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Lo sai che? Medico curante: come si sceglie il medico di famiglia

Lo sai che? Pubblicato il 23 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 agosto 2017

Il medico di famiglia può essere scelto tra quelli inseriti in apposito elenco dell’Asl di appartenenza. Vediamo come. 

La figura del medico condotto (così definito prima dell’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale avvenuta nel 1978) riveste un ruolo chiave all’interno di ogni famiglia italiana. Vero punto di riferimento per ogni esigenza sanitaria, non è infrequente il caso in cui si decida di sostituire il precedente medico curante oppure, a causa del cambio di residenza, se ne debba scegliere uno nuovo. Vediamo come si sceglie il medico di famiglia.

L’elenco dei medici curanti

Il primo passo da compiere è quello di consultare gli elenchi dei medici convenzionati con il Servizio sanitario nazionale presso l’Asl di appartenenza. Alcuni distretti sanitari provvedono alla pubblicazione di tali elenchi sul proprio portale internet, rendendo così agevole la consultazione. Individuato il nominativo, la scelta dovrà essere effettuata recandosi presso il distretto (l’ufficio competente è quello “scelta e revoca”) muniti di certificato di residenza (o semplice autocertificazione), libretto e tessera sanitari. Da qualche anno la scelta del medico curante è stata resa più consapevole dall’obbligo, imposto alle Aziende sanitarie, di rendere pubblico il curriculum di ogni medico, gli orari dell’ambulatorio e le caratteristiche di ogni studio medico. Di conseguenza, ogni volta che bisognerà scegliere un medico di famiglia, si potrà fare affidamento su una conoscenza maggiormente qualificata del professionista che, in futuro, si occuperà della propria salute. È quasi superfluo ricordare che la scelta si rinnova tacitamente di anno in anno e che l’assistenza fornita dal medico di base è gratuita.

La residenza

L’Asl di appartenenza è quella del luogo ove si ha la residenza. È possibile, tuttavia, scegliere un medico di famiglia negli elenchi di un’Azienda sanitaria di altro distretto: si pensi a chi è fuori per studio o per lavoro e non abbia trasferito la residenza. In questo caso, è necessario seguire un iter un po’ più complicato. Innanzitutto, occorre chiedere alla propria Asl di appartenenza la cancellazione temporanea; successivamente, bisogna recarsi all’ufficio dell’Asl della città dove si abita muniti di documento di cancellazione, tessera sanitaria e documento di riconoscimento. A questa documentazione si aggiunge quella inerente ai motivi di scelta di un medico di distretto diverso: ad esempio, se si è fuori per lavoro, occorrerà presentare una copia del contratto di lavoro; se i motivi sono di studio, servirà dimostrare l’iscrizione ad una scuola o università. L’assegnazione così ottenuta ha durata annuale ed è rinnovabile.

Il pediatra

Per la scelta e l’assegnazione di un pediatra ad un neonato il procedimento è identico a quello illustrato per la scelta del medico di famiglia; solamente, bisognerà recarsi all’Asl muniti, oltre che di libretto sanitario e codice fiscale, del certificato di nascita. Si ricorda che la scelta del pediatra è obbligatoria per tutti i bambini fino ai sei anni; successivamente, i genitori possono scegliere di proseguire il rapporto con il pediatra fino a che il bambino non abbia compiuto 14 anni, oppure di affidarlo direttamente al medico di famiglia.

Nuovo medico di famiglia

La procedura del cambio del medico di famiglia precedentemente scelto avviene secondo le modalità di selezione sopra illustrate: bisognerà recarsi presso l’Ufficio scelta e revoca dell’Azienda sanitaria e presentare l’autocertificazione di residenza, il codice fiscale e la tessera sanitaria. In aggiunta, verrà chiesto di motivare la scelta del cambio. Nel caso in cui nel Comune di residenza presti servizio un unico medico di famiglia, la ricusazione è consentita solo in casi eccezionali valutati dal Comitato aziendale per la Medicina Generale.  Così come il medico curante può essere ricusato dal proprio paziente, alla stessa maniera il medico di famiglia può interrompere il rapporto con l’assistito. Pur trattandosi di ipotesi assai più rara della prima, se il rapporto di fiducia tra medico e paziente è stato gravemente compromesso, potrebbe essere il medico ad operare la rinuncia.


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