HOME Articoli

Le Guide La calunnia

Le Guide Pubblicato il 22 agosto 2017

Articolo di




> Le Guide Pubblicato il 22 agosto 2017

La calunnia rientra tra i delitti contro l’amministrazione della giustizia e, specificamente, tra quelli contro l’attività giudiziaria.

Il reato di calunnia incrimina tutte quelle condotte che possono indurre ad intraprendere un procedimento penale contro un innocente. Per l’ordinamento italiano, però, l’interesse fondamentale da proteggere è quello statale a non instaurare un inutile processo. Da questo punto di vista, la calunnia tutela due interessi distinti: da un lato, quello del calunniato, ingiustamente accusato di un fatto costituente reato; dall’altro quello dello Stato, costretto a mettere in moto la pesante e costosa macchina della giustizia per perseguire un’incriminazione inventata. Il delitto di calunnia, pertanto, si muove lungo questo duplice asse, tanto che, secondo alcuni studiosi, essa rientrerebbe tra i reati cosiddetti plurioffensivi, cioè tra quelli che attentano contemporaneamente a più beni giuridici diversi (la libertà dei cittadini, l’amministrazione della giustizia) [1]. Approfondiamo il delitto in questione.

Il delitto di calunnia: la fattispecie

Il codice penale [2] punisce con la reclusione da due a sei anni chiunque accusa di un reato una persona che sa, invece, essere innocente, ovvero simula a danno di questi tracce di un reato. La pena è aumentata se si incolpa taluno di un reato per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a dieci anni, o un’altra pena più grave. La reclusione è da quattro a dodici anni se dal fatto deriva la condanna alla reclusione superiore a cinque anni; da sei a venti anni se dal fatto deriva una condanna all’ergastolo. La pena è invece diminuita se la simulazione concerne un fatto preveduto dalla legge come contravvenzione (cioè come reato di minor allarme sociale: ad esempio, disturbo del riposo delle persone).

La falsa accusa deve avvenire mediante denuncia, querela, richiesta o istanza fatta pervenire, anche in forma anonima o sotto falso nome, all’autorità competente (Procura della Repubblica, Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, ecc.). Va immediatamente detto che trattasi di reato di pericolo, nel senso che non è necessario, per incorrere nel delitto di calunnia, che il calunniato venga effettivamente indagato o processato, essendo sufficiente il semplice pericolo che ciò avvenga [3]. Da ciò si evince che il bene giuridico tutelato sia l’interesse al corretto funzionamento della giustizia, funzionamento messo in pericolo anche solo potenzialmente dalla falsa accusa. La Corte di Cassazione ha, però, riconosciuto la plurioffensività della calunnia, ritenendo che con tale delitto si leda non solo l’interesse primario dello Stato alla corretta amministrazione della giustizia, ma anche il diritto all’onore dell’incolpato [4].

Trattasi di reato comune, cioè di reato che può essere commesso da chiunque, senza la necessità di rivestire qualche particolare qualità (ad esempio, non sono reati comuni l’abuso d’ufficio e il peculato perché possono essere commessi soltanto da un pubblico ufficiale, quindi da un soggetto qualificato). L’elemento soggettivo è il dolo, ovverosia la precisa volontà di attribuire la commissione di un reato ad un innocente. Come si vedrà a proposito del rischio di essere denunciati per calunnia, l’errore sul fatto attribuito oppure il dubbio sull’innocenza dell’accusato escludono il reato (ad esempio, Tizio denuncia Caio di furto credendo di averlo visto commettere il fatto; in realtà durante il processo si scopre che l’autore del furto era  Sempronio. In questo caso, pur avendo intrapreso un procedimento contro un innocente, Tizio non rischia una denuncia per calunnia da parte di Caio perché aveva denunciato quest’ultimo in buona fede).

