HOME Articoli

Lo sai che? Come funzionano i buoni pasto aziendali?

Lo sai che? Pubblicato il 30 settembre 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 30 settembre 2017

Per i buoni pasto entreranno presto in vigore nuove regole. Vediamo cosa prevede la nuova normativa per utilizzarli al meglio.

Dal 10 settembre scorso i buoni pasto sono soggetti a nuove regole [1]. Vediamo che cosa prevedono e, più in generale, come funzionano i buoni pasto aziendali.

Buoni pasto: cosa prevedono le nuove regole?

Dal 10 settembre 2017, il dipendente pul cumulare, a differenza di quanto avveniva in passato, fino a otto buoni per volta per gli acquisti presso lo stesso esercizio commerciale. Rimane, invece, invariata la regola secondo cui non si possono usare per fare la spesa necessaria alla famiglia per la settimana. Ciò in quanto il buono pasto sostituisce solo la mensa giornaliera e può servire unicamente per acquistare il pasto della giornata, spendendone l’intero valore. In altre parole, se il buono non viene speso nel suo intero ammontare, non si può né pretendere la somma residua né pensare di poter utilizzare questo importo per acquistare il pasto il giorno successivo.

Il decreto del Mise stabilisce nuove regole in materia di cumulabilità e utilizzo dei buoni pasto per i lavoratori dipendenti

Buoni pasto: cosa sono?

I buoni pasto possono avere formato cartaceo [2] o elettronico [3] e permettono al lavoratore di sostituire il servizio mensa non previsto in azienda con un importo da spendere nei negozi convenzionati per la consumazione del pranzo. 

Buoni pasto: dove usarli?

Rispetto a qualche tempo fa sono aumentati i luoghi in cui i buoni pasto possono essere usati:

  • al supermercato;
  • dal droghiere;
  • al self service;
  • in pizzeria;
  • negli agriturismi;
  • negli ittiturismi;
  • nei mercatini;
  • negli spacci aziendali.

Ad erogare il servizio sostitutivo di mensa tramite i buoni pasto possono essere anche aziende che somministrano alimenti e bevande, che vendono al dettaglio alimenti, sia in sede fissa che su area pubblica (quindi anche chi opera in mercatini), chi vende al dettaglio nei locali di produzione e nei locali attigui, chi vende al dettaglio e per il consumo sul posto prodotti provenienti dai propri fondi. Per tutti vige l’obbligo di rispettare i requisiti igienico sanitari secondo quanto previsto dalla legge.

Buoni pasto: quando e come spenderli?

Se il buono sostituisce il servizio mensa non presente sul posto di lavoro, vuol dire che è strettamente collegato all’attività lavorativa. Ecco perché può essere usato solo nei giorni in cui il dipendente si trova in servizio e non, ad esempio, di sabato. E sempre per lo stesso motivo, non può essere speso per comprare prodotti che non siano di tipo alimentare, come creme, saponi, fazzoletti di carta, ecc.

I buoni pasto non sono né vendibili né cedibili né convertibili in denaro

Buoni pasto: chi ne ha diritto?

I buoni pasto spettano ai lavoratori subordinati, a tempo pieno o parziale, e ai lavoratori parasubordinati (si pensi alle collaborazioni coordinate e continuative). Il diritto sussiste anche se l’orario di lavoro non preveda una pausa per il pasto.

Buoni pasto: sono cedibili?

Il lavoratore non può regalare al collega i buoni pasto che non usa o cederli alla moglie per la spesa. Sono strettamente personali e non sono né vendibili né cedibili. Neppure si può pretendere di convertirli in denaro.

Buoni pasto: sono cumulabili?

Come detto, i buoni pasto possono essere cumulati fino a un massimo di otto per volta, nell’ambito della stessa spesa. Regola diversa, quindi, rispetto a quella in vigore: si legga Buoni pasto: da domani non più possibile cumularli per fare la spesa.

note

[1] Mise decr. n. 122 dello 07.06.2017.

[2] I buoni pasto in forma cartacea devono riportare: a) il codice fiscale o la ragione sociale del datore di lavoro; b) la ragione sociale e il codice fiscale della società di emissione; c) il valore facciale espresso in valuta corrente; d) il termine temporale di utilizzo; e) uno spazio riservato alla apposizione della data di utilizzo, della firma del titolare e del timbro dell’esercizio convenzionato presso il quale il buono pasto viene utilizzato; f) la dicitura «Il buono pasto non è cedibile, né cumulabile oltre il limite di otto buoni, ne’ commercializzabile o convertibile in denaro; può essere utilizzato solo se datato e sottoscritto dal titolare».

[3] Nei buoni pasto in forma elettronica: a) le indicazioni di cui alle lettere a), b), c) e d) del comma 2 sono associate elettronicamente ai medesimi in fase di memorizzazione sul relativo carnet elettronico; b) la data di utilizzo del buono pasto e i dati identificativi dell’esercizio convenzionato presso il quale il medesimo è utilizzato di cui alla lettera e) del comma 2, sono associati elettronicamente al buono pasto in fase di utilizzo; c) l’obbligo di firma del titolare del buono pasto è assolto associando, nei dati del buono pasto memorizzati sul relativo supporto informatico, un numero o un codice identificativo riconducibile al titolare stesso.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI