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Le Guide Quando si è poveri per la legge?

Le Guide Pubblicato il 22 agosto 2017

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Guida alle principali agevolazioni per chi possiede un reddito basso.

Purtroppo in Italia il numero delle famiglie povere è in costante aumento: colpa anche della congiuntura economica che l’intero Occidente sta vivendo. L’ordinamento italiano, per far fronte a questa situazione, prevede alcuni benefici per chi non raggiunge determinate soglie di reddito. Poiché il limite non è unico, bisognerà di volta in volta verificare a quale agevolazione si intende accedere. Vediamo le principali.

Patrocinio a spese dello Stato

Il patrocinio a spese dello Stato (normalmente conosciuto come gratuito patrocinio) consente anche a chi non abbia i mezzi economici per farvi fronte di essere assistiti in un procedimento giudiziario da un avvocato la cui parcella verrà pagata dallo Stato. Il gratuito patrocinio è un istituto che trova riferimento direttamente nella Costituzione, secondo cui sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione [1]. La legge prevede che si possa accedere al patrocinio a spese dello Stato nel processo penale, civile, amministrativo, contabile e tributario [2]. Attualmente, può essere ammesso al patrocinio chiunque sia titolare di un reddito imponibile ai fini dell’imposta personale sul reddito, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a euro 11.528,41 (i limiti di reddito sono adeguati ogni due anni in relazione alla variazione dell’indice dei prezzi accertata dall’Istat). Se l’istante convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l’interessato. In questa circostanza, però, il limite di reddito sopra indicato è aumentato di euro 1.032,91 per ogni familiare convivente.

Alle regole appena elencate seguono delle eccezioni. Non possono accedere al gratuito patrocinio i soggetti condannati con sentenza definitiva per i reati di associazione di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri, spaccio di sostanze stupefacenti, associazione dedita al narcotraffico, per i reati commessi avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416-bis del codice penale o al fine di agevolare l’attività delle associazioni previste dallo stesso articolo.

A queste restrizioni fanno da contrappeso le agevolazioni previste per specifiche categorie di persone. Le vittime dei reati di maltrattamenti in famiglia, pratiche di mutilazione degli organi genitali, violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo, atti sessuali con minorenni e atti persecutori (cosiddetto stalking), nonché di determinati reati commessi a danno di minori, sono sempre ammessi al gratuito patrocinio, anche se superino la soglia stabilita.

Il reddito di inclusione sociale

Al fine di contrastare il preoccupante incremento della povertà, da poco è stato introdotto un particolare sussidio: il cosiddetto Sia, ovvero il Sostegno di Inclusione Attiva. Perché possa essere richiesto, è necessario che: almeno un componente del nucleo familiare sia minorenne; il reddito risultante dall’indicatore Isee sia inferiore a euro 3.000,00; non si goda di altri benefici, forniti a qualsiasi titolo, superiori ad euro 600,00 al mese; non si sia in possesso di automobili o motocicli di grossa cilindrata (sopra i 1300 cc per le auto e i 250 cc per le moto) nei 12 mesi antecedenti la domanda e immatricolati nei tre anni precedenti la richiesta; vi siano adulti disoccupati nel nucleo familiare al momento della domanda. Il reddito di inclusione sociale non è soltanto un contributo economico: per continuare a godere dell’assegno, infatti, il beneficiario dovrà rispettare degli obblighi, quali ad esempio quello di mandare i figli a scuola e di impegnarsi nel cercare un’attività lavorativa. L’assegno di povertà è di importo variabile a seconda del nucleo familiare; viene erogato mediante la concessione di una carta prepagata rilasciata dal proprio Comune di appartenenza e utile per acquistare, presso negozi convenzionati, generi alimentari e medicinali, o per pagare bollette di luce e gas. L’importo dell’assegno di povertà è variabile in base ai componenti del nucleo familiare, fino ad un massimo di 500,00 euro.