Procedibilità

Il reato è procedibile d’ufficio, non a querela di parte. Secondo il codice di procedura penale [5], la querela è una condizione di procedibilità con la quale si manifesta la volontà di procedere in ordine ad un fatto che costituisce reato. In termini più semplici, la querela è la volontà, manifestata per iscritto o verbalmente da chi è vittima del reato, di perseguire l’autore del fatto delittuoso. Senza tale “consenso” la legge non può punire l’autore del reato. Al contrario, si procede d’ufficio quando non c’è alcun bisogno che la vittima esterni la sua volontà di far punire il colpevole, in quanto lo Stato proseguirà indipendentemente da essa. La procedibilità d’ufficio della calunnia rafforza quanto detto in precedenza: scopo essenziale del reato è la tutela del corretto funzionamento della giustizia, interesse prevalente sulla protezione dell’innocente. Tanto è confermato anche dal fatto che, secondo la giurisprudenza, la spontanea ritrattazione della denuncia non esclude la punibilità del reato di calunnia, potendo al più rilevare come circostanza attenuante, purché effettuata prima che l’autorità giudiziaria acquisisca la prova della falsità dell’incolpazione [6].

Le diverse forme di calunnia

Il codice penale prevede due diversi tipi di calunnia: quella diretta o formale e quella indiretta o materiale. La prima si attua attraverso la denuncia dell’innocente: per denuncia si intende, in senso ampio, l’informazione fornita all’autorità giudiziaria, senza particolari formalità. La denuncia, pur se consistente in una falsa accusa, deve essere comunque dettagliata: deve, cioè, contenere tutti gli estremi utili per perseguire un delitto, e quindi indicare non solo il fatto materiale, ma anche l’elemento soggettivo (dolo o colpa) e l’assenza di cause di giustificazione (ad esempio, della legittima difesa). Di conseguenza, verrà integrato il reato di cui ci si occupa anche se il calunniatore riferisca di un fatto realmente accaduto, ma taccia sull’esistenza di una causa di giustificazione (ad esempio, si prenda il caso di chi dichiari ai carabinieri di essere stato aggredito, tacendo però di aver egli stesso per primo inferto dei colpi al presunto aggressore, costringendolo così a difendersi).

Il fatto oggetto di incolpazione può essere totalmente inventato (ad esempio, si denuncia un furto mai avvenuto)  oppure realmente accaduto: in quest’ultimo caso, ciò che rileva è che non ne sia responsabile il soggetto cui viene falsamente attribuito (es., il furto è realmente accaduto, ma il vero colpevole è una persona diversa dal calunniato). Si configura la calunnia anche quando viene attribuito un reato più grave di quello in realtà commesso: ad esempio, Tizio viene incolpato di rapina anche se in realtà ha commesso solamente un furto (si ricordi che la rapina presuppone, a differenza del furto, una violenza o minaccia alle persone). L’attribuzione calunniosa del reato può avvenire in qualsiasi modo, anche implicitamente: al riguardo, la Suprema Corte di Cassazione ha evidenziato che integra il delitto di calunnia la condotta oggettivamente idonea a far scattare un procedimento penale nei confronti di un soggetto, univocamente individuabile, che si sa innocente, non essendo necessario che questi venga accusato esplicitamente [7]. A causa dell’impossibilità di avviare un procedimento penale, la calunnia non è configurabile nei casi in cui il reato attribuito sia perseguibile soltanto a querela di parte [8].

La calunnia materiale consiste, invece, nel simulare le tracce di un reato ponendole a carico di taluno che si sa innocente. A differenza della calunnia formale o diretta, quella materiale presuppone una vera e propria macchinazione ai danni del povero accusato. Solitamente, la messa in scena posta in essere dal calunniatore consiste nel collocare oggetti indizianti presso il calunniato (ad esempio un’arma).

L’elemento soggettivo

Si è detto che il dolo è l’elemento soggettivo del reato. Occorre però fornire qualche specificazione a riguardo. Nella calunnia, il dolo è costituito dalla volontà dell’incolpazione, unita alla piena consapevolezza dell’innocenza dell’incolpato [9]. Non v’è volontà colpevole se l’accusatore ritiene per errore che l’incolpato sia responsabile del fatto attribuitogli; alla stessa maniera, difetta il dolo se l’incolpante dubiti dell’innocenza dell’accusato [10]. Riassumendo in parole semplici, perché si abbia calunnia è necessaria la certezza dell’innocenza dell’accusato; in tutti gli altri casi (quando, ad esempio, ci si trovi in errore sul fatto costituente reato o sull’autore, oppure si ha un dubbio ragionevole sull’innocenza di questi) il delitto di calunnia non si integrerà e non vi sarà nessun rischio di essere denunciati per calunnia.

