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Bucare il pallone ai bambini non sempre è reato

23 Agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Agosto 2017



Il condòmino che buca il pallone ai ragazzi che giocano nel cortile non sempre commette un reato: vediamo cosa dice la Cassazione.

Nei condomini uno dei problemi più importanti è il rumore generato da chi non rispetta le regole della vita in comune: queste situazioni determinano spesso discussioni, liti ed a volte purtroppo anche atti classificabili come illeciti, sia civili che penali.

Uno degli episodi più frequenti è quello in cui i bambini che abitano nel condominio giocano a pallone negli spazi comuni: in questi casi sono elevati il rumore ed il disturbo per gli altri condòmini, in particolar modo quando il gioco del pallone avviene nelle ore destinate al riposo ed alla quiete.

L’esasperazione in questi casi può causare degli episodi poco piacevoli, come quello in cui – passando dalle parole ai fatti – un condòmino esasperato dal rumore scende nel cortile dove i bambini giocano e buca loro il pallone.

La condotta è sicuramente censurabile, perché avere ragione non legittima a farsi giustizia da sé: tuttavia, secondo la Cassazione, non sempre bucare il pallone dei bambini che giocano e rumoreggiano costituisce reato.

Vediamo cosa dicono i giudici in merito a chi buca il pallone dei bambini rumorosi.

Bucare il pallone: quando è violenza privata

Nel contesto della legge penale, la condotta del condòmino che buca il pallone dei bambini che giocano potrebbe essere in astratto considerata un reato di violenza privata [1]: questo reato ricorre, infatti, quando una persona, usando violenza o minacciando un’altra persona, la costringe a tenere un comportamento, oppure a non tenere una certa condotta oppure ancora a tollerare un determinato fatto.

In effetti, all’apparenza, chi scende dal proprio appartamento, prende il pallone con cui i bambini giocano e lo buca sembra costringere i bambini stessi a non tenere una data condotta che loro vorrebbero invece tenere: cioè, l’adulto bucando il pallone pare costringerli con metodi violenti a non giocare a più a calcio negli spazi condominiali e sotto le finestre delle abitazioni.

Tuttavia, dice la Cassazione [2], per poter considerare la condotta di chi buca il pallone dei bambini una vera e propria violenza privata sanzionabile penalmente, è necessario che la violenza che si esercita bucando il pallone stesso sia così forte e grave da limitare notevolmente la libertà dei bambini che col pallone giocavano.

La violenza insita nel bucare il pallone, quindi, secondo i giudici deve avere il fine di incidere sulla formazione della volontà dei bambini e sul loro comportamento successivo, e deve essere esercitata col fine di diminuire la possibilità dei bambini stessi di muoversi e comportarsi liberamente secondo i loro interessi.

Quando queste condizioni non si realizzano, ad esempio perché i bambini una volta preso atto della rottura del pallone ne trovano un altro e ricominciano subito a giocare, mostrando di non essere per nulla intimoriti, oppure perché il fine di chi buca il pallone non è quello di incutere timore e limitare la altrui libertà, ma quello di far rispettare – sia pure con un po’ di eccesso – il regolamento condominiale, allora – dicono i giudici – non può sussistere il reato di violenza privata, proprio perché è evidente che la libertà dei bambini non è limitata.

Tuttavia, anche se il bucare il pallone ai bambini non costituisce sempre violenza privata, non si può escludere che la condotta dell’adulto che continuamente minaccia i ragazzi di togliergli lo strumento di gioco o di romperglielo possa costituire un atto persecutorio, come tale punibile [3].

note

[1] Art. 610 cod. pen.

[2] Cass. pen. sent. n. 1786/2017 del 16.01.2017.

[3] Art. 612 bis cod. pen.

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