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Lo sai che? Quando si può fatturare senza partita Iva?

Lo sai che? Pubblicato il 24 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 24 agosto 2017

Come documentare le prestazioni e i compensi dei lavoratori privi di partita Iva

Chi non è titolare di partita Iva può svolgere prestazioni di lavoro occasionale, la cui tracciabilità – anche ai fini fiscali – varia a seconda che si tratti di lavoro occasionale di tipo subordinato oppure autonomo.

Lavoro occasionale subordinato

Si tratta di un’attività lavorativa esercitata in maniera saltuaria e caratterizzata dalla subordinazione del lavoratore nei confronti del committente.

Da quest’anno la materia è disciplinata da due nuovi istituti giuridici in sostituzione dei contestati voucher: PrestO e il libretto di famiglia[1].

PrestO (che sta proprio per “Prestazione Occasionale”) è una formula contrattuale che può essere adottata a determinate condizioni.Vediamo quali sono.

Chi può utilizzare il contratto di lavoro occasionale?

  • Professionisti
  • Piccole imprese (in particolare, quelle che non abbiano più di cinque dipendenti con contratto a tempo indeterminato)
  • Imprese agricole, quando il prestatore d’opera sia a) pensionato di vecchiaia o di invalidità, b) soggetto con meno di 25 anni di età, iscritto a un corso di studi presso una scuola di qualsiasi ordine e grado oppure presso un’università; c) disoccupato che abbia espresso, al sistema informativo unitario delle politiche del lavoro, la propria disponibilità immediata a svolgere attività lavorative e a partecipare a interventi di politica attiva del lavoro [2]; c) soggetto che riceve prestazioni integrative del salario o reddito di inclusione o altre prestazioni a sostegno del reddito
  • Pubbliche amministrazioni, quando la prestazione occasionale si inserisce a) in programmi rivolti a soggetti in difficoltà (poveri, tossicodipendenti, disabili, detenuti, ecc.): b) in interventi di emergenza, connessi a calamità (anche naturali) improvvise; c) in attività di carattere solidaristico, svolte in collaborazione con enti pubblici o associazioni di volontariato; d) in manifestazioni sociali, sportive, culturali o caritative.

Limiti di utilizzo

Precisato che questo contratto non può essere adottato se il lavoratore (definito dalla legge anche “prestatore”) ha avuto negli ultimi sei mesi un rapporto di lavoro subordinato o una collaborazione coordinata e continuativa con il medesimo datore di lavoro, vediamo quali ne sono i limiti di utilizzo.

  • Il compenso annuo netto del lavoratore non può superare € 5.000, ma se è un pensionato, una persona con meno di 25 anni che sia anche studente scolastico o universitario, un disoccupato, un beneficiario di sussidi a sostegno del reddito, la soglia si alza a € 6.666
  • La retribuzione percepita dal singolo lavoratore in virtù del rapporto con lo stesso datore di lavoro non può superare € 2.500 annui
  • La durata della prestazione lavorativa non può eccedere 4 ore consecutive
  • La retribuzione giornaliera non può essere inferiore a € 36
  • Il singolo rapporto di lavoro non può svolgersi per più di 280 ore in un anno
  • La retribuzione oraria minima è di € 9, con l’eccezione del settore agricolo, per il quale si dovrà fare riferimento a quanto stabilito nel contratto collettivo di categoria

Modalità di pagamento

Il datore di lavoro (utilizzatore) e il prestatore devono registrarsi presso la piattaforma informatica Inps.

L’utilizzatore pagherà la retribuzione per la prestazione ricevuta tramite modello F24.

Sarà l’Inps, entro il giorno 15 del mese successivo alla prestazione, a versare l’importo dovuto al prestatore mediante accredito sul c/c bancario che lo stesso lavoratore avrà indicato all’atto della registrazione alla piattaforma informatica oppure, se privo di conto corrente, con bonifico domiciliato presso le poste.

Dunque, in relazione a questo tipo di rapporto lavorativo non va emessa né fattura, né ricevuta, in quanto sarà l’Inps a certificare – anche ai fini fiscali – la prestazione effettuata e il relativo compenso.

