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Lo sai che? Euribor: che cos’è e come sta cambiando

Lo sai che? Pubblicato il 24 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 24 agosto 2017

Si cerca di cambiare il modo in cui si decide il tasso di riferimento per mutui ed investimenti: non più una piccola cerchia di banche ma dati reali di mercato.

E’ una di quelle parole che sentiamo spesso nelle pagine economiche dei telegiornali o che leggiamo sui quotidiani specializzati in economia e finanza. Qualche volta la si sente in banca, quando si va a chiedere un mutuo e, parlando delle rate, viene pronunciata senza che il cliente abbia ben chiaro di che cosa si tratta. Euribor, ecco la parola magica. Di che stiamo parlando? E come cambierà l’Euribor con la riforma prevista dall’Emmi, l’European Money Market Institute, cioè l’Istituto dei mercati monetari europei?

Che cos’è l’Euribor

L’Euribor (acronimo di Euro Inter Bank Offered Rate, cioè tasso interbancario di offerta in euro) è un tasso di riferimento, calcolato giornalmente, che indica il tasso di interesse medio delle transazioni finanziarie tra le principali banche europee.

A che cosa serve? Viene utilizzato come tasso medio applicato da primari istituti di credito per operazioni a termine effettuate sul mercato interbancario (con controparte altri primari istituti di credito) con scadenza una, due e tre settimane, e da uno a dodici mesi. L’Euribor varia solamente in funzione della durata del prestito e non dipende dall’ammontare del capitale.

L’Euribor, quindi, è il principale tasso del mercato monetario per calcolare le rate di un mutuo variabile o di un finanziamento. Un tasso che interessa quasi tre quarti delle famiglie italiani, impegnate nella restituzione di un mutuo variabile, e oltre il 90% delle aziende che hanno chiesto un finanziamento. Cifre molto elevate, che presuppongono un flusso di denaro altrettanto importante: dall’Euribor dipendono in Europa qualcosa come 180mila miliardi di euro, mille miliardi dei quali riconducibili ai mutui.

L’Euribor, però, è anche il principale parametro di riferimento per le obbligazioni a cedola variabile su cui hanno investito gli italiani. Parliamo di bond bancari, di Cct, di Bot.

Come cambierà l’Euribor

Come anticipato, l’Emmi sta cercando di varare entro fine anno una riforma dell’Euribor. Ma perché occorre cambiarlo? L’impressione nelle «stanze che contano» è che questo tasso sia inadeguato, poco affidabile, in quanto stabilito da un gruppo di appena 20 banche europee che si consultano ogni giorno per decidere in materia. Un sistema che le normative europee vorrebbero abolire entro la fine del 2019.

Esclusa una riforma basata sulle sole transazioni di mercato, che potrebbe portare ad un’eccessiva volatilità, l’Emmi sta valutando di introdurre uno strumento ibrido, cioè: che, da una parte, abbia come riferimento le transazioni di mercato quando siano appropriate e disponibili e, dall’altra, permetta l’utilizzo di altri dati quando quelle transazioni non diano quelle garanzie.

Le intenzioni dell’Emmi, dunque, sono quelle di definire entro la fine del 2017 il nuovo volto dell’Euribor, per renderlo pienamente operativo entro la fine del 2019. Nell’arco di questi due anni ci sarà una fase sperimentale e un’altra di consultazione per poi avere il via libero definitivo dalle autorità di garanzia competenti e dare il tempo necessario alle banche per adattarsi alla nuova formula.

Che cosa può cambiare per gli investitori

Se la riforma dell’Euribor sarà portata a termine come nelle intenzioni dell’Emmi, questo tasso non verrà più deciso dalla volontà di una cerchia ristretta di banche ma si baserà su prezzi reali di mercato, cioè sulle transazioni che davvero sono state eseguite, sul denaro dato in prestito a famiglie o ad aziende. Questo avrà delle conseguenze sui mutui ma anche sul mercato dei derivati e, a cascata, sul funzionamento delle tesorerie delle banche. Positive o negative? Il tempo lo dirà.

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Autore immagine: 123rf.com


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1 Commento

  1. Positive o negative?
    Questo è il mio parere!
    Tutte le banche per i mutui in corso prima del 2010 a tasso variabile non riescono ad incassare lo spred pienamente.
    Quindi non guadagnano quanto da loro auspicato/calcolato.
    Quindi questa revisione dell’indice serve a Garantire tali margini nel caso si vericasse nuovamente un ciclo di tasso negativo.
    In sostanza aumenteranno i costi per i mutuatari.
    Saluti

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