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Lo sai che? Proroga del lavoratore stagionale dopo l’estate

Lo sai che? Pubblicato il 23 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 agosto 2017

Il datore di lavoro può prorogare il contratto di lavoro stagionale anche se l’estate è finita?

 

Ho necessità di prolungare sino a ottobre il contratto di lavoro di un mio dipendente stagionale: posso essere sanzionato per questo?

Il contratto di lavoro stagionale è utilizzato per attività cicliche, che si svolgono in determinati periodi dell’anno. Tuttavia, non esistono limiti che impongono all’azienda di assumere il lavoratore in mesi specifici, in quanto le esigenze possono variare a seconda dell’attività svolta. Pensiamo, ad esempio, al settore agricolo, nel quale la maggiore richiesta di manodopera varia a seconda della coltivazione, quindi può verificarsi la necessità di nuove assunzioni in qualsiasi mese dell’anno.

Anche nel settore turistico le esigenze possono variare, ad esempio per l’organizzazione di eventi e manifestazioni che comportano un maggior afflusso di clienti al di fuori dei mesi estivi: alcune regioni, addirittura, concedono periodicamente dei contributi alle aziende del settore turismo che decidono di “allungare la stagione” confermando in servizio i lavoratori sino al mese di ottobre (si pensi al bando Lunga estate della regione Sradegna).

Peraltro, Il lavoro stagionale, pur ricalcando la disciplina del contratto a termine, rispetto al lavoro a tempo determinato “generico” presenta diverse particolarità, che rendono il contratto più elastico e con meno vincoli. Vediamo allora le speciali caratteristiche del lavoro stagionale per capire quando si può ricorrere a questo tipo di contratto e quali sono i suoi limiti.

Maggiore flessibilità del lavoro stagionale rispetto al contratto a termine

Il contratto stagionale non ha un limite di durata massima complessiva del rapporto di lavoro, che invece è pari a 36 mesi per gli ordinari contratti a termine. Inoltre non è soggetto al periodo di pausa tra un contratto e l’altro (nel lavoro a termine si devono attendere 10 o 20 giorni tra un contratto e l’altro, a seconda della durata del contratto precedente, inferiore o meno ai 6 mesi), né a limiti nel numero dei lavoratori che un’azienda può assumere, né ai contributi aggiuntivi per la disoccupazione previsti per ogni lavoratore a termine.

Quali sono le attività di lavoro stagionale

Per attività stagionali si intendono, generalmente, le prestazioni svolte in modo ciclico, cioè legate a uno specifico periodo (o a più periodi)dell’anno (ad esempio tutte le estati o tutti gli inverni).

Le attività stagionali sono elencate in un noto decreto del 1963 [1], che dovrà essere sostituito, secondo il Codice dei contratti [2], da un decreto del Ministero del lavoro da emanarsi a breve; le attività stagionali, comunque, non sono solo quelle elencate dal decreto, ma sono indicate anche all’interno dei contratti collettivi, che lasciano spazio a lavori stagionali molto diversi rispetto a quelli tradizionalmente svolti nel turismo, nell’agricoltura o nel commercio.

Tra le attività stagionali “storiche” il decreto elenca diverse attività del settore dell’agricoltura e dell’allevamento, ma anche attività turistiche e commerciali, come fiere ed esposizioni, o attività peculiari svolte in particolari periodi dell’anno (ripetizioni estive, conduzioni di caldaie…).

Durata massima del lavoro stagionale

Come anticipato, non esiste un limite di durata del contratto di lavoro stagionale: per i lavoratori stagionali, difatti, non deve essere applicato il tetto massimo complessivo valido per il rapporto a tempo determinato, pari a 36 mesi (superato tale limite, eccetto casi particolari, il rapporto si intende a tempo indeterminato). Lo stabilisce il Codice dei contratti [3], riferendosi sia alle attività stagionali elencate dal decreto, che a quelle regolamentate dai contratti collettivi.

Per contratti collettivi, il Codice intende:

  • i contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale;
  • i contratti collettivi aziendali stipulati dalle loro rappresentanze sindacali aziendali o dalla rappresentanza sindacale unitaria.

Numero massimo di lavoratori stagionali

Secondo il Codice dei contratti, non deve essere applicato ai lavoratori stagionali il limite numerico, pari al 20% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1°gennaio dell’anno di assunzione; non devono essere applicati nemmeno i diversi limiti stabiliti per il lavoro stagionale dai singoli contratti collettivi.

Le esigenze legate alla stagionalità, difatti, non si concilierebbero col limite numerico alle assunzioni, pertanto una barriera simile renderebbe impossibile, o eccessivamente oneroso, lo svolgimento dell’attività.

Pausa tra un contratto stagionale e l’altro

Al lavoro stagionale, come anticipato, non si deve nemmeno applicare il cosiddetto periodo “cuscinetto” tra un contratto e l’altro, come avviene per l’ordinario contratto a termine. Il periodo di pausa previsto, o di “stop and go”, pari a 10 giorni per i contratti di durata minore di 6 mesi ed a 20 giorni per quelli di durata maggiore, non è dunque necessario per gli impieghi stagionali.

Di conseguenza, se tra un contratto stagionale e l’altro passano meno di 10 o 20 giorni, non si verifica la trasformazione del contratto a tempo indeterminato.

Al lavoro stagionale si applica, invece, il numero massimo di proroghe del contratto che possono essere effettuate, pari a 5 in 3 anni (36 mesi) continuativi.

Insomma, in base a quanto abbiamo visto, il contratto di lavoro stagionale risulta notevolmente più flessibile rispetto all’ordinario lavoro a termine: nessun problema, dunque, nel caso in cui il datore di lavoro voglia mantenere in servizio il dipendente qualche mese in più.

note

[1] Dpr n. 1525 del 07.10.1963.

[2] D.lgs 81/2015.

[3] Art. 21, Co.2, D.lgs 81/2015.


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