Obbligo di comunicazione

L’utilizzatore che voglia avvalersi del PrestO dovrà comunicare attraverso la piattaforma Inps i seguenti dati:

  • generalità del lavoratore
  • luogo di esecuzione e oggetto della prestazione
  • data, ora di inizio e di fine della prestazione
  • compenso concordato con il prestatore.

Il libretto di famiglia

Si tratta di un libretto nominativo prefinanziato contenente titoli di pagamento del valore nominale di € 10 ciascuno.

Può essere utilizzato, da parte di persone fisiche che non siano imprenditori né professionisti, per retribuire prestazioni di lavoro di durata non superiore a un’ora, rientranti nelle seguenti tipologie:

  • piccoli lavori domestici
  • assistenza domiciliare a bambini e ad anziani, ammalati, disabili
  • lezioni private.

Il libretto di famiglia può essere utilizzato a condizione che

  • i compensi complessivi percepiti dal singolo lavoratore e quelli erogati dal singolo datore di lavoro non superino € 5.000 annui
  • i compensi complessivi percepiti dal singolo lavoratore nei rapporti con lo stesso datore di lavoro non superino € 2.500 annui.

Anche per questa forma di rapporto lavorativo è prevista l’iscrizione dell’utilizzatore e del prestatore alla piattaforma gestita dall’Inps e le modalità di pagamento sono sostanzialmente quelle previste per il PrestO.

Il lavoro autonomo occasionale   

Anche in questo caso l’attività lavorativa è di tipo saltuario, dunque non è organizzata, né professionale.

Manca, invece, il carattere della subordinazione, pertanto le modalità di svolgimento della prestazione sono liberamente determinate dal lavoratore [3].

Il rapporto di lavoro con il singolo committente non può superare trenta giorni nell’arco dell’anno.

Il prestatore non è tenuto ad aprire partita Iva, a patto che i compensi complessivi da lui percepiti in virtù di queste forme di collaborazione non superino € 5.000 annui (in caso di superamento di tale limite, infatti, sarà costretto a iscriversi alla gestione separata Inps).

Per certificare la prestazione svolta e il compenso percepito il prestatore dovrà emettere una ricevuta contenente i seguenti dati:

  • generalità, residenza e codice fiscale del lavoratore autonomo
  • generalità, residenza e codice fiscale (o partita Iva) del committente
  • ritenuta d’acconto del 20% sul compenso (nel caso che il committente sia sostituto d’imposta, come nel caso, per esempio, di un condominio)
  • importo netto ricevuto
  • data e luogo
  • firma del lavoratore e del committente.

La ricevuta dovrà inoltre riportare la dicitura «Prestazione fuori campo IVA ai sensi dell’art. 5 del DPR 633/72».

Sul documento andrà apposta una marca da € 2 per compensi superiori a € 77,47.

note

[1] Art. 54 bis del decreto legge n. 50/2017.

[2] Art. 19 del decreto legislativo n. 150/2015.

[3] Art. 2222 c.c..


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5 Commenti

    1. La soglia di € 5.000 si riferisce al compenso totale annuo percepito dal lavoratore, a prescindere dal numero dei committenti.
      Invece, nel rapporto con il singolo datore di lavoro, il compenso totale percepito dal lavoratore non deve superare € 2.500 annui.

  1. Buongiorno, sono un illustratore e non ho ancora la partita IVA. Se dovessi trovare dei clienti esteri come devo comportarmi? Cambia qualcosa da quel che sopra è stato descritto?

    1. No, se il lavoro è fatto in Italia; cambia invece se è svolto all’estero, poichè dovrai seguire le leggi vigenti dove svolgerai il lavoro.

    2. Il soggetto estero non è considerato dalla legge italiana sostituto d’imposta, dunque non può versare la ritenuta d’acconto. Pertanto, la ricevuta per prestazione occasionale non dovrà riportare la ritenuta d’acconto e il compenso dovrà coincidere con il netto a pagare.

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