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Lo sai che? Pensione anticipata, meglio Opzione donna o Ape rosa?

Lo sai che? Pubblicato il 24 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 24 agosto 2017

Per le lavoratrici è più conveniente la proroga dell’opzione contributiva per le donne o la nuova Ape social rosa?

Uscire dal lavoro a 57 anni con una pensione più bassa, oppure uscire a 63 anni senza penalizzazioni: sono queste le due nuove proposte, attualmente al vaglio del Governo, in merito all’anticipo della pensione per le donne.

In particolare, la proroga dell’Opzione donna consentirebbe alle dipendenti l’uscita dal lavoro a 57 anni (a 58 anni se lavoratrici autonome), se in possesso di 35 anni di contributi, ma subendo il ricalcolo della pensione col sistema contributivo, piuttosto penalizzante; l’Ape rosa social consentirebbe invece soltanto ad alcune categorie di lavoratrici l’uscita anticipata dal lavoro, ma senza penalizzazioni, con un’età minima di 63 anni e con 27 o 33 anni di contributi (a seconda della categoria di appartenenza).

Entrambe le proposte sono finalizzate a valorizzare il lavoro di cura della famiglia svolto dalle donne, consentendo alle lavoratrici l’uscita anticipata dall’impiego nonostante la discontinuità della carriera.

Ma qual è, per le lavoratrici, la proposta più conveniente? Per capirlo, vediamo nel dettaglio in che cosa consistono le due misure.

Proroga opzione donna al 2018

Attualmente, possono fare domanda di pensione di anzianità con Opzione donna le lavoratrici che possiedono i seguenti requisiti:

  • 57 anni e 7 mesi di età compiuti entro il 31 luglio 2016, se lavoratrici dipendenti (58 anni e 7 mesi è invece il requisito di età valido per le lavoratrici autonome);
  • 35 anni di contributi accreditati al 31 dicembre 2015;
  • la pensione è liquidata in 18 mesi per le autonome e in 12 mesi per le dipendenti, a partire dalla data di maturazione dell’ultimo requisito (si tratta del cosiddetto periodo di finestra).

In cambio di questo consistente anticipo dell’uscita dal lavoro, la lavoratrice accetta il ricalcolo della pensione col sistema contributivo: si tratta di un metodo di calcolo bastato sui contributi effettivamente accreditati e non sugli ultimi stipendi, come il sistema retributivo. Per questo, nella generalità dei casi, il ricalcolo contributivo determina delle penalizzazioni sulla pensione abbastanza pesanti.

In base a quanto esposto, la proroga dell’Opzione donna al 2018 è sicuramente una proposta interessante in relazione all’età pensionabile, in quanto consente di uscire dal lavoro con un anticipo notevole, rispetto agli ordinari requisiti Fornero: dal 2018, difatti, l’età per la pensione di vecchiaia ordinaria, per le donne, sarà pari a 66 anni e 7 mesi. Parliamo dunque di 9 anni di anticipo per le dipendenti e 8 anni per le lavoratrici autonome.

Per contro, l’Opzione donna non è conveniente per quanto riguarda il calcolo dell’assegno, che subirebbe, a causa del sistema integralmente contributivo, consistenti decurtazioni.

Anche gli anni di contributi richiesti per ottenere il trattamento, 35, non sono pochi.

Ape rosa social

L’Ape rosa social, invece, consentirebbe alle donne appartenenti a determinate categorie di uscire dal lavoro a 63 anni, con un anticipo pensionistico pagato dallo Stato, quindi senza penalizzazioni sulla futura pensione, che verrebbe calcolata col sistema retributivo-misto.

Gli anni di contributi richiesti per l’Ape rosa sarebbero 27 per  le lavoratrici appartenenti alle seguenti categorie:

  • disoccupate di lungo corso;
  • caregiver;
  • invalide dal 74%.

Saranno invece necessari 33 anni di contributi per un’ulteriore categoria beneficiaria dell’Ape rosa sociale, le addette ai lavori faticosi e rischiosi.

Per conoscere, nel dettaglio, i requisiti che probabilmente saranno richiesti per l’Ape rosa, si veda: Ape rosa, nuovo anticipo pensionistico.

Opzione donna o Ape rosa?

Analizzati i requisiti necessari per accedere ai due trattamenti, non possiamo comunque affermare con certezza qual è il più conveniente, perché la convenienza dipende dalla situazione concreta in cui si trova la lavoratrice e dalle sue esigenze.

Dal punto di vista prettamente economico, è sicuramente più conveniente l’Ape rosa, perché non comporta delle penalizzazioni sull’assegno. Tuttavia, l’Ape rosa consente un anticipo dell’uscita dal lavoro massimo di 3 anni e 7 mesi, e non di 8 o 9 anni come l’Opzione donna. Inoltre, è limitata ad alcune categorie di lavoratrici e non è, quindi, una misura universale.

Di conseguenza, l’Opzione donna resta fondamentale per chi ha l’esigenza di pensionarsi il prima possibile. L’ideale sarebbe l’approvazione dell’Ape rosa assieme a quella della proroga dell’Opzione, ma in base alle risorse economiche disponibili questo appare molto improbabile.


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8 Commenti

  1. Ape rosa social per tutte le interessate. Per chi come me ha 34 anni di servizio e 54 anni di età……ha effettuato il lavoro di cura senza mai interrompere quello lavorativo…….pesantissimo…ma obbligatorio per non uscire dal mondo del lavoro……perché non sono sufficienti i 35 anni?

  2. HO 36 ANNI DI CONTRIBUTI E 59 ANNI DI ETA’.NON SONO RIENTRATA IN OPZIONE DONNA , IN QUANTO AL 31/12/2015 NON AVEVO ANCORA I 35 ANNI DI CONTRIBUTI, AD OGGI C’E’ QUALCHE SPERANZA PER UNA PENSIONE?
    F

  3. Mia moglie ha 62 anni di età e 36 anni di contributi, lavoro gravoso deve smettere perchè ha problemi con la schiena e una spalla non più operabile.Opzione donna i nostri politici non vogliono prorogarla , ape social non ci rientra bisogna essere al lavoro , ape volontaria scade al 31.12.2018. Ditemi vi sembra giusto che deve aspettare fino a 67 anni una donna che ha fatto lavoro in casa e in fabbrica e custodito marito e figli . Ma i sindacati dove sono?

  4. Ho 36 anni di contributi e 61 anni di età e devo smettere di lavorare per motivi di salute ,come posso andare in pensione ? Devo aspettare a 67 anni?

  5. Vogliamo l’opzione donna con carattere permanente (alla donna la facoltà di scelta se desidera pensionarsi con un importo più basso). Impopolare la scelta di non prorogarla

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