenzia Entrate Riscossione decidesse invece di effettuare la procedura esecutiva sul bene, dopo 4 aste andate deserte il bene resterebbe nella disponibilità del debitore e la procedura avrebbe esito negativo.

Nel frattempo nulla vieterebbe al debitore di trovare un acquirente interessato e di informare l’Agenzia Entrate Riscossione della possibile vendita, che, a certe condizioni, è consentita, con incasso del valore a favore dell’agente della riscossione ma senza liberare il debitore per eventuali residui di debito rimasti dopo la vendita.

Considerato quanto sopra e che il primo quesito richiede un orientamento a minor danno, si segnala quanto segue.

Se il trasferimento all’estero è effettivo e si taglia ogni collegamento con l’Italia, potrebbe comportar minor danno la scelta di iscriversi all’Aire, in quanto, prima di tutto il debito tributario non aumenterebbe a seguito di eventuale contestazione del pagamento di imposte dovute su redditi prodotti all’estero, in secondo luogo sicuramente l’Agenzia Entrate Riscossione potrebbe presentarsi alla porta del debitore anche in Spagna, anche attraverso la collaborazione dei pari enti iberici, ma le procedure esecutive internazionali sono anch’esse piuttosto dispendiose e qualora anche in Spagna non vi siano beni aggredibili di proprietà del contribuente, difficilmente si spenderanno denari col rischio di non incassare nulla.

Per quanto riguarda il secondo quesito occorre segnalare che, se il richiedente non è socio di alcuna società spagnola comunque nessuno potrà vantare diritti su una quota societaria.

Per quanto riguarda la possibilità di svolgere l’attività di amministratore, quest’ultima di per sé non è aggredibile, potrebbe invece essere aggredito il compenso per l’amministratore eventualmente corrisposto al debitore, ma qui subentrerebbe anche la legge spagnola, in quanto la norma italiana prevede la pignorabilità di parte del compenso (un quinto, anche se recentemente la Cassazione

ha sentenziato che i compensi per l’amministratore potrebbero non essere soggetti a limiti di impignorabilità, per cui potrebbero essere pignorati anche integralmente), ma occorrerebbe verificare il trattamento riservato dalla legge iberica a questo tipo di procedura esecutiva, senza tuttavia dimenticare che il compenso per l’amministratore è comunque deciso dall’assemblea dei soci e può sempre essere revocato.

Articolo tratto dalla consulenza del dott. Mauro Finiguerra


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