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Reversibilità, ne ha diritto chi rinuncia all’eredità?

1 ottobre 2017 | Autore:


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La pensione di reversibilità spetta anche agli aventi diritto che non accettano l’eredità e non entrano nella successione?

Mio marito aveva molti debiti, perciò ho rinunciato all’eredità: perdo anche la pensione di reversibilità?

La pensione di reversibilità costituisce un diritto autonomo, che non va confuso col diritto a ereditare il patrimonio del defunto, o una sua quota: di conseguenza, il coniuge che rinuncia all’eredità conserva comunque il diritto di percepire la pensione ai superstiti.

Lo ha chiarito, già da parecchio tempo, la Corte costituzionale con una nota sentenza [1], secondo cui la pensione ai superstiti (che può essere di reversibilità o indiretta) non fa parte dell’eredità, ma è una forma di tutela previdenziale. In particolare, l’evento tutelato attraverso la pensione ai superstiti è la morte, cioè un fatto naturale che crea una situazione di bisogno per i familiari del defunto, i soggetti protetti.

La pensione di reversibilità è dunque un diritto “proprio” di determinati congiunti del defunto, tra cui il coniuge superstite, che possono beneficiare della pensione anche se non sono eredi. Di conseguenza, se il coniuge superstite rinuncia all’eredità, può percepire la reversibilità o la pensione indiretta senza rispondere dei debiti del pensionato deceduto.

Ma quali parenti del defunto hanno diritto alla reversibilità, in quali casi e in quale misura? Facciamo un breve punto della situazione.

Quando spetta la pensione di reversibilità

Se il lavoratore risultava già pensionato al momento del decesso i congiunti hanno diritto, in presenza di determinati requisiti, alla pensione di reversibilità, mentre spetta la pensione indiretta nel caso in cui il dante causa non avesse ancora maturato il diritto alla pensione. Ad ogni modo, in presenza di un dante causa ancora lavoratore non si ha sempre diritto alla pensione ai superstiti, ma il trattamento è liquidato se si verifica una delle seguenti ipotesi:

  • al momento del decesso l’assicurato aveva raggiunto i requisiti contributivi richiesti per le prestazioni di invalidità (cinque anni di contribuzione di cui almeno tre nell’ultimo quinquennio);
  • al momento del decesso l’assicurato aveva raggiunto i requisiti contributivi richiesti per la pensione di vecchiaia: in questo caso, come abbiamo visto, non rileva l’età dell’assicurato deceduto, ma si deve applicare il coefficiente di trasformazione relativo a 57 anni di età; inoltre, non sono necessari 20 anni di contributi, ma ne bastano 15 perché alle pensioni ai superstiti non si applica l’elevazione dei requisiti di assicurazione e di contribuzione ai fini del diritto alla pensione di vecchiaia.

Chi ha diritto alla pensione di reversibilità

I congiunti che hanno diritto alla pensione di reversibilità sono:

  • il coniugesuperstite, anche se separato, o l’ex coniuge divorziato, se avente diritto all’assegno divorzile;
  • i figli, purché minori di 18 anni, oppure studenti fino al 21° anno di età, se frequentano la scuola media superiore o professionale (fino al 26° anno di età se frequentano corsi universitari, nei limiti della durata del corso legale di studio), purché siano a carico del genitore al momento del decesso e non prestino attività lavorativa retribuita; la pensione spetta ai figli inabili a prescindere dall’età;
  • i genitori, a condizione che non vi siano coniuge e figli, abbiano età superiore ai 65 anni e non siano titolari di pensione; non rilevano le pensioni di guerra e gli assegni di natura assistenziale (invalidi civili, ciechi civili, sordomuti);
  • i fratelli celibi e sorelle nubili, a condizione che:
    • non esistano o non abbiano diritto alla pensione il coniuge, i figli superstiti e mancano anche i genitori;
    • risultino permanentemente inabili al lavoro, anche se di età inferiore ai 18 anni e a carico del deceduto alla data della sua morte;
    • non siano titolari di un trattamento di pensione.

A quanto ammonta la pensione di reversibilità

La pensione ai superstiti corrisponde solo in rari casi al 100% della pensione a cui avrebbe avuto diritto il lavoratore deceduto.

Le quote spettanti ai congiunti, difatti, sono le seguenti:

  • coniuge solo: 60%
  • coniuge ed un figlio: 80%
  • coniuge e due o più figli: 100%
  • un figlio: 70%
  • due figli: 80%
  • tre o più figli: 100%
  • un genitore: 15%
  • due genitori: 30%
  • un fratello o una sorella: 15%
  • due fratelli o sorelle: 30%
  • tre fratelli o sorelle: 45%
  • quattro fratelli o sorelle: 60%
  • cinque fratelli o sorelle: 75%
  • sei fratelli o sorelle: 90%
  • sette o più fratelli o sorelle: 100%.

La pensione ai superstiti non può in nessun caso essere, nel suo complesso, inferiore al trattamento minimo (fatti salvi i limiti di reddito) o superiore all’intero ammontare della pensione spettante al deceduto.

note

[1] C. Cost. sent. n. 286 del 28.07.1987.


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