L’assegno sociale

Un altro strumento ideato per fronteggiare la povertà in Italia è l’assegno sociale che, a partire del 1996, ha sostituito la pensione sociale. L’importo dell’assegno è pari a 448,07 euro per tredici mensilità; per l’anno 2017 il limite di reddito è stato fissato a 5.824,91 euro annui; il reddito è elevato a 11.649,82 euro, se il soggetto è coniugato (cumulo dei redditi). L’assegno non è soggetto alle trattenute Irpef e può essere sospeso se il titolare soggiorna all’estero per più di 30 giorni; dopo un anno dalla sospensione, la prestazione è completamente revocata. L’assegno sociale è un beneficio provvisorio in quanto il possesso dei requisiti di reddito e di effettiva residenza sono verificati ogni anno.

Condizioni per ottenere l’assegno, oltre ai limiti reddituali sopraesposti, sono: aver compiuto 65 anni e 7 mesi di età (a partire dal 2018 il limite sarà di 66 anni e 7 mesi); avere la cittadinanza italiana e la residenza effettiva, stabile e continuativa per almeno dieci anni nel territorio nazionale. I cittadini stranieri comunitari devono essere iscritti all’anagrafe del comune di residenza e i cittadini extracomunitari devono essere titolari del permesso di soggiorno comunitario per soggiornanti di lungo periodo. La domanda deve essere presentata  all’Inps, ente erogatore dell’assegno.

Il diritto agli alimenti

Il portale ha dedicato più di un articolo a questo argomento. Gli alimenti legali sono le prestazioni di assistenza materiale dovute per legge alla persona che si trova in condizioni tali da non poter provvedere a sé autonomamente. L’obbligo alimentare è considerato espressione di un dovere di solidarietà derivante da un rapporto di parentela o gratitudine nei riguardi di chi versi in stato di bisogno. La legge non indica una soglia minima di reddito al di sotto della quale si ha diritto alla prestazione; secondo il codice civile, gli alimenti spettano a chi versa in stato di bisogno e non può provvedere al proprio sostentamento [3].

I soggetti obbligati a versare gli alimenti sono: il coniuge; i figli, anche adottivi, e, in loro mancanza, i discendenti prossimi; i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi; gli adottanti; i generi e le nuore; i suoceri; i fratelli e le sorelle [4]. La norma, dunque, fa riferimento ad un rapporto familiare piuttosto ampio, non limitato alla sola famiglia nucleare. L’elencazione è tassativa. A questi individui vanno poi aggiunti i donatari nei confronti del donante [5] e tutti coloro che si sono impegnati contrattualmente ad assistere qualcuno dietro compenso (si parla, in questo caso, di contratto di vitalizio alimentare).

Fondamentale è che l’alimentando si trovi in stato di bisogno, cioè non sia in grado di provvedere al proprio sostentamento. Ha diritto agli alimenti, quindi, colui che non è economicamente indipendente, che non può garantirsi vitto, alloggio e cure mediche. Lo stato di bisogno va valutato in concreto, con riferimento alle effettive condizioni del soggetto; pertanto, tale stato può sussistere anche se quest’ultimo possiede un patrimonio immobiliare che non produce alcun reddito e che, di conseguenza, gli impedisce di procurarsi i basilari mezzi di sopravvivenza. Secondo la Corte di Cassazione, il diritto agli alimenti sussiste anche se l’alimentando versi in stato di bisogno per propria colpa [6].

Chi domanda gli alimenti deve fornire la prova del proprio stato di bisogno, nonché quella della sua impossibilità a lavorare o comunque della propria incolpevolezza nel non avere un lavoro. Chi, invece, svolge un’attività lavorativa, dovrà dimostrare che essa non è sufficiente al proprio sostentamento. La possibilità di lavoro va valutata con riferimento alle attitudini fisiche e psichiche, alle condizioni sociali dell’alimentando e alle possibilità ambientali. La legge non fissa un importo minimo, né uno massimo; il codice civile, però, fornisce il criterio di individuazione: gli alimenti devono essere assegnati in proporzione del bisogno di chi li domanda e delle condizioni economiche di chi deve somministrarli. La proporzione tra questi due elementi (lo stato di bisogno dell’alimentando e le condizioni economiche dell’alimentante) deve rimanere costante durante tutto il rapporto: se l’equilibrio dovesse venire meno, la legge consente di adire l’autorità giudiziaria per chiedere l’aumento, la riduzione o addirittura la cessazione degli alimenti [7]. Per la donazione, invece, la misura è più precisa: il donatario non è tenuto che per il valore della donazione ancora esistente nel suo patrimonio.

