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I diritti di chi è ricoverato in ospedale

23 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 agosto 2017



Il diritto all’informazione, alle cure, alle visite, a una dieta adeguata, a essere o non essere dimesso. E i diritti di chi è ricoverato ed è ancora minorenne.

Già la situazione non è delle migliori: trovarsi ricoverato in un ospedale presuppone che c’è una malattia o un intervento chirurgico da subire. Il paziente, pertanto, ha bisogno di un ambiente e di un trattamento sanitario e umano che, per quanto possibile, riesca ad alleviare le sue sofferenze.

Spesso chi è ricoverato in ospedale (o i suoi pazienti) non osa più di tanto alzare la voce quando c’è qualcosa che non va durante la degenza. Le lamentele per le piccole cose sono inopportune, certo, ma è importante anche conoscere i diritti di chi è ricoverato in ospedale per capire quando quella lamentela è più che giusta, anzi doverosa.

Il diritto di chi è ricoverato all’informazione

Partiamo da un presupposto fondamentale: quello che per medici o infermieri può sembrare normale, rutinario o un problema di poco conto, per chi è ricoverato in ospedale può essere un elemento di disagio importante. Il personale sanitario è certamente abituato a vedere tante situazioni, spesso molto gravi. Ma il paziente, di norma, non frequenta assiduamente un ospedale. Molti problemi, apparentemente banali, si vivono con preoccupazione perché per il malato sono situazioni nuove, mai vissute. E ci va di mezzo la sua salute.

Ecco perché uno dei diritti di chi è ricoverato in ospedale è quello di essere informato sulle sue condizioni di salute. Nel modo più chiaro e comprensibile, il personale sanitario deve fornirgli ogni dettaglio sulla diagnosi, anche provvisoria, e la prognosi. In altre parole: che cos’ha, come si cura ed entro quando si prevede la guarigione.

Affinché questa informazione sia puntuale e precisa, primario e medici del reparto ospedaliero devono essere disponibili in orari stabiliti.

Tuttavia, è possibile che, per ragioni ben motivate, i medici ritengano inopportuno dire esattamente al paziente come stanno le cose. In questo caso, hanno il dovere di informare i familiari delegati dal paziente stesso a sapere tutto quello che c’è da sapere sulle condizioni del malato.

Chi è ricoverato in ospedale ha inoltre il diritto a:

  • ricevere le notizie necessarie per poter esprimere un consenso effettivamente informato, prima di essere sottoposto a terapie ed interventi, in relazione anche ai loro possibili rischi;
  • essere messo al corrente di eventuali indagini o trattamenti alternativi, anche se eseguibili presso altre strutture;
  • la riservatezza dei dati che riguardano la propria malattia.

Il diritto di chi è ricoverato all’assistenza

Chi è ricoverato in ospedale ha diritto ad essere assistito e curato con premura e attenzione, e ad essere rispettato nella propria dignità e nelle proprie convinzioni religiose.

Per un’assistenza migliore, chi è ricoverato in ospedale ha diritto a:

  • le informazioni specifiche sul reparto in cui si trova: nome del primario, del caposala, regole di convivenza, orari di visite e pasti, ecc.;
  • accesso (se le sue condizioni di salute lo consentono) a posto ristoro, edicola, sportello bancomat e custodia denaro, telefono, assistente sociale, assistenza infermieristica, riabilitazione funzionale, assistenza religiosa, servizio trasfusionale in caso di bisogno;
  • alimentazione adeguata alle sue condizioni di salute e, dietro prescrizione medica, anche a una dieta personalizzata al suo stato. I pasti devono essere serviti in vassoi personalizzati, che ne garantiscano l’igiene e la tenuta termica;
  • ricevere le visite di parenti e amici;
  • alla pulizia dei locali, del letto, del comodino, dell’armadietto;
  • al silenzio e alla tranquillità;
  • al rispetto della propria salute;
  • se in un ospedale pubblico in regime di Servizio sanitario nazionale, ha diritto all’assistenza gratuita da parte di medici e infermieri durante il ricovero e per le visite di controllo. In sostanza, al personale sanitario non deve essere pagato nulla. Semmai, per le visite successive, dovrà pagare il ticket se non ha diritto all’esenzione per patologia o per reddito.

Il diritto di chi è ricoverato ad essere dimesso

E’ sempre cosa buona e giusta seguire il consigli del medico, ma quando – per qualsiasi motivo – si vuole tornare a casa o andare in un’altra struttura ospedaliera, chi è ricoverato in ospedale ed è in grado di intendere e di volere ha il diritto di chiedere e di ottenere le dimissioni. Dovrà, comunque, firmare una dichiarazione in cui:

  • motivi la sua decisione;
  • si prenda eventuali responsabilità derivanti dal suo gesto contrario a quanto disposto dal personale sanitario.

In questa dichiarazione ci dovrà essere anche il parere contrario del primario alle dimissioni.

Tuttavia, anche se non d’accordo, il primario non può trattenere chi è ricoverato in ospedale contro la sua volontà: rischia un illecito penale che va dal reato di minaccia a quello di sequestro di persona.

Se il paziente non è in grado di intendere e di volere, la richiesta di dimissioni può essere fatta da genitori, tutori o curatori oppure da un parente (il coniuge, il figlio) che abbia in carico il malato.

Il diritto di chi è ricoverato a non essere dimesso

Viceversa, c’è chi trova le dimissioni dall’ospedale troppo precipitose e ritiene che qualche giorno in più in corsia sia opportuno per completare la guarigione. In questo caso, chi è ricoverato in ospedale ha il diritto di chiedere di non essere dimesso. Se viene, comunque, mandato via, le cose da fare sono due:

  • chiedere una lettera in cui vengano riportati nel modo più chiaro possibile la diagnosi, gli esami eseguiti, le cure in atto e quelle consigliate e la visita di controllo prevista;
  • portare questa lettera al medico di guardia e chiedere di essere ricoverato di nuovo. In pratica, avviare una nuova accettazione.

I diritti di chi è ricoverato ed è minorenne

Bambini o ragazzini sotto i 18 anni ricoverati in ospedale hanno il diritto di essere assistiti da uno dei genitori 24 ore al giorno. In questo caso, la struttura sanitaria deve:

  • agevolare la permanenza del genitore anche nelle ore notturne;
  • garantire al genitore, se lo volesse, i pasti in ospedale.

L’ospedale deve anche venire incontro alle esigenze affettive e ai bisogni espressivi del minorenne. Deve, quindi, mettere a disposizione del paziente strumenti e spazi per il gioco, anche con la collaborazione di associazioni di volontariato.

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Autore immagine: 123rf.com

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