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Come controquerelare per calunnia

4 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 ottobre 2017



La calunnia implica la certezza dell’innocenza dell’accusato: quindi, nel caso di erronea convinzione di colpevolezza, non si rischia una denuncia per calunnia.

Il reato di calunnia incrimina tutte le condotte che possono indurre ad intraprendere un procedimento penale contro un innocente. La figura delittuosa tutela due interessi distinti: da un lato, quello del calunniato, ingiustamente accusato di un fatto costituente reato; dall’altro, quello dello Stato, costretto a mettere in moto la pesante e costosa macchina della giustizia per perseguire un’incriminazione inventata. Per questo motivo si dice che la calunnia è reato plurioffensivo, cioè che attenta contemporaneamente a più beni giuridici diversi: in questo caso, la libertà dei cittadini e la corretta amministrazione della giustizia.

La calunnia

Il codice penale [1] punisce con la reclusione da due a sei anni chiunque accusa di un reato una persona che sa, invece, essere innocente, ovvero simula a danno di questi tracce di un reato. La pena è aumentata se si incolpa taluno di un reato per il quale la legge stabilisce pene detentive particolarmente severe o se dal fatto deriva la condanna alla reclusione per l’accusato. La pena è invece diminuita se la simulazione concerne un fatto preveduto dalla legge come contravvenzione (cioè come reato di minor allarme sociale).

Il codice penale prevede due diversi tipi di calunnia: quella diretta o formale e quella indiretta o materiale. La prima si attua attraverso la denuncia dell’innocente: per denuncia si intende, in senso ampio, l’informazione fornita all’autorità giudiziaria, senza particolari formalità. La denuncia, pur se consistente in una falsa accusa, deve essere dettagliata: deve, cioè, contenere tutti gli estremi utili per perseguire un delitto, e quindi indicare non solo il fatto materiale, ma anche l’elemento soggettivo (dolo o colpa) e l’assenza di cause di giustificazione (ad esempio, della legittima difesa). La calunnia materiale consiste, invece, nel simulare le tracce di un reato ponendole a carico di taluno che si sa innocente. A differenza della calunnia formale o diretta, quella materiale presuppone una vera e propria macchinazione ai danni del povero accusato. Solitamente, la messa in scena posta in essere dal calunniatore consiste nel collocare oggetti indizianti presso il calunniato (ad esempio un’arma).

L’elemento soggettivo

Per comprender la portata del reato e capire quando si può essere querelati per calunnia, occorre focalizzare l’attenzione sull’elemento soggettivo del reato. La calunnia è punita a titolo di dolo: è necessaria, cioè, la precisa intenzione di attribuire la commissione di un reato ad un innocente. La volontà colpevole, dunque, ricomprende due elementi: l’incolpazione e la piena consapevolezza dell’innocenza dell’incolpato [2]. Da ciò discendono alcune conseguenze, conseguenze che sono la risposta al quesito posto alla base di questo articolo: come (e quando) controquerelare per calunnia. Innanzitutto, va detto che l’errore sul fatto attribuito oppure sull’innocenza dell’accusato esclude il reato (ad esempio, Tizio denuncia Caio di furto credendo di averlo visto commettere il fatto; in realtà durante il processo si scopre che l’autore del furto era  Sempronio. In questo caso, pur avendo intrapreso un procedimento contro un innocente, Tizio non rischia una denuncia per calunnia da parte di Caio perché aveva denunciato quest’ultimo in buona fede).

Non v’è volontà colpevole, quindi, se l’accusatore ritiene per errore che l’incolpato sia responsabile del fatto attribuitogli; alla stessa maniera, difetta il dolo se l’incolpante dubiti ragionevolmente dell’innocenza dell’accusato. Secondo la Corte di Cassazione, ai fini della prova del dolo non è sufficiente la falsità della denuncia, occorrendo, invece, la dimostrazione che il denunciante abbia avuto la certezza dell’innocenza del denunciato, in quanto il mero errore o il semplice dubbio sulla colpevolezza di quest’ultimo esclude la presenza dell’elemento soggettivo. Ugualmente, non si incorrerà nel delitto di calunnia nel caso di cattiva o falsa interpretazione di una norma (ad esempio, si accusa taluno di un fatto che ha commesso, ignorando che la condotta segnalata alle autorità, in realtà, non costituisce reato). Riassumendo in parole semplici, perché si abbia calunnia è necessaria la certezza dell’innocenza dell’accusato; in tutti gli altri casi (quando, ad esempio, ci si trovi in errore sul fatto costituente reato o sull’autore, oppure si ha un dubbio ragionevole sull’innocenza di questi) il delitto di calunnia non si integrerà e non vi sarà nessun rischio di essere denunciati per calunnia.

Il dolo è identico sia nel caso di calunnia formale che di calunnia materiale: in entrambe le condotte occorre, da un lato, che il soggetto agente sia a conoscenza della innocenza dell’incolpato e, dall’altro, che la sua condotta sia idonea a far sorgere un procedimento penale [4].

Certo, non è sempre agevole dimostrare che il calunniatore sia a conoscenza dell’effettiva innocenza dell’incolpato. A tal proposito, la Corte di Cassazione ritiene che la consapevolezza da parte del denunciante dell’innocenza del calunniato si possa evincere dalle concrete circostanze e dalle modalità esecutive dell’azione delittuosa [5]. Si tratta di procedimento logico deduttivo da effettuare con la dovuta cautela, al fine di non incorrere nel rischio di incriminare di calunnia colui che, denunciando il fatto, era invece in buona fede.

Una denuncia/querela per calunnia può essere sporta solamente se l’accusatore è in totale malafede, cioè è consapevole della falsità dell’accusa e, di conseguenza, dell’innocenza della persona incolpata.

note

[1] Art. 368 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 34173/2014 del  01.08.2014.

[3] Cass., sent. n. 8976/2010 del 05.03.2010; Cass., sent. n. 34821 del 08.09.2009.

[4] Cass., sent. N. 30852/2014 del 11 luglio 2014.

[5] Cass., sent. N. 32801/2012 del 21.08.2012.


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