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Lo sai che? Come ottenere la restituzione dei soldi spesi per la casa?

Lo sai che? Pubblicato il 22 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 agosto 2017

Il coniuge che, prima della separazione, ha provveduto a sue spese a migliorare o ampliare l’immobile di proprietà dell’altro coniuge e in godimento del nucleo familiare, ha diritto, ai rimborsi.

Quando si separa la coppia in regime di comunione dei beni, si dividono non solo i beni (auto, case) acquistati durante il matrimonio, ma anche il residuo sul conto corrente. Se, invece, marito e moglie erano in separazione dei beni, gli acquisti intestati all’uno restano di proprietà di quest’ultimo e l’altro non può accampare pretese. Ma che succede quando la casa è di proprietà solo di uno dei due coniugi e tuttavia l’altro ha contribuito ai costi per la manutenzione e/o ristrutturazione? Come ottenere la restituzione dei soldi spesi per la casa? Di tanto si è occupata una recente sentenza della Cassazione [1]. Ma procediamo con ordine.

Le donazioni di denaro non vanno restituite

Nell’ambito di una famiglia, è normale che un coniuge aiuti l’altro: che, cioè, il più benestante contribuisca alle spese del più debole, gli faccia regali e che lo mantenga quando quest’ultimo non sia in grado di farlo da sé. Le donazioni di denaro, però, non vanno restituite in caso di separazione o divorzio: esse si considerano, infatti, adempimento di un obbligo di solidarietà che trae il suo fondamento nell’essenza stessa della famiglia. Solo se si riesce a dimostrare che il trasferimento del denaro è avvenuto a titolo di prestito è possibile pretenderne la restituzione.

Il conto corrente cointestato

Un altro caso abbastanza ricorrente è quello del conto corrente cointestato. Anch’esso cade in comunione e si presume al 50% di proprietà di ciascuno dei due coniugi. Potrebbe però avvenire, ad esempio, che il marito cointesti alla moglie il conto corrente, alimentato solo con il proprio stipendio, solo al fine di consentire a quest’ultima una più facile gestione dei prelievi per il ménage domestico quotidiano. In tale ipotesi, all’atto della separazione, il conto non va diviso se l’uomo dà prova della coitestazione fittizia, ossia del fatto che la moglie non è in realtà contitolare del deposito, essendo questo costituito solo dai redditi del primo. La prova è abbastanza facile: basta depositare gli estratti conto da cui si evince, ad esempio, il periodico versamento dello stipendio da parte del datore di lavoro.

I soldi spesi per la casa familiare

Veniamo ora al problema di partenza: come ottenere la restituzione dei soldi spesi per la casa? Per comprendere la questione partiamo da un esempio. Immaginiamo che un uomo acquisti una casa da ristrutturare. Dopo qualche giorno si sposa. Con la moglie concorda di utilizzare quel vecchio immobile come abitazione familiare, ma è prima necessario fare dei lavori di manutenzione straordinaria e delle modifiche. Viene così dato incarico alla ditta di avviare gli interventi. I coniugi, in perfetto spirito solidale, pagano le fatture una volta l’uno, una volta l’altro, senza mettere nulla per iscritto. I due, però, dopo qualche anno si separano e la donna pretende la restituzione dei soldi (circa 20mila euro) spesi per la ristrutturazione. L’uomo però sostiene di non doverle nulla, trattandosi di regali e di contributi che la moglie avrebbe speso anche nel suo stesso interesse, per avere un tetto sotto cui vivere in tutti quegli anni. Chi dei due ha ragione?

Secondo la Cassazione, se la coppia si separa o divorzia e la casa appartiene solo a uno dei due coniugi, l’altro può pretendere la restituzione dei soldi spesi per i lavori sulla casa che è stata residenza della famiglia. Con la fine del matrimonio scatta il diritto del coniuge non proprietario dell’ex casa coniugale di ottenere il rimborso delle somme, rivalutate all’attuale costo della vita, impiegate per finire l’immobile e per la sua manutenzione.

Il codice civile [2] stabilisce che l’indennità si deve corrispondere nella misura dell’aumento di valore conseguito dalla cosa per effetto dei miglioramenti per tutte le «riparazioni, miglioramenti addizioni» eseguite sull’immobile.

note

[1] Cass. sent. n. 20207/2017.

[2] Art. 1150 cod. civ.


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