L’invalidità civile

Secondo l’ordinamento italiano, è invalido civile chiunque sia affetto da patologie tali da compromettergli la normale capacità lavorativa (se in età da lavoro, cioè tra i 18 e i 65 anni), ovvero da renderlo incapace di svolgere le attività tipiche della sua età [8]. Anche in questo caso la legge stabilisce il tetto massimo reddituale che non deve essere superato per poter godere dei benefici economici. Per l’anno 2017, la pensione per invalidi civili totali  (assegno pari a 279,47 euro) prevede un limite di reddito personale annuo di 16.532,10 euro.

L’assegno di natalità

Confermato anche per l’anno 2017, l’assegno di natalità (o bonus bebè) è un assegno mensile destinato alle famiglie con un figlio nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017, per la durata massima di trentasei mesi [9]. Il bonus spetta alle famiglie con reddito Isee non superiore a 25.000,00 euro (bonus da 80 euro mensili); per le famiglie più povere con reddito Isee non superiore a 7.000,00 euro il beneficio è un po’ più consistente (180 euro mensili).

Utenze gas, elettricità, telefono. Canone Rai

Per le famiglie a basso reddito lo Stato concede delle agevolazioni sui servizi essenziali, quali l’utenza elettrica e quella del gas. Il limite di reddito Isee per accedere al contributo non deve essere superiore a 8.103,50 euro o, per le famiglie con più di tre figli a carico, non superiore a 20.000,00 euro. È possibile godere di agevolazioni anche sul canone telefonico: abbonamento mensile ridotto della metà per chi ha un reddito ISEE non superiore a 6.713,93 euro e con una persona all’interno del nucleo familiare titolare di pensione di invalidità civile o assegno sociale, oppure, con più di 75 anni.

Sono esonerati dal pagamento del Canone Rai tutti coloro che, nell’anno precedente, abbiano avuto un reddito complessivo sommato a quello del proprio coniuge non superiore a 6.713,98 euro e abbiano superato i 75 anni di età.

Conto corrente agevolato

In ossequio ad una direttiva europea [10], il governo ha da poco introdotto una nuova agevolazione per coloro che hanno un reddito molto basso: trattasi di un conto corrente destinato a compiere le operazioni bancarie più semplici (come, ad esempio, ricevere un bonifico o effettuare pagamenti). Il Governo, per il momento, ha stipulato accordi con Abi, Poste, Bankitalia, prevedendo l’esenzione per coloro che ricevono una pensione annua lorda inferiore a 18.000,00 euro e per chi ha un reddito Isee non superiore a 8.000,00 euro. Le altre categorie saranno successivamente individuate, prevedendo per esse condizioni agevolate di apertura.

Dentista sociale

Chi ha un reddito Isee inferiore a 8.000 euro può accedere ad alcune prestazioni odontoiatriche a prezzi agevolati. Il beneficio spetta anche alle donne in gravidanza e a chi è esentato dal ticket sanitario. Il problema, tuttavia, è che non tutti i dentisti aderiscono all’iniziativa; pertanto, bisognerà consultare l’elenco dei dentisti sociali aderenti per essere sicuri di poter far valere questo diritto.

note

[1] Art. 24 Cost.
[2] Decreto del Presidente della Repubblica n. 115/2002.
[3] Art. 438 cod. civ.
[4] Art. 433 cod. civ.
[5] Art. 437 cod. civ.
[6] Cass., sent. n. 2066/1966 del 26.07.1966.
[7] Art. 440 cod. civ.
[8] Legge n. 118/1971 e successive modifiche.
[9] Legge n. 190 del 23 dicembre 2014.
[10] Direttiva 2014/52/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23.07.2014.


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1 Commento

  1. Buongiorno.Sono una persona sola,il mio reddito anuo 7000 euro,pago affito 470 al mese +spese (anche se ne ho bonus per il gas e luce).Lavoro solo 3 ore e mezzo al giorno,da lunedi fino venerdi.La mia domanda :posso avere anche io un aiuto economico?posso avere agevolazioni per la dentista?Sono una persona amalatta,sto aspettando che mi chiamono per la invalidita.ho 52 anni.A che aiuto mi aspetto?Grazie mille.

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