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Cambio vestito in saldo negato: cosa fare?

22 agosto 2017


Cambio vestito in saldo negato: cosa fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 agosto 2017



Dopo aver acquistato un capo di abbigliamento ai saldi non è diritto dell’acquirente ottenere il cambio se insoddisfatto, ma resta la garanzia per eventuali difetti.

Hai aspettato a lungo in attesa degli agognati saldi, sperando di riuscire a trovare il vestito dei tuoi sogni, quello che completa il tuo guardaroba o che semplicemente ti “svolta” la serata. Magari hai fatto l’acquisto a fine stagione, nella speranza di poter indossare il capo firmato l’anno successivo (linea permettendo). Lo hai provato in tutta fretta al negozio e, forse perché distratta o perché andavi di fretta, lo hai acquistato con una certa impulsività. Ma solo a casa, a mente fredda, ti sei accorta che qualcosa non va: il vestito è troppo stretto, presenta una scucitura, c’è un lato dove il colore è stinto, la lampo è difettosa, la qualità è molto più scadente di quella che ti era apparsa in camerino. Torni, dopo qualche giorno, al negozio per ottenere la sostituzione, ma lì trovi il classico cartello «la merce acquistata in saldo non si cambia». È legale? Cosa prevede la legge che tutela i consumatori? Che fare se il cambio del vestito in saldo viene negato? Cerchiamo di chiarire la questione.

Se chiedi il cambio del vestito acquistato ai saldi è evidentemente per una di queste ragioni:

  • non sei più soddisfatto dell’acquisto perché non lo ritieni bello o utile come credevi;
  • l’abito, a ben vedere, non ti veste a pennello e fa qualche piega o è troppo stretto (o largo);
  • la qualità della stoffa o del tessuto non vale il prezzo che hai pagato, benché si tratti di una vendita scontata;
  • ci sono dei difetti (cosiddetti «vizi»): ad esempio una scucitura, un buco, una macchia, una perdita del colore, un bottone mancante, una cerniera difettosa che non chiude bene.

Solo nell’ultimo caso la legge tutela il consumatore. Negli altri, invece, l’acquirente incauto non può che prendersela con sé stesso e con la sua fretta. Infatti, è consentito recedere da un acquisto ritenuto non più corrispondente ai propri gusti soggettivi (cosiddetto diritto di ripensamento) solo se la vendita è avvenuta fuori dai «locali commerciali»: ad esempio, una televendita, l’acquisto su internet o su corrispondenza. In tal caso, il compratore deve comunicare al venditore la sua intenzione di recedere dall’acquisto entro 14 giorni, restituendo il prodotto. Invece, nel caso di vendita al negozio – con o senza saldi – non è mai possibile restituire il vestito se questo non piace più o non viene ritenuto, a un più attento esame, corrispondente alle proprie aspettative. Dunque il venditore può rifiutare il cambio del vestito se questo è integro e non presenta difetti, ma è solo l’acquirente che ha cambiato idea.

Lo stesso dicasi se l’acquisto è servito per un regalo e al beneficiario del dono non piace l’abito o lo ha già o lo preferisce di un diverso colore o di una misura differente. Anche in tale ipotesi, quest’ultimo non può pretendere il cambio del vestito ai saldi: se l’ottiene è solo per concessione del venditore.

In buona sostanza l’unico caso in cui la legge accorda tutela al consumatore è se il vestito comprato ai saldi è difettoso (ma ciò vale anche per i capi acquistati a “prezzo pieno”). La legge impone la garanzia obbligatoria per difetti di produzione che viene accordata per due anni dall’acquisto. Tenuto alla garanzia è il venditore, anche se il difetto dipende dalla casa produttrice. In altri termini il negoziante non può scaricare la patata bollente sul proprio fornitore e invitare il cliente a spedire il capo all’azienda madre. Il venditore, quindi, non può negare il cambio del vestito solo perché acquistato ai saldi.

La garanzia consiste – a richiesta dell’acquirente – nella sostituzione del vestito con un altro capo o nella riparazione di quello difettoso (entro un congruo termine); se né l’una né l’altra scelta è possibile, il consumatore ha diritto a una parziale restituzione della somma spesa o, nel caso di vizi più gravi, alla totale restituzione del prezzo pagato.

Se il difetto si presenta nei primi sei mesi, l’acquirente deve semplicemente dimostrare l’esistenza del difetto stesso; se invece si presenta dopo, egli deve dare prova che il difetto esisteva già al momento dell’acquisto del vestito e non è invece una conseguenza del suo cattivo uso.

Altro aspetto importante è la prova del difetto. Per ottenere la sostituzione di un vestito acquistato ai saldi non è necessario esibire lo scontrino come prova di acquisto, avendo quest’ultimo solo un valore fiscale. La prova della vendita – stabilisce la legge – può essere fornita in qualsiasi altro modo, anche con testimoni o con l’estratto della carta di credito o del conto corrente bancario (se il pagamento è avvenuto con bancomat o assegno). Il negozio che subordini la garanzia alla conservazione dello scontrino o all’imballaggio commette un abuso e l’acquirente ha comunque diritto al cambio.

Per ottenere la garanzia è necessario che l’acquirente comunichi al venditore il difetto del vestito entro 2 mesi dalla data in cui lo ha scoperto. Se però il venditore ha nascosto tale difetto o lo ha riconosciuto, tale termine non vale più e si può far valere la garanzia sempre (purché nell’arco dei due anni).

Che fare se il negoziante nega il cambio del vestito acquistato ai saldi? Si deve andare dal giudice di pace e intraprendere una causa che, per cifre molto basse, potrebbe essere poco conveniente, tenuto anche conto del fatto che, prima del giudizio, è necessario avviare una mediazione obbligatoria, ossia un tentativo di accordo presso uno degli organismi autorizzati.

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