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Come farsi restituire dal coniuge i prelievi dal conto cointestato

22 agosto 2017


Come farsi restituire dal coniuge i prelievi dal conto cointestato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 agosto 2017



Conto corrente cointestato: restituzione somme prelevate dal coniuge una volta intervenuta la crisi.

Quante volte il conto corrente cointestato a entrambi i coniugi è, in realtà, alimentato solo dai redditi di uno dei due perché, ad esempio, vi riceve mensilmente l’accredito dello stipendio. Si pensi al caso del marito che decida di intestare anche alla moglie il proprio conto per consentire a quest’ultima di prelevare più facilmente le somme necessarie alla spesa quotidiana e al ménage domestico. In tali ipotesi è vero che i soldi in banca sono, formalmente, di proprietà di tutti e due i coniugi, ma è anche vero che, dal punto di vista sostanziale, il conto è solo di uno dei due perché è lui il vero artefice dei depositi.

Immaginiamo, a questo punto, che succeda il “patatrac”: la coppia va in crisi e lei – cointestataria del conto, ma disoccupata – inizia a prelevare una serie di somme, un po’ per tenersi del contante da parte, un po’ per fare delle spese personali, un po’ per depositare dei soldi su un altro conto. Il marito può farsi restituire dal coniuge i prelievi dal conto cointestato? La risposta è affermativa e le modalità per ottenere il rimborso dei «prelievi non autorizzati» sono state più volte suggerite dalla Cassazione. Da ultimo, sul tema, è tornato il Tribunale di Roma [1].

Secondo i giudici è vero che non c’è alcun obbligo di restituire le somme prelevate dal conto cointestato se impiegate per il mantenimento di famiglia e figli, ma qualora i prelievi siano eseguiti per spese personali e quando ormai la coppia è in crisi, il coniuge è tenuto al rimborso. Condizioni quindi per ottenere la restituzione dal coniuge dei prelievi non autorizzati dal conto corrente sono due:

  • che il prelievo sia avvenuto per far fronte a interessi personali;
  • che il prelievo sia avvenuto quando già la coppia era in crisi e il legame già compromesso: questo elemento evidenzia infatti la malafede del coniuge cointestatario solo formalmente del conto.

Se ricorrono tali presupposti sussiste l’obbligo di rimborso a carico del coniuge che ha prelevato arbitrariamente le somme dal conto comune.

Ma qual è la legge che impone, al coniuge cointestatario del conto, la restituzione dei prelievi non autorizzati? Lo si intuisce – si legge nella sentenza in commento – dal codice civile [2]; esso stabilisce che «sono escluse dall’obbligo restitutorio in favore della comunione legale le somme prelevate dal coniuge dal patrimonio comune qualora impiegate per le spese necessarie al mantenimento della famiglia e per l’istruzione e l’educazione dei figli e di ogni obbligazione contratta dai coniugi, anche separatamente, nell’interesse della famiglia.

Vediamo ora come fare, materialmente, ad ottenere dal coniuge la restituzione dei prelievi dal conto cointestato. Il titolare effettivo del conto deve ovviamente far causa all’altro e dimostrare, tramite gli estratti conto, che il deposito è costituito unicamente dai propri redditi (ad esempio, dal pagamento degli stipendi mensili). Spetta all’altro coniuge dimostrare che i soldi prelevati sono serviti per necessità familiari.

note

[1] Trib. Roma, sent. n. 11451/17.

[2] Art. 191 cod. civ.

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