Il dolo è identico sia nel caso di calunnia formale che di calunnia materiale: in entrambe le condotte occorre, da un lato, che il soggetto agente sia a conoscenza della innocenza dell’incolpato e, dall’altro, che la sua condotta sia idonea a far sorgere un procedimento penale [11].

Certo, non è sempre agevole dimostrare che il calunniatore sia a conoscenza dell’effettiva innocenza dell’incolpato. A tal proposito, la Corte di Cassazione ritiene che la consapevolezza da parte del denunciante dell’innocenza del calunniato si possa evincere dalle concrete circostanze e dalle modalità esecutive dell’azione delittuosa [12]. Si tratta di procedimento logico deduttivo da effettuare con la dovuta cautela, al fine di non incorrere nel rischio di incriminare di calunnia colui che, denunciando il fatto, era invece in buona fede.

Consumazione del reato e tentativo

La consumazione del delitto di calunnia differisce a seconda della tipologia: nel caso di calunnia formale o diretta, la consumazione coincide con il momento in cui l’autorità riceve l’informazione calunniosa; nella calunnia materiale o indiretta, quando l’autorità viene a conoscenza delle tracce simulate del reato. In entrambi i casi, quindi, il reato si integrerà quando effettivamente vi sia il pericolo che l’autorità giudiziaria possa intraprendere un procedimento penale a carico del calunniato [13].

Si avrà tentativo di calunnia, invece, quando l’autore, pur volendo accusare ingiustamente un innocente, non riesca nel suo intento per cause esterne alla propria volontà. Nello specifico, Il tentativo appare configurabile ove la condotta costituente sia frazionabile in più atti: si pensi, ad esempio, ad una denuncia inviata per posta ma mai pervenuta all’autorità [14]; oppure, all’ipotesi in cui il calunniatore venga scoperto mentre sta per simulare le tracce di un reato.

Cause di giustificazione

Eccezionalmente, una condotta normalmente calunniosa può essere giustificata e, pertanto, non punita dall’ordinamento: è il caso di chi, imputato in un procedimento penale, neghi la propria responsabilità e la attribuisca (falsamente) ad altri. Secondo la Suprema Corte [15], l’imputato che, nel corso del procedimento instaurato a suo carico, neghi, anche mentendo, la verità delle dichiarazioni a lui sfavorevoli, la calunnia implicita in tale condotta integra legittimo esercizio del proprio diritto di difesa, scriminato dal codice penale [16]. Al contrario, non è giustificabile chi falsamente denunci lo smarrimento di titoli di credito per la necessità di non subire gli effetti negativi di un’azione delittuosa (nel caso di specie, una truffa) di cui il denunciante sarebbe rimasto vittima [17].

Concorso di reati

La ripetizione della stessa incolpazione presso autorità diverse (ad esempio, la stessa denuncia viene spedita prima ai carabinieri, poi alla polizia) non configura più reati di calunnia; il reato è unico. La falsa attribuzione dello stesso fatto o di fatti diversi a più persone, al contrario, integra tanti delitti di calunnia quanti sono i calunniati. Secondo la giurisprudenza, il reato di calunnia concorre con quello di false dichiarazioni a un pubblico ufficiale sulla propria identità [18] qualora il soggetto, nell’ambito di un procedimento penale a suo carico, dichiari all’autorità giudiziaria false generalità corrispondenti a quelle di una persona effettivamente esistente e tale dichiarazione abbia creato il pericolo dello svolgimento di indagini nei confronti di quest’ultima [19].

note

[1] Antolisei, Manuale di diritto penale.

[2] Art. 368 cod. pen.

[3] Cass., sent. N. 15559/2006 del 04.05.2006.

[4] Cass., sent. N. 10535/2007 del  12.03.2007.

[5] Articoli 336 e seguenti cod. proc. pen.

[6] Cass., sent. N. 26177/2009 del  23.06.2009.

[7] Cass, sent. N. 18987/2012 del 17.05.2012.

[8] Fiandaca – Musco, Diritto penale. Parte speciale.

[9] Cass., sent. N. 34173/2014 del  01.08.2014.

[10] Cass., sent. N. 8976/2010 del 05.03.2010.

[11] Cass., sent. N. 30852/2014 del 11 luglio 2014.

[12] Cass., sent. N. 32801/2012 del 21.08.2012.

[13] Cass., sent. N. 1417/2008 del 11.01.2008.

[14] Cass., sent. N. 15007/2013 del 28.02.2013.

[15] Cass. Pen., sent. N. 18650/2010 del 17.05.2010.

[16] Art. 51 cod. pen.

[17] Cass., sent. N. 2417/2010 del 20.01.2010.

[18] Art. 495 cod. pen.

[19] Cass., sent. N. 12847/2007 del 29.03.2007.

Cass., sent. n. 18987 del 17.05.2012: “Integra il delitto di calunnia la condotta oggettivamente idonea a far scattare un procedimento penale nei confronti di un soggetto, univocamente ed agevolmente individuabile, che si sa innocente, non essendo necessario che questi venga accusato esplicitamente“.

Cass., sent. n. 32801 del 21.08.2012;  la consapevolezza da parte del denunciate dell’innocenza del calunniato “è evidenziata dalle concrete circostanze e dalle modalità esecutive che definiscono l’azione criminosa, dalle quali, con processo logico deduttivo, è possibile risalire alla sfera intellettiva e volitiva del soggetto. Ne consegue che l’accertamento del dolo nel delitto di calunnia consiste nella considerazione e nella valutazione delle circostanze e delle modalità della condotta che evidenziano la cosciente volontà dell’agente e sono indicative dell’esistenza di una rappresentazione del fatto“.

Cass., sent. n. 15007 del 28.02.2013: “Integra il delitto di tentata calunnia la condotta dell’imputato (nella specie, del reato di violenza sessuale) che redige una dichiarazione a falsa firma della vittima contenente la ritrattazione delle accuse a suo carico e la recapita nella cassetta delle lettere del suo difensore, risultando ampiamente prevedibile la successiva trasmissione del documento dall’avvocato all’autorità giudiziaria, anche in forza delle disposizioni che regolano il mandato difensivo“.

Cass., sent. n. 26177 del 23.06.2009: “la spontanea “ritrattazione” della denuncia non esclude la punibilità del reato di calunnia, integrando un “post factum” irrilevante rispetto all’avvenuto perfezionamento del reato, eventualmente valutabile quale circostanza attenuante ai sensi dell’art. 62 n. 6 cod. pen., purché effettuata prima che l’autorità giudiziaria acquisisca la prova della falsità dell’incolpazione“.

Cass., sent. n. 16161/2011 del 07.04.2011: “Integra il delitto di calunnia la condotta di colui che predisponga maliziosamente quanto occorre perché taluno possa essere incriminato di un determinato reato, qualora a seguito di tale comportamento venga sporta denunzia all’autorità giudiziaria da un altro soggetto tenuto a farlo“.

Cass., sent. n. 17992/2007 del 02.04.2007: “In tema di calunnia, perché si realizzi il dolo è necessario che colui che falsamente accusa un’altra persona di un reato abbia la certezza dell’innocenza dell’incolpato, in quanto l’erronea convinzione della colpevolezza della persona accusata esclude l’elemento soggettivo, da ritenere integrato solo nel caso in cui sussista una esatta corrispondenza tra momento rappresentativo (sicura conoscenza della non colpevolezza dell’accusato) e momento volitivo (intenzionalità dell’incolpazione)“.

Cass., sent. n. 18082/2011 del 19.04.2011: “E’ configurabile il concorso tra il delitto di calunnia e quello di favoreggiamento personale nella condotta di colui che accusi falsamente taluno di aver commesso un reato al fine di sviare le indagini dal vero autore dello stesso